Alessandro Di Giacomo
pubblicato 6 anni fa in Storia

Avventure Polari: Umberto Nobile, l’impresa del Norge e la Tenda Rossa

parte seconda

Avventure Polari: Umberto Nobile, l’impresa del Norge e la Tenda Rossa

Il primo conflitto mondiale aveva posto un parziale freno alle grandi esplorazioni ma, alla fine della guerra, l’obiettivo di colmare i punti “vuoti” sulle carte geografiche era tornato in auge.
Roma, 1923. Il fascismo è, da ormai un anno, una consolidata realtà e Benito Mussolini vuole che il nome dell’Italia venga associato ad un grande evento esplorativo. In realtà però, per il nostro paese, era estremamente difficile riuscire ad entrare in un campo così esclusivo, per la poca esperienza e per i pochissimi punti d’interesse che dovevano essere ancora esplorati. Mussolini, ispirato dalla notizia che la conquista del Polo Nord di Robert Peary del 1909 era stata messa in discussione dalla comunità scientifica, decise di dare carta bianca a Umberto Nobile, un tenente colonnello del Genio Aeronautico Italiano. Nobile, un genio della fisica aerea, ingegnere laureato a pieni voti ed esperto navigatore, era convinto che i dirigibili potessero essere il mezzo giusto per raggiungere l’estremo Nord e, finanziato dal governo, aveva progettato un dirigibile, chiamato N1, con il quale era convinto di poter compiere questa impresa.

Appena un anno dopo, in Norvegia, Roald Amundsen, venuto a conoscenza della ormai non più certa scoperta del Polo Nord, e finanziato dal miliardario americano James Ellsworth, tentò di sorvolare il Polo Nord con idrovolanti Dornier di progettazione tedesca ma, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, non riuscì ad arrivare oltre gli 87° 44’ Nord. Tornato da questo sfortunato tentativo, Amundsen incontrò Umberto Nobile che, in viaggio per una consulenza, fece il possibile per convincere il norvegese a collaborare con lui e tentare la sorte a bordo dell’N1 che, nel frattempo, aveva già effettuato il suo volo inaugurale. Amundsen accettò la proposta e l’Aero Club Norvegese, desideroso di rimarcare la presenza della Norvegia nella spedizione italica, acquistò il dirigibile e sostenne parte delle spese, cambiandone il nome in Norge (Norvegia appunto). Il resto del finanziamento era diviso tra governo italiano e Lincoln Ellsworth, figlio di James che, in cambio, pretese di partecipare alla spedizione.
Il 10 aprile 1926, dall’aeroporto di Roma Ciampino, il Norge prese quota e iniziò la sua missione verso l’aeroporto inglese di Pulham Market, dove giunse il giorno seguente. Ripartì la mattina del 13, arrivò la sera stessa ad Oslo e il 15, dopo 1200 km in sole 17 ore, a Leningrado. Nella città sovietica, la spedizione si fermò in attesa di un miglioramento delle condizioni climatiche ma, nel frattempo, Amundsen ed Ellsworth si trasferirono alla tappa successiva per allestire al meglio gli hangar e con l’intento di recuperare il tempo perduto. La missione riprese il 5 maggio dalla base di Vadsø, in Norvegia, dove il dirigibile fece una sosta di 24 ore prima di partire per la tratta finale di 1300 km. Il 7 maggio , alle Isole Savalbard, si formò la squadra che avrebbe sorvolato il Polo: Nobile, Amundsen, Ellsworth, 8 norvegesi, 6 italiani, un meteorologo svedese e Titina, l’inseparabile cagnolina del comandante Nobile. Il 12 maggio, alle ore 01.30, il Norge sorvolò il Polo e le bandiere di Italia, Norvegia e Stati Uniti furono lanciate a terra prima di iniziare il viaggio di ritorno verso l’Alaska dove, a causa di un brusco atterraggio, il Norge subì gravi danni e fu smobilitato. Nonostante questa disavventura, la missione era stata completata con successo e i capi furono ricoperti di onori e gloria. Nobile, al suo rientro in Italia, fu accolto come un eroe da Mussolini che lo promosse al rango di Generale. Ma nessuno ama condividere la gloria e il sodalizio si tramutò in rivalità: Nobile e Amundsen iniziarono a contendersi i meriti; Nobile definì Amundsen un passeggero “esperto” mentre, di pronta risposta, il norvegese disse che Nobile era un semplice pilota e che la spedizione doveva essere considerata un suo successo. Umberto Nobile, ben prima che emergessero queste rivalità, stava comunque progettando una nuova spedizione nelle regioni artiche, per colmare i vuoti scientifici e cartografici che la spedizione appena conclusa non era riuscita a soddisfare e adesso, che i suoi meriti erano stati messi in discussione, partire nuovamente era il solo modo per riscattarsi di fronte al Mondo. Il piano immaginato prevedeva la costruzione di un dirigibile ben superiore al Norge ma non riuscì ad ottenere il credito richiesto per la ferrea opposizione di Italo Balbo, Segretario di Stato della Regia Aeronautica, che mal sopportava le idee di Nobile sullo strapotere dei dirigibili e che, da fascista della prima ora, non vedeva di buon occhio il comportamento discreto di Nobile in politica.

Nobile progettò allora un dirigibile gemello del Norge, che fu ribattezzato Italia, e dichiarò pubblicamente le sue intenzioni: le masse accolsero con entusiasmo la spedizione, Papa Pio XI in persona volle incontrare l’equipaggio e consegnò loro una croce d’oro benedetta. Tutto era pronto per la grande avventura, nonostante l’ostinazione di Balbo a non concedere quasi nulla di ciò che Nobile chiedeva (fu concessa solo la nave scorta Città di Milano, comandata dal Capitano Romagna).
La spedizione partì il 15 aprile 1928 da Milano e fece un percorso diverso rispetto a quella di 3 anni prima: dopo aver superato i valichi alpini, l’Italia sorvolò l’Austria, la Cecoslovacchia, la Germania e la Svezia, prima di giungere alla meta delle Isole Savalbard. Da qui, il dirigibile fece due esplorazioni diverse: la prima, durata tre giorni, partì il 15 maggio alla volta delle terre a Nord-Est delle Savalbard, dove furono effettuati importantissimi rilievi cartografici, rilevazioni ed una primaria esplorazione di terre sconosciute. La seconda esplorazione era quella diretta al Polo dove, dopo quasi venti ore di volo, il dirigibile arrivò alle 04.28 del 25 maggio e, dopo aver lanciato a terra la croce di Pio XI e la bandiera italiana, iniziò il viaggio di ritorno.

A viaggio quasi ultimato, la tragedia: il velivolo si trovò nel mezzo di una violenta tempesta che lo fece schiantare sulle bianche e desolate distese del Pack artico; la cabina di pilotaggio,con Nobile, Titina e nove uomini al suo interno, rimase bloccata a terra e fu strappata via dal resto del dirigibile che, alleggerito e con altri sei uomini a bordo, riprese rapidamente quota andandosi a schiantare ed esplodere lungo le pareti delle montagne poco distanti. Prima di schiantarsi, con fare eroico Ettore Arduino, uno degli uomini rimasti a bordo, lanciò verso la cabina squarciata dall’impatto, una radio, delle provviste e una tenda. Questa tenda, per essere avvistata, fu dipinta di rosso con l’anilina, una sostanza usata per i test scientifici compiuti al Polo e divenne il loro unico riparo per ben sette settimane! La radio lanciò l’ S.O.S e, dalla grande partecipazione di tutti i paesi dotati di mezzi utili, nacque la prima spedizione di soccorso internazionale durante la quale, mettendo da parte ogni dissidio, Roald Amundsen salì a bordo di un aereo francese per andare in aiuto dei dispersi: il norvegese volò senza sosta ma, purtroppo, per cause non ancora chiarite, il suo aereo precipitò, schiantandosi al suolo, e tutti coloro che erano a bordo morirono, andando ad ampliare le conseguenze della tragedia; fu così che, proprio dall’altra parte del globo, si spense la leggenda dell’uomo che aveva ingrandito le carte geografiche, il conquistatore del Polo Sud. L’unico paese a non collaborare fu proprio l’Italia: Italo Balbo aveva fatto il possibile per far apparire, agli occhi del Duce, Nobile come un cialtrone che aveva messo sotto i riflettori, in maniera tutt’altro che positiva, l’Italia stessa. Fu così che Mussolini diede l’ordine di recuperare Nobile e imprigionarlo, così da non danneggiare ulteriormente l’immagine del paese. Nobile fu riportato in Italia, costretto a dimettersi da ogni carica ottenuta e non gli fu permesso nemmeno di partecipare alle operazioni di salvataggio che furono ultimate grazie all’intervento della Marina Sovietica che, con il rompighiaccio Krasin, riuscì a raggiungere la Tenda Rossa. Umberto Nobile, tormentato dai sensi di colpa e umiliato dal suo governo, abbandonò l’Italia nel 1931 per andare a lavorare in Unione Sovietica e, successivamente, negli Stati Uniti. Tornerà solo nel 1943 per partecipare alla lotta di liberazione e, successivamente, farà parte, come deputato comunista, dell’Assemblea Costituente.

Bibliografia:

Felice Trojani, Roald Engelbert Amundsen. L’eroe dei ghiacci polari, Ugo Mursia Editore, 1971 (edizione 2018).
Felice Trojani, L’ultimo volo, Ugo Mursia Editore, Milano 2008 (IV edizione).
Ilaria Luzzana Caraci, Al di là di altrove. Storia della geografia e delle esplorazioni (versione con CD Rom), Ugo Mursia Editore, 2009.
Umberto Nobile, I classici dell’avventura di National Geographic: l’Italia al Polo Nord, White Star, Vercelli 2006.

 

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