Culturificio
pubblicato 4 anni fa in Letteratura

Atlantide in ogni luogo

il mito della città perduta

Atlantide in ogni luogo

Atlantide: isola leggendaria, luogo perfetto, così come viene descritta da Platone nel suo dialogo “Timeo” e nell’incompleto “Crizia”, con le torri d’avorio e i tetti d’oro della sua città, si staglia nel nostro immaginario alimentata da secoli di teorie e ricerche, rappresentazioni antiche e opere popolari.
Sarebbe riduttivo continuare a considerare questo luogo fantastico unicamente un bel brano uscito dalla penna del saggio ateniese. Fu certamente Platone il primo a scrivere di Atlantide, ed è soprattutto grazie alla sua opera se la memoria della città continuò a essere tramandata. Appare solo raramente in altri testi classici, e solo come rielaborazione del racconto di Platone, eppure il mito del continente sommerso è ricorrente e appartiene a civiltà e culture diverse per collocazione nel tempo e nello spazio.
È difficile ritenerla interamente elaborata come finzione letteraria dal filosofo, che di certo partì da una leggenda preesistente, nonostante sia stato lui ad attribuirle un nuovo significato simbolico sulla base dei propri ideali politici.
Ma l’importanza di Atlantide oggi va considerata da una prospettiva ben più ampia: non possiamo più semplicemente interrogarci sulla provenienza di questo mito. A prescindere dall’effettiva esistenza di questa civiltà siamo in dovere di spostare lo sguardo su tutto ciò che ne è scaturito.
La divisione tra coloro che la considerano unicamente frutto di fantasia e quanti ne affermano la realtà storica è tanto antica da poterla ricondurre agli stessi allievi di Platone. Oggi questo disaccordo continua a alimentare dibattiti, ricerche e teorie; in molti la identificano sulla base di prove materiali o empiriche, più o meno accettabili, con la Creta Minoica dell’età del bronzo, con l’America delle civiltà precolombiane, con la Groenlandia.
Atlantide in ogni luogo
il mito della città perduta

La “storia” platonica ispirò nell’antichità commenti, imitazioni e parodie, e forse persino un poema epico, ma una fioritura ancora maggiore di teorie e opere si deve alla sua riscoperta nel Rinascimento.
Quando si parla di isole e società ideali alla mente dell’uomo moderno emerge decisamente l’idea di Utopia, descritta da Tommaso Moro. E, certamente, in questa riecheggia Platone: la sua “Repubblica”, i suoi dialoghi, e anche la sua “utopia”: Atlantide è infatti una grande potenza economica e politica, un impero, una civiltà di sobri e virtuosi, devoti agli dei. Saranno la bramosia e la cupidigia degli abitanti ( e soprattutto dei governanti), una volta preso il sopravvento la natura umana, a determinare l’ira divina e a far si che la città sia distrutta per sempre.
Molti altri nomi illustri, tra i quali spiccano sicuramente quello di Francis Bacon e di Isaac Newton, sono legati a quello della civiltà sommersa in vari ambiti del sapere.
Più recentemente ha attirato la curiosità dei teorici del soprannaturale e del mistero, dopo essere stata oggetto di ricerche compiute dagli speculatori nazisti, ed è alla base di studi antropologici e sociologici riguardanti il mondo dell’antichità.

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Oggi la città perduta è ben presente nella nostra immaginazione grazie a numerosissimi racconti e richiami di letteratura e media. Risulta estremamente familiare grazie alla descrizione di Verne in “Ventimila leghe sotto i mari” e ne parlano in modo esaustivo molti altri autori, tra i quali anche Pierre Benoit e Arthur Conan Doyle. Un catalogo bibliografico, iniziato nel 1926 e lasciato incompleto, comprendeva più di 1700 titoli dedicati ad Atlantide, da allora numerosi altri libri si sono aggiunti all’elenco e oggi le stime parlano di diverse migliaia tra romanzi e saggi, senza contare richiami e citazioni in cui rimane tema secondario.

“L’uomo che l’ha sognata, l’ha anche fatta scomparire.” Afferma Aristotele, alludendo alla città unicamente come al frutto della fantasia del suo maestro. Ma alla distruzione “fisica” (reale o supposta) non si accompagna sicuramente una “sparizione”: non solo il ricordo di Atlantide sopravvive ma, facendo presa sull’immaginazione, riesce a avere un’ influenza maggiore di quella di qualsiasi altra opera del filosofo sulla cultura popolare: il contenuto i quelle poche pagine diventa “luogo comune”, noto a tutti.

È bene che Atlantide resti un mistero. È giusto che l’uomo, guardando l’oceano, si inquieti pensando ad un lontano e imperscrutabile regno inghiottito in un giorno e in una notte dalle acque e dal fuoco (…) Atlantide non è mai esistita! È in ogni luogo.

Pierre Benoit

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Articolo di Giulia Basili