Tonia Samela
pubblicato 4 anni fa in Everyday tips

Sulla Melanconia

Considerazioni semiserie sul fatto che ad Agosto manchi sempre qualcosa da fare

Sulla Melanconia

È sabato sera, sei sul divano, guardi distrattamente il cellulare; tra i tuoi contatti rimbalzano le informazioni, gli orari, gli impegni. La serata si prospetta interessante. Il problema è che a te non frega niente. È un po’ che dormi male. È un po’ che non ti piace più leggere o andare a ballare, almeno non così come prima. Fino alla fine temporeggi, procastini, eviti. Ti hanno detto che ti serve una ragazza, o almeno qualcuno con cui parlare. Tu fissi il soffitto e non sai che scusa inventare, perché alla fine anche ‘sto sabato non ti va di uscire.
Il primo a parlare di melanconia è stato Ippocrate. Il medico greco era convinto che la depressione fosse determinata da un eccesso di bile nera, un umore capace di “spegnere” i fuochi vitali dell’organismo, costringendolo a una immobilità progressiva, languente e disarmante.

In realtà, nel corso dei secoli, se ne sono dette tante sulla depressione.

Freud, ad esempio, la identificava come “una mancanza”, un lutto reale o immaginario determinato da qualcosa che si è perso. Il problema secondo lui stava nel fatto che alcune persone, in determinati periodi della loro vita, accusassero un vuoto dentro di sé a causa della perdita di un “oggetto pulsionale” -ovvero qualsiasi cosa possa 1334028915_sigmond froid100diventare importante per qualcuno-. La risposta a questa perdita, sempre secondo Freud, consisteva negli atteggiamenti tipici della melanconia: da un lato la sensazione di aridità interna, dall’altro il disinteresse nei confronti della realtà esterna, in terzo luogo la collera verso di sé.
La maggior parte delle volte, alcune ore dopo aver declinato l’ennesimo invito a uscire, può succedere infatti che, guardandoti allo specchio, tu possa considerarti un cretino. Ti accasci sul divano e ti condanni per non essere uscito. Inizi a pensare che è colpa tua in fondo se non riesci a divertirti; che forse sei strano tu, altrimenti non ti spieghi come mai gli altri sembrino così tanto felici sempre, mentre il tuo ultimo sorriso spontaneo risale al 1983.

Uno dei massimi studi sistematici sulla depressione è stata condotta da tale A.T. Beck. Beck ha studiato questa accidentalità umana da una prospettiva empirica. Innanzitutto, prima di darle una definizione, ha pensato a catalogare i sintomi più frequenti e a stabilirne classi di gravità. Successivamente ha tentato di comprendere la base cognitiva dei pensieracci che ti vengono in mente quando guardi il vuoto col bicchiere in mano e non ti accorgi della vita che brulica attorno a te, quando le battute non le ascolti e comunque non ti farebbero ridere (anzi, magari ti danno anche un po’ ai nervi, soprattutto se riguardano te).

tumblr_nf904zerk51sxodsao1_500Secondo Beck, alla base della depressione ci sono una serie di pensieri negativi che hai elaborato nel corso del tempo rispetto a te stesso, agli altri e al futuro. Il problema però è che questi pensieri sono diventati sempre più intrusivi, forti, ingombranti, tanto che ogni cosa che accade -o ti accade- sembra confermarli. Non sai più uscire dal labirinto e sei consapevole che a ogni passo falso che fai andrà sempre peggio; questa cosa ti fa perdere l’iniziativa e il piacere nel fare le cose che prima adoravi fare, quindi ti annoi, quindi non dormi, quindi di mattina non ti svegliano nemmeno le cannonate…sempre più veloce, sempre più giù. A lezione non sei reattivo e di conseguenza non rimorchi più nessuno con le battutine sagaci che ti hanno sempre aiutato a socializzare.

Il cane che si morde la coda, e tu sei troppo stanco per riuscire a fermarlo.
Il tuo corpo, ad esempio, è indolente, rallentato. Agisci lentamente, esattamente come lentamente pensi. Il mondo è pesante, il cuore e il respiro hanno difficoltà a regolarsi a seconda di quello che devi fare. Eppure prima ti veniva così naturale…

Nel corso del tempo sono stati elaborati numerosi protocolli di intervento per porre rimedio a questa patologia. Esistono miriadi di approcci e infiniti modi di trattare in maniera sana e razionale il problema.
Tuttavia è bene chiarire una cosa fondamentale:
la differenza tra malinconia e melanconia non sta solo in qualche vocale.
Se guardare il tramonto, spiare qualche foto dei social risalente a una vita fa o vedere con la coda dell’occhio un amico con cui non esci più ti fa star male, ebbene non sei depresso, sei umano; e a quel punto, se hai coraggio, fanne pensiero, monologo, poesia…sublimare quasi sicuramente ti aiuterà