Susanna Ralaima
pubblicato 6 mesi fa in Interviste \ Recensioni

“Ascesa e caduta del compagno Zylo” di Dritëro Agolli

una recensione e qualche domanda al traduttore Julian Zhara

“Ascesa e caduta del compagno Zylo” di Dritëro Agolli

Mi sono imbattuta in Ascesa e caduta del compagno Zylo in un locale di Tirana, dove era esposto in bella vista su un tavolino di un caffè letterario: l’ho preso e sfogliato, ma non era in vendita e per procacciarmelo ho dovuto aspettare il mio rientro in Italia, visto che ero rimasta molto incuriosita dalla quarta di copertina che richiamava le atmosfere di Gogol’, Kafka e Kundera. A ragione, dato che in questo romanzo si possono ritrovare personaggi al limite della farsa, una burocrazia labirintica e assurda, un’ironia tragica e a tratti malinconica che senz’altro riecheggiano i tre autori citati.

Pubblicato in Albania nel 1973, Ascesa e caduta del compagno Zylo è stato tradotto in italiano l’anno scorso da Julian Zhara direttamente dall’albanese per Bibliotheka, a differenza di altre opere dell’autore che spesso sono dovute passare dal tramite del francese.

Il lungo romanzo di Dritëro Agolli – scrittore novecentesco eclettico, poeta, traduttore e novelliere – è un’ampia satira dell’Albania sotto il dittatore comunista Enver Hoxha; stupisce il fatto che sia uscito quando Hoxha era ancora al potere, considerata la patina di ridicolo con cui vengono ammantati lo stato e i suoi funzionari. Come si legge in una nota sulla genesi del romanzo posta alla fine dell’edizione italiana Ascesa e caduta del compagno Zylo iniziò a essere pubblicato a puntate su una rivista nel 1972 – suscitando più di qualche indignazione e risentimento –, nonostante l’autore l’avesse scritto più che altro come divertissement da leggere in famiglia e tra gli amici.

Attraverso il punto di vista di Demka, un ex-giornalista ormai costretto a scrivere e riscrivere i discorsi e le relazioni dei vertici del partito, l’autore mette alla berlina tutto l’apparato burocratico albanese, scandagliato tra riunioni, scaramucce di potere e una dilagante ipocrisia. Osservato speciale è il carismatico, vanesio e spregiudicato funzionario Zylo, che in poco tempo grazie ai discorsi confezionati da Demka compie la sua ascesa politica, e raggiunge una fama quasi mitica, pur essendo un perfetto inetto. La sua rovinosa e inevitabile caduta del resto si può intravedere già dall’inizio, preannunciata dalla sua incredibile incapacità e dalla sua natura di fanfarone approfittatore.

Zylo, lavoratore all’apparenza zelante, è il sintomo più chiaro dell’ideologia mostruosa che lo ha generato e alla quale rimanda: pieno di parole che per di più non sono neanche le sue, privo di sostanza, aggrappato a una retorica che nasconde di fatto un vuoto esistenziale. Agolli ottiene un variegato effetto comico anche rappresentando le ossessioni ripetitive di gesti e frasi che non hanno alcun valore, di rituali e di rapporti consolidati in un mondo alienato dove conta la forma e non il contenuto.

Una leggenda, Demka! Quello che voglio dire è che io vengo dalle leggende. Ho cercato di cancellare e polverizzare questo fatto… L’ho persino colpita con un fucile carico di concetti: dialettica, azione, trasformazione, attivismo filosofico-scientifico… Ma niente! Le leggende da cui provengo mi hanno sempre seguito. E io rimango loro figlio. Tu mi scrivi le relazioni. Potrei scriverle io stesso. Ma le leggende da cui provengo non me lo permettono: “Lasciali scrivere a Demka” mi dicono. E io ti dico: “Scrivi le relazioni, Demka!”.

Il romanzo è diviso in tre parti, per un totale di venticinque capitoli che iniziano tutti allo stesso modo: Il compagno Zylo, seguito dall’azione, dallo stato d’animo, dall’evento del singolo momento. Demka, per la sua prosa brillante, viene subito cooptato e costretto a seguire Zylo in tutte le sue uscite pubbliche, così da potergli preparare l’ennesimo discorso grondante di retorica e politiche culturali per infiammare la folla. Demka affianca dunque Zylo nelle sue antieroiche imprese, in un ministero, in un remoto villaggio, sulla spiaggia, a teatro o addirittura in Congo per una missione diplomatica.

In questo rovesciamento comico in cui la spalla del protagonista è anche l’artefice del suo successo, un Cyrano di relazioni politiche, Agolli descrive ogni momento dell’attività di Zylo con un’incredibile ironia, mettendo a nudo la vacuità del potere e la sua radicale assurdità, creando dei personaggi grotteschi nelle loro ambizioni e nel loro desiderio di gloria. Ecco dunque Zylo attorniato dalla bella ed enigmatica Kleopatra, ecco dunque Zylo messo a confronto con il rivale serio e posato Aranit, ecco dunque Zylo ingolfato nel ruolo di padre di un prodigioso compositore, ecco dunque Zylo alle prese con il compagno Q., una delle figure più interessanti del romanzo. Denominato in maniera kafkiana sempre con la sola iniziale, è un’entità quasi astratta e inafferrabile che lavora in «un Ente ancora più importante» e che ha continue ricadute sulla vita del nostro perché con il suo arrivo, con una chiamata o un semplice saluto è in grado di stravolgere l’umore di Zylo. Ecco dunque Zylo una volta su tutte le furie, una volta sconsolato, che si rifugia nell’amicizia con Demka; il narratore non ha mai una posizione di condanna o di profondo biasimo nei confronti del compagno, ma lo considera un uomo a tratti da compatire, capace di una certa umanità, limitato ma in qualche modo sincero, forse perché anche lui è parte di quei rituali così ridicolizzati e quindi non può avere uno sguardo davvero obiettivo sul tutto. Ma in fondo neanche il lettore riesce a odiare Zylo e prova per lui un misto di tenerezza, pietà e, talvolta, di simpatia.

Agolli comunque non risparmia nessuno, dal momento che architetta una rappresentazione macchiettistica anche dell’intellighenzia albanese, con uno stuolo di critici e scrittori pronti a seguire il politico di turno, a non contraddirlo mai e ad allinearsi ai dettami della propaganda. Zylo, da tuttologo, spesso si esprime quindi in maniera risibile anche sulla cultura, all’interno del suo circolo di seguaci, convinto che le sue parole rispecchino la visione del partito:

La commedia è ideologicamente sbagliata. Primo, l’eroe negativo, appunto antagonista, appare troppo forte. Se avete notato, sale sulla collina. Cosa significa questo, compagni? Significa che lo mettiamo su un piedistallo, su una collina. Dovrebbe invece scendere dalla collina o, meglio, cadere in un pozzo. Sulla collina dovrebbe salire il protagonista positivo. Secondo, si getta un’ombra sulla realtà. Chi era quell’agronomo senza testa? Perché, tutti i nostri gloriosi agronomi hanno la testa solo in città? Questo si può correggere. Aggiungiamo altri due agronomi con la testa e li mettiamo contro quello senza testa.

Da sottolineare poi la straordinaria capacità mimetica dell’autore, che sa riprodurre con sottile ironia favole e proverbi africani, aforismi alquanto deliranti di Zylo (questi scritti davvero da lui!), recensioni teatrali, voci e pareri eterogenei sul compagno Zylo, amalgamati alla narrazione con naturalezza, per ricreare un’atmosfera di straniante divertimento e amplificare la comicità delle situazioni.

In modo all’apparenza spensierato, ma non senza intenti più o meno impliciti di denuncia politica, Agolli riesce a rilevare con lucidità e precisione non solo le traiettorie della storia recente dell’Albania, ma a fotografare, deridendo senza moralismi, i meccanismi autoreferenziali del potere di ogni epoca e latitudine.



SR: Chi pensi che possa essere il lettore ideale dell’Ascesa e caduta del compagno Zylo?
JZ: Chiunque. A qualsiasi latitudine. In Ascesa e caduta del compagno Zylo il perno, secondo me, tramite il dispositivo comico, è quello di mostrare la grottesca (in questo caso: esilarante) relazione che si instaura nei meccanismi di potere e nel suo arbitrario esercizio. Credo che se l’avessero letto Foucault, Deleuze e Fisher lo avrebbero amato. Soprattutto in questi anni dove l’aggettivo tossico associato all’ambiente di lavoro e ai “superiori” è una costante nei discorsi privati. Chiunque di noi ha esperito o sta esperendo la frustrazione di Demka, il narratore. Non è un romanzo di denuncia contro il comunismo ma riprende l’antica tradizione carnascialesca di sfottere le dinamiche del potere che no, non sono appannaggio del tardo capitalismo in crisi che stiamo esperendo noi ora. Queste cose succedevano anche nella dittatura comunista del paese più chiuso dell’Europa nel ’71. Sfido a non riconoscersi in Demka.

Come definiresti lo stile del romanzo? Com’è stato tradurlo?
Telegrafico, kafkiano. Anche se Agolli, nella sua maestria stilistica, riesce a padroneggiare, all’interno del romanzo, moltissimi stili, che poi mette in bocca ai vari personaggi. È stato, d’altronde, probabilmente il maggiore scrittore albanese del secondo Novecento. Questo libro per la sua carica di comicità, libertà, divertimento e apertura stilistica rappresenta un unicum nel panorama balcanico del dopoguerra. Il motivo per cui Agolli non ha pagato con la galera è perché pure i dirigenti di partito erano suoi lettori se non “fan”.

La letteratura albanese, tranne alcuni casi, è una realtà non molto conosciuta in Italia. Ci sono degli autori o delle autrici in particolare che ci consigli?
Tralascio, visto il contesto, la poesia, da cui vengo e da cui sono partito per le traduzioni, grazie anche alla spinta del mio maestro Franco Buffoni. Se pensiamo ai romanzi, il primo nome luminoso è Besnik Mustafaj, un altro maestro per me. Si trovano tre suoi romanzi in italiano (uno è di mia traduzione, uscito un anno fa) e un saggio molto importante. Virion Graçi, che ho appena portato in italiano col suo primo romanzo. Kel Demi è molto interessante, pure lui si trova tradotto. Altri nomi che meriterebbero delle traduzioni e che stimo molto sono Agron Tufa, Flutura Açka, Mimoza Ahmeti. Scrivono direttamente in italiano grandi autrici che hanno avuto anche un bel successo di critica e pubblico: Ornela Vorpsi, Elvira Dones e Anilda Ibrahimi. Tra i giovani, stimo molto e tengo d’occhio Liridon Mulaj e Loer Kume. Sto continuando le ricerche sulla letteratura albanese contemporanea e sicuramente, tra un anno, la risposta a questa domanda sarebbe molto più vasta e articolata.