Stefano Lanzano
pubblicato 2 anni fa in Letteratura

Giornalista del Corriere strangola Gabriele D’Annunzio

Giornalista del Corriere strangola Gabriele D’Annunzio

Il 20 agosto 1927 un giovane giornalista del Corriere della Sera disputa un round di lotta greco-romana con il Vate, lo scrittore, il poeta, il patriota, il giornalista, il politico e il militare Gabriele D’Annunzio. Si reca da lui al Vittoriale per realizzare un’intervista, e finisce quasi di soffocarlo, durante un round estemporaneo. Quel giornalista-lottatore è Orio Vergani, inviato al Vittoriale dal Corriere della Sera.

Siamo alla fine degli anni’20, l’impresa di Fiume è alle spalle e il potere del regime fascista è consolidato. Il Vate ha 54 anni e vive solitario tra i suoi tesori e i suoi ricordi. Vergani non è neanche trentenne e da pochi anni scrive sulla terza pagina del Corriere della Sera. L’articolo si intitola “Con D’Annunzio al Vittoriale” e contiene una panoramica dei vasti spazi del complesso e delle attrazioni. Sei anni prima Gabriele D’Annunzio aveva deciso di affittare proprio lì, nei pressi di Gardone Riviera, sul lago di Garda, una vecchia villa per pochi mesi. Si era innamorato a tal punto di quel posto da trasformarlo in un complesso unico di giardini, piazze ed edifici: il Vittoriale degli Italiani, una cittadella monumentale.

D’Annunzio non era soltanto ideatore e inquilino del Vittoriale, rappresentava anche la sua principale attrazione; come Elvis nella sua Graceland (attualmente la residenza più visitata negli USA dopo la Casa Bianca) e forse più di Michael Jackson e la sua Neverland Ranch, una tenuta di 2700 ettari. Jackson disse nel 2003: “non venderò mai e poi mai Neverland. Neverland sono io. Rappresenta la totalità di ciò che sono”, per poi abbandonarla un paio d’anni dopo. La pop-star della letteratura Gabriele D’Annunzio non lascerà il Vittoriale degli Italiani e ci resterà fino alla morte.

Quel giorno di novantuno anni fa, a guidare inizialmente Vergani alla scoperta della Villa è l’architetto Giancarlo Maroni, scelto da D’Annunzio per la ricostruzione del 1921. Nel pezzo si parla anche dei preparativi per la rappresentazione teatrale de La figlia di Iorio proprio negli spazi del Vittoriale. Poco dopo però è D’Annunzio a volerlo accompagnare nella sua Villa: “il Comandante ci fa richiamare. Vuol esser lui la guida”. Vestito di chiaro, (“…senza cappello. Tormenta i guanti scamosciati bianchi”), egli mostra orgoglioso le bellezze del posto.

Racconta a proposito di quell’incontro Orio Vergani:

«Passeggiamo in giardino e qui un grande scambio di complimenti. D’Annunzio vuole assolutamente che passi per primo tra i cespugli e i camminamenti di frasche. Io, per rispetto, vorrei che avanzasse prima lui. Alla fine “l’Imaginifico” si secca: “Caro Vergani, non lo faccio per cortesia, ma perché sono calvo e le ragnatele sul cranio “polito” mi danno fastidio”».

Mai il giovane giornalista si sarebbe aspettato di lottare con lui, proprio lì, tra il verde del Vittoriale. Appassionato di lotta greco-romana (ricordiamo i quattro motti dedicati alla Federazione Atletica Italiana: Aguzzato è dall’ingegno il vigore / Il vigore tende l’arco / Unisce gli animi il vigore / Indefesso il vigore s’accresce) il poeta conosce bene i movimenti; punta i piedi a terra e assume la posizione di lotta. Vergani resta di stucco.

«Io ero giovane e robusto, D’Annunzio ormai in là con l’età, ma pretendeva di essere ancora fortissimo. Mi sfida a un round di lotta greco-romana. Io mi tiro indietro ma non c’è nulla da fare. Cominciamo. Alla fine gli imprigiono il collo con un braccio e comincio a stringere. Il vate diventa violetto: “stringi stringi, Io non mollo, nessuno mi ha mai battuto. Ti comando di stringere”. Io stringo. Poi mi balena davanti agli occhi un titolo enorme di prima pagina sul “Corriere della Sera”: “Giornalista del ‘Corriere’ strangola Gabriele D’Annunzio”. “Gabriele non ce la faccio più”, sussurro, mollo terrorizzato. Il poeta, cianotico, si libera, riprende il suo colore normale e dice: “Te l’avevo detto io che contro di me nessuno ce la fa”».


Per la stesura di questo articolo, ho consultato l’archivio storico del Corriere della Sera e il libro “Cento anni dal Corriere della Sera“.

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