Ilenia Giambruno
pubblicato 3 anni fa in Letteratura

La Ballata del Vecchio Marinaio

tradurre il microcosmo del testo poetico

La Ballata del Vecchio Marinaio

Inafferrabile ed effimera, la poesia è il testo letterario che, come dice Andrea Zanzotto, “vuol essere un po’ di tutto: musica, pittura, logos, corpo; insomma, ha infinite pretese”.
Ma come fare se la poesia è scritta in una lingua diversa dalla nostra? Molto spesso consideriamo poco chi ci aiuta a raccogliere il meglio dalla letteratura straniera: i traduttori. Silenziosi Caronte all’ombra delle due lingue traghettano il testo poetico da una riva all’altra, rimanendo quasi nell’anonimato. È un compito non facile il loro, costantemente alle prese con delle scelte. Che, nel caso della poesia, possono rivelarsi veri e propri sacrifici. Ma mai perdite. Perché ciò che sembra apparentemente perso si reincarna sempre in qualcos’altro tra le trame dei versi del (nuovo) testo tradotto. Ed è per questo che di un’opera esistono varie traduzioni: riflettono il carattere mutevole della lingua e le molteplici nuove vite di un’opera dal punto di vista dei diversi traduttori.
Ben 24 sono le vite in cui si è reincarnato il poema romantico visionario che apre la prima edizione delle Ballate Liriche di William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge: La Ballata del Vecchio Marinaio. Tra le più importanti -e (relativamente) recenti- ricordiamo quella dei due poeti Mario Luzi e Giovanni Giudici e del narratore Beppe Fenoglio. Diverse professioni, diverse visioni del testo. Diverse visioni del testo, diversa scelte.
coleridgeIn un poema come la Ballata, le dimensioni di rima, suono e metro giocano la parte del leone. E Mario Luzi, poeta che traduce un poeta, lo sa bene. Ma consapevolmente si svincola dalle catene del metro, riproducendo solo le rime, che però implicano necessari sacrifici a livello lessicale.

S.T. Coleridge
500 – But soon I heard the dash of oars,
I heard the Pilot’s cheer;
my head was turned perforce away
and I saw a boat appear.

M. Luzi
Ma ecco, a un tratto udii un tonfo di remi
e il grido del pilota
e mi fu forza volgere la testa:
una barca era apparsa, non remota.

Per riportare la rima cheer-appear Luzi ha aggiunto un elemento cercando un termine che rimasse con “pilota”. La scelta di “non remota”, pur non presente nell’originale, si rivela perfetta: funzionale alla rima e non modifica il senso della frase.
Come Luzi, Giovanni Giudici è poeta-traduttore-di-poeta e come Luzi è rimasto attaccato sia all’impianto fonico che metrico del testo. Con la differenza che per lui è impossibile prescindere dal metro, come afferma in Un’officina di traduzione: “[…] Non mi permisi, nemmeno nella sua grezza stesura, di alterare quella che è l’unità di base della lingua della poesia, cioè il verso: tanto che rimasi un poco meravigliato quando, a lavoro finito, Giulio Einaudi ebbe a lodarmi perché le traduzioni contavano lo stesso numero di versi che gli originali. E come avrebbe dovuto essere?”
E infatti:

S.T. Coleridge
He holds him with his glittering eye –
The Wedding-Guest stood still,
15 And listens like a three years’ child:
The Mariner hath his will.

G. Giudici
Ma lo tiene il suo occhio acceso –
l’Invitato immoto sta:
come un bambino di tre anni
si piega alla sua volontà.

Versi rapidi e musicali che suscitano la sensazione di leggere una vera ballata medievale, veloce e cadenzata. coleridgeMa il metro diventa un’ossessione a tal punto da portare Giudici a trasformare le conseguenze della propria scelta in sacrifici, eliminando anche interi versi per rimanere fedele allo schema metrico-rimico. Inversioni, nominalizzazioni e aggettivizzazioni sottomettono l’apparato sintattico-lessicale all’impianto fono-musicale, come nell’esempio. Se Coleridge posiziona The Mariner alla fine della quartina è solo per sottolineare l’incanto del Marinaio, che con il suo glittering eye, avvince il Convitato, costringendolo all’ascolto. Ma Giudici, “incatenato” dalla rima, stravolge la sintassi della strofa spostando il fuoco dal Marinaio al Convitato, cambiando così l’immagine evocata dall’originale.
Ultimo, ma non meno importante: Beppe Fenoglio. Rivoluzionario, sceglie consapevolmente di non tradurre la rima. La quale però viene immediatamente compensata, come osserva Claudio Gorlier: “Abbandonata la rima, Fenoglio si preoccupò però attentamente del ritmo, della coordinazione tra cadenza narrativa e drammatica e fluidità del linguaggio, cioè dei problemi chiave di un testo quale la Ballata”.

S.T. Coleridge
A speck, a mist, a shape, I wist!
And still it neared and neared:
155 As if it dodged a water-sprite;
And it plunged and tacked and veered.

B. Fenoglio
Un puntolino, una nebbia, una forma!
E s’accostava, s’accostava:
Come eludendo un folletto marino,
Beccheggiava, virava e bordeggiava.

Mettendo da parte la rima, Fenoglio lascia dominare il lessico e il ritmo, che creano nella lingua d’arrivo un sistema lessicale che riproduce nuovamente gli effetti fonetici e visivi originali. Rapidità e velocità anche qui, ben visibili (e udibili!) nelle rime interne “E s’accostava, s’accostava” e “Beccheggiava, virava e bordeggiava”, dove la dimensione del metro e la lunghezza del verso passano in secondo piano rispetto al lessico curato che Fenoglio usa per evocare lo stesso effetto dell’avvicinamento singhiozzato che Coleridge descrive semplicemente attraverso le ripetizioni.

Un'illustrazione di Gustave Doré.

Un’illustrazione di Gustave Doré.

 

E allora vediamo e capiamo perfettamente come, in poesia, rima, metro e lessico siano inevitabilmente “uno e trino”. E tradurre l’uno o gli altri comporta delle scelte -in parte compiute prima che il nostro Caronte traghetti le parole da una lingua all’altra, in parte influenzate dall’attitudine del traduttore verso il testo che ha di fronte.
Così può darsi che qualche parola si perda cadendo dalla barca del traduttore. Ma lui, un Caronte attento e premuroso, fa in modo di non dimenticarlo e provvede a riempire, nel gioco di compensazioni della traduzione, il vuoto lasciato.

Articolo a cura di Ilenia Giambruno


Bibliografia:

Per l’introduzione riguardante la traduzione poetica:

Buffoni F. (a cura di), (2004), “La traduzione del testo poetico”, Milano, Marcos y Marcos.

Per le traduzioni del poema:

Luzi M. (1973), “La Ballata del Vecchio Marinaio”, a cura di Ginevra Bompiani, Milano, BUR.

Giudici G. (1987), “La Rima del Vecchio Marinaio”, a cura di Massimo Bacigalupo, Milano, SE.

Fenoglio B. (1964), “La Ballata del Vecchio Marinaio”, Torino, Einaudi.

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