Alessandro Di Giacomo
pubblicato 1 mese fa in Letteratura

Le “Lettere da Babbo Natale” a casa Tolkien

Natale e magia

Le “Lettere da Babbo Natale” a casa Tolkien

Questi due concetti sono spesso all’origine della fantasia di ogni bambino e di tutti quegli adulti, rimasti un po’ bambini dentro, che non vogliono cedere del tutto alla maturità. A Natale si crea un’atmosfera unica, in cui si conciliano sacro e profano; la nascita di Cristo – per chi crede – e la condivisione della tavola imbandita e dei doni, per tutti o quasi. A Natale lo scambio – anche simbolico – dei regali è un’estensione della predisposizione dell’animo a essere tutti più buoni, a realizzare quella comunione intimistica che, una volta l’anno, ci avvicina un po’ di più.

Questa immagine viene spesso esaltata. Ma è evidente quanto la realtà sia più complicata di così. Spesso, in un’utopistica ricerca di benessere interiore, ci ricordiamo la magia della vita di tutti i giorni, anche lontani dal Natale, quando non si è obnubilati dalle luci, dalle canzoni e dalle pubblicità più accattivanti. Un ausilio importante per continuare a sognare è la letteratura: unita alla magia – per chi ci crede – forma un connubio ideale che vive attraverso le parole di interpreti come Clive Staples Lewis e J. K. Rowling. Ma il maestro rimane, senza alcun dubbio, John Ronald Reuel Tolkien, un vero creatore di mondi che, con l’universo di Arda, ha fatto sognare milioni di ragazzi di tutte le generazioni.

Le opere di Tolkien sono pregne di fantasia, creature magiche e luoghi incantati; dei suoi mondi conosciamo geografia e immagini grazie ai suoi preziosi disegni e illustrazioni e, nondimeno, conosciamo gli alfabeti delle lingue parlate da elfi, goblin, gnomi e animali. L’autore inglese riesce a coniugare la magia e il Natale in modo superlativo in una sua opera, fra le meno note ma più intima e introspettiva, dal titolo Lettere da Babbo Natale.

Il libro è la raccolta delle lettere che lo stesso Tolkien scrisse dal 1920 al 1943 ai suoi figli, in occasione del Natale, fingendosi Babbo Natale. Lo scopo delle lettere era quello di far vivere la magia della festività ai suoi bambini John, Christopher, Michael e Priscilla, dischiudendo il mondo fatato della Lapponia in un Polo Nord caldo di affetti, di strani abitanti e situazioni rocambolesche.  

È necessario premettere che la casa editrice Bompiani, appena due anni fa, ha finalmente tradotto per la prima volta il titolo rispettando l’originale inglese Letters from Father Christmas, quindi Lettere da Babbo Natale e non “di”, come accaduto fino a quel momento. Una piccola preposizione che, però, rende sicuramente meglio le intenzioni dell’autore: lettere private in risposta a quelle scritte dai bambini, oppure lettere per aggiornarli con straordinari racconti della vita al Polo. La gestualità della scrittura è poi il vero capolavoro di Tolkien: l’autore scrive le lettere con la mano tremolante e incerta di un vecchietto di quasi 1924 anni. Nella lettera del 1923, rivolta a John, Babbo Natale rivela la sua veneranda età:

Mio caro John, oggi fa molto freddo e la mano mi trema tanto… Compio millenovecentoventiquattro anni, no! Sette! Proprio il giorno di Natale… Sono assai più vecchio del tuo bisnonno ed è per questo che non riesco a tenere ferma la penna che traballa; ma siccome ho saputo che tu stai diventando bravissimo a leggere, sono certo che riuscirai a raccapezzarti con la mia lettera […].

In ogni lettera i bambini conoscono il mondo che circonda la casa di Babbo Natale: vengono così presentati personaggi fantastici, come Orso Bianco del Nord, l’aiutante pasticcione e combinaguai; l’Omino di Neve, che lavora come giardiniere; Paksu e Valkotukka, nipotini di Orso Bianco; gli elfi, aiutanti in tempi di pace ma soldati in guerra contro i goblin, nemici del Natale che bramano, nelle oscure profondità delle loro gallerie, di conquistare il Polo Nord.

Ogni anno, uno spaccato di vita vissuta, un mondo incantato che farebbe la gioia di ogni bambino. Ed ecco perciò Orso Bianco spezzare con il suo peso il Palo del Polo Nord – sul quale si era arrampicato per recuperare il cappello di Babbo Natale, volato via con il forte vento artico – schiantandosi direttamente sul tetto della casa, rovinando molti regali e costringendo tutti ad un trasloco alla Casa fra le Vette:

[…] Sono infatti capitate cose orribili: alcuni regali si sono rovinati, l’Orso Bianco del Nord non mi ha minimamente aiutato e prima di Natale ho dovuto traslocare. […] È successo tutto così: un giorno ventosissimo dello scorso novembre mi è volato via il cappuccio, che è andato a piantarsi proprio sulla punta del Polo Nord. Gli ho detto di non farlo, ma l’Orso Bianco del Nord si è arrampicato su quella sottilissima guglia per recuperarlo e… l’ha fatto. Il Palo del Polo si è rotto esattamente nel mezzo ed è piombato sul tetto di casa mia; l’Orso Bianco del Nord è precipitato attraverso il buco ed è finito nella sala da pranzo con il mio cappuccio infilato sul naso; la neve del tetto è caduta tutta dentro la casa; sciogliendosi ha spento tutti i fuochi e poi è colata giù nelle cantine dove stavo accatastando i regali di quest’anno. Infine, l’Orso Bianco del Nord si è fratturato una zampa. Adesso è guarito, ma io ero irritatissimo con lui; e così lui mi ha detto che non cercherà mai più di aiutarmi… credo si sia offeso e che gli passerà solo il Natale prossimo.

Ogni anno le lettere, destinate a una famiglia che si sta allargando, si arricchiscono di dettagli. Raccontano eventi sempre più fantastici: un esempio è quella del 1926, dove Babbo Natale narra la più grande esplosione del mondo e del fuoco d’artificio più incredibile che si sia mai visto, il fuoco d’artificio che ha creato confusione addirittura nella volta celeste:

[…] Il Polo Nord è diventato tutto NERO, le stelle si sono sparpagliate in gran disordine, la Luna si è rotta in quattro pezzi … e l’Uomo che abita su di essa è caduto nel giardino sul retro di casa mia. Si è divorato parecchi dei miei cioccolatini natalizi prima di dire che si sentiva meglio e di arrampicarsi su per riparare la Luna e rimettere le stelle al loro posto.

L’Uomo della Luna è un personaggio che, probabilmente, colpiva in modo particolare la fantasia di Tolkien tanto che viene citato anche in una delle canzoni presenti ne Il Signore degli Anelli. Quando Frodo si trova nella Locanda del Puledro Impennato a Brea, per evitare di rispondere a domande sul suo conto, intrattiene gli astanti con una canzone che inizia così:

C’è una locanda, un’allegra locanda,

sotto un vecchio colle grigio,

ove la birra è così scura,

che anche l’Uomo della Luna

è sceso un giorno a berne un sorso.

Un altro collegamento si trova con Il Silmarillion, in cui appare per la prima volta il Maiar Tilion, detto il custode della Luna.

E che dire delle Renne? I celebri destrieri che guidano la slitta di Babbo Natale sono spesso presenti nelle lettere, specialmente in quella del 1927, dove Babbo Natale descrive il magico tragitto che compie ogni anno per portare i regali in tutto il mondo:  

[…] Il mio percorso abituale scende giù attraverso la Norvegia, la Danimarca, la Germania e la Svizzera, poi risale di nuovo per la Germania, la Francia Settentrionale e il Belgio, ed è per questa via che raggiunge l’Inghilterra. Sulla strada del ritorno attraverso il mare e a volte anche l’Islanda […] Ma passo sempre via di gran fretta perché in quei luoghi le mie renne galoppano più veloci che possono: dicono di temere che un vulcano o un geyser si metta a eruttare proprio sotto di loro.

Le lettere che vanno dal 1939 al 1942 appartengono al ciclo scritto per la piccola di casa, Priscilla. Tolkien vi affronta la drammatica realtà della Seconda guerra mondiale con la consapevolezza di un uomo che ha combattuto sulla Somme nel conflitto precedente e la delicatezza di un padre che non vuole far vivere ai figli gli orrori del fronte. Tuttavia, l’Inghilterra viene travolta dalla guerra di Hitler e le città rase al suolo dai bombardamenti; i figli di Tolkien vedono la realtà del conflitto ed è così che anche Babbo Natale racconta della guerra ma in modo decisamente diverso, per esorcizzarla: se da una parte ci sono dei riferimenti al conflitto europeo con la sua preoccupazione per le temibili condizioni in cui vivono tanti bambini in quei giorni bui, dall’altra c’è il racconto della guerra parallela con i goblin che tentano, fortunatamente invano, di conquistare il Polo Nord. Nella lettera del 1941, c’è un’ampia descrizione del conflitto e dell’arrivo degli alleati (nelle lettere rappresentati con Elfi, Orsi, pupazzi di neve e Pinguini del Polo Sud), decisivi per la vittoria finale:

[…] Certamente ricorderai che qualche anno fa abbiamo avuto problemi con i goblin; poi però tutto sembrava finalmente sistemato. Ebbene, la vicenda è improvvisamente tornata a galla questo autunno, ed è stata la peggiore che abbiamo avuto da secoli a questa parte. Abbiamo combattuto parecchie battaglie e per un po’ la mia casa è stata addirittura posta sotto assedio. In novembre sembrava che alla fine i goblin sarebbero riusciti ad impadronirsi sia della casa sia di tutte le mie mercanzie, e che quindi le Calze di Natale di tutto il mondo sarebbero rimaste bell’e vuote. Non sarebbe stata una vera e propria calamità? Ma non è successo […] Non ho tempo per raccontarti tutta la storia. Ho dovuto dare tre volte fiato al grande Corno (Soffio-di-vento). È appeso sopra il caminetto in salone, e se non te ne ho mai parlato prima è perché non ho avuto occasione di adoperarlo per più di quattrocento anni: la sua voce si ode fin su là dove soffia il Vento del Nord. Ciononostante, sono trascorsi tre giorni interi prima che giungesse aiuto: i Bimbi-neve, gli Orsi Polari e centinaia e centinaia di Elfi […].

Oltre ai riferimenti, a tratti palesi, al conflitto mondiale, in questo estratto è presente l’elemento del corno che crea un nuovo parallelismo con le altre opere dell’autore. Il Corno Soffio-di-vento viene usato da Babbo Natale per chiamare aiuto e spaventare i nemici così come, ne Il Signore degli Anelli, il Corno di Gondor viene suonato da Boromir per attrarre l’attenzione della Compagnia dell’Anello quando si trova circondato dagli orchetti sul colle di Amon Hen, poco prima di morire trafitto da numerose frecce.

Infine, si arriva all’ultima lettera.

In questa missiva, Tolkien si rivolge esclusivamente a Priscilla, conscio del fatto che presto anche lei, come già i suoi fratelli maggiori, smetterà di scrivere a Babbo Natale e di credere alla sua magia. Il 1943 è un anno particolarmente difficile per l’Europa, la guerra perdura da quattro anni e sembra non avere mai fine, tanto che anche Babbo Natale ha notizia dell’infelicità del Mondo. Tolkien scrive e racconta della triste realtà contemporanea, della penuria di scorte (alimentari nella realtà e di giocattoli per le calze nelle lettere); si congeda da Priscilla, inviando saluti affettuosi a tutta la famiglia, trasmettendo un’immagine di speranza e di futuro con la promessa di rivedersi quando, ormai adulti, gli ex bambini Tolkien potranno coinvolgere i loro figli nel magico mondo di Babbo Natale:

Mia cara Priscilla, auguri per un Natale davvero felice! Penso che quest’anno appenderai la tua calza per l’ultima volta: spero proprio che lo farai, dato che mi sono rimasti ancora alcuni regalini per te. Dopo questa lettera dovrò dirti più o meno “addio”: voglio dire che ovviamente non mi dimenticherò di te. Qui noi conserviamo sempre i vecchi numeri dei nostri vecchi amici e così le loro letterine; e più avanti negli anni speriamo di tornare una volta che loro saranno cresciuti e avranno delle case tutte proprie con dentro dei bambini […].

In realtà, Lettere da Babbo Natale non nasce per essere pubblicato ma come uno scambio intimo fra un grande papà e i suoi quattro figli cui viene donata la possibilità, che tutti avremmo voluto avere, di ricevere una risposta personale di Santa Claus assieme ai doni. Sarà suo figlio Christopher nel 1976, assieme a sua moglie Baillie, a rendere pubblico questo fiabesco scambio epistolare.

Più che un libro, dunque, un vero atto d’amore che tutte le mamme e i papà possono regalare ai loro bambini. Buon Natale.