Ludovica Valentino
pubblicato 12 mesi fa in Recensioni

Tutto l’universo obbedisce all’amore

lettere d'amore di uomini e donne straordinari

Tutto l’universo obbedisce all’amore
Tutto l’universo obbedisce all’amore
come puoi tenere nascosto un amore
Ed è così che ci trattiene nelle sue catene
Tutto l’universo obbedisce all’amore
come possiamo tenere nascosta la nostra intesa
Ed è in certi sguardi che si nasconde l’infinito

 

 

Lettere d’amore di uomini e donne straordinari (Piano B edizioni, 2015) è esattamente quello che vi aspettereste di leggere. Una appassionante selezione di lettere d’amore spedite e ricevute da personaggi che hanno cambiato la storia del pensiero, della letteratura, della musica e molto spesso della civiltà.

Da Cicerone a Ovidio, Abelardo ed Eloisa, le preziose lettere di Bembo a Lucrezia. Gli intrighi reali, i grandi filosofi e ancora Goethe, Schiller, Napoleone, Byron, Foscolo. L’Ottocento di Marx, Baudelaire, e i grandi russi, Dostoevskij e Tolstoj. Un Novecento straordinariamente commovente che appartiene a Kafka, Pessoa, Gramsci, Majakovkij e tanti altri, tra rapporti ufficiali e clandestini, i tormenti e le gioie di celebri innamorati.

Una serie di preziosi frammenti amorosi, conservati nel tempo e custoditi tra le lettere attraverso le quali ci viene concessa la possibilità di avvicinare questi personaggi da una prospettiva insolita e straniante, straordinariamente intima e privata. Si scoprono letteralmente le carte ed emergono fragilità e delicatezze inimmaginabili.

L’editore decide galantemente di introdurre ogni lettera con un breve racconto che descriva il contesto e il rapporto che intercorreva tra le persone coinvolte nella corrispondenza, per renderci davvero edotti, partecipi di quel che leggeremo.

Al seguito di questa introduzione che sembrava esser d’obbligo, dal momento che appare superfluo soffermarsi più a lungo sul contenuto delle corrispondenze, si ritiene opportuno piuttosto soffermarsi brevemente su due aspetti che rendono questa raccolta, che a mio avviso varrebbe la pena leggere, un’operazione editoriale per nulla banale.

Il primo è rappresentato dalla possibilità di ragionare attraverso un mezzo comunicativo più che mani desueto, ormai considerato quasi unanimemente obsoleto. Questo non solo ci consente di godere di atmosfere comunicative che, in quanto figli del nostro millennio, non ci appartengono, ma ci obbliga anche a scendere a patti con alcune logiche del mezzo sulle quali molto probabilmente non abbiamo mai avuto occasione ragionare o con le quali non abbiamo mai avuto necessità di misurarci. In tempi di povertà comunicativa come quelli che intercorrono – povertà che non vuol dire solo ristrettezza ma soprattutto inadeguatezza – non può che far del bene la coltivazione di un esercizio di eloquenza insolito che consenta di uscire almeno temporaneamente dai nostri panni per poi rientrarvici, calzandoli meglio, forse.

A rendere la lettura affascinante è poi l’occasione di approcciarsi, attraverso i secoli, da un punto di vista sempre differente, a quello che, insieme alla morte, è probabilmente la materia artistica, filosofica e creativa più indagata e rappresentata in senso assoluto: l’amore.

In duemila anni non sono cambiate solo le dinamiche sociali attraverso le quali le pratiche amorose trovano il giusto spazio e regolamento, è cambiato anche il senso di intendere e di vivere l’amore come disciplina dei sensi. La fortuna di poter conoscere queste preziose corrispondenze è anche quella di avere l’opportunità di leggere le trattazioni della materia amorosa elaborate da tutte queste straordinarie personalità a partire dal loro personale punto di vista, ma riflettendo costumi e dettami del tempo in cui vivono.

Non occorre probabilmente dilungarsi oltre nel presentare questo libro che non tradisce la promessa del titolo.