Culturificio
pubblicato 4 mesi fa in Letteratura

John Steinbeck, Cannery Row

John Steinbeck, Cannery Row

Come si possono far rivivere il poema e il rumore irritante; la qualità della luce, il tono, l’abitudine e il sogno? Se raccogliete animali marini, vi sono certi vermi piatti tanto delicati che è quasi impossibile imprigionarli interi, perché si rompono e sbrindellano al solo toccarli.  Dovete lasciarli colare e strisciare di loro propria volontà sulla lama di un coltello, e poi li dovete sollevare leggermente per metterli nella bottiglia piena di acqua di mare. E forse questo potrebbe essere il modo per scrivere questo libro: aprire la pagina e lasciare che le storie v’entrino strisciando da sole.

Classificabile come breve romanzo corale, Vicolo Cannery (Bompiani, 1946; titolo originale Cannery Row) è la storia di oggetti, animali e persone, di tutto ciò che si trova in vicolo Cannery, un ritaglio di terra emarginata a Monterey, in California. Che sia attraverso la narrazione di un camion malmesso, un manipolo di rane fuggitive o un gruppo di derelitti che cerca di sopravvivere a sé stesso e alla vita. Le atmosfere suggerite sono decadenti nell’aspetto, ma mai prive di vitalità: il movimento di uno scoiattolo nell’erba, gli pneumatici di un taxi di passaggio, le luci accese del laboratorio del Dottore testimoniano la presenza combattiva di chi non si fa affossare dalle condizioni sfavorevoli che il destino gli ha assegnato.

Si può avere nostalgia di un luogo arido, desolato e in cui le possibilità di sopravvivenza sono ridotte all’osso? Grazie allo stile evocativo di Steinbeck, sì. I significati degli eventi non sono mai reconditi, ma raccontati semplicemente attraverso le descrizioni della realtà che circonda donne e uomini. In questo modo i lettori riescono a entrare in empatia velocemente con i protagonisti delle storie, anche se compiono azioni sbagliate o moralmente discutibili. A Steinbeck interessa ritrarre l’istante, non giudicare né tracciare una linea netta tra il bene e il male, perché ogni azione è giustificata dalla volontà di vivere. Non c’è spazio per il fatalismo: uomini e donne sono sì in balìa degli eventi, ma non li subiscono passivamente: agiscono e reagiscono, ciascuno usando le proprie abilità e conoscenze.

Il campionario di personaggi creati dell’autore di Salinas è vario e perfettamente caratterizzato. Vengono introdotti dall’autore come se ce li trovassimo davanti per caso mentre passeggiamo per Monterey e, incrociando gli sguardi, formulassimo un giudizio a prima vista.

Lee Chong, proprietario di una bottega fornita di ogni cosa, dalla faccia tonda e cortese, pensa esclusivamente ai propri interessi, senza farsi troppe domande su come i suoi clienti spendono i soldi, pretendendoli fino all’ultimo centesimo. Quando il debito di un pagatore insolvente si fa troppo grande, semplicemente non fa più credito. All’inizio del racconto sembra cedere alle velate intimidazioni di Mack e i suoi ragazzi, un gruppo di derelitti che vivono alla giornata grazie a espedienti più o meno legali, poiché permette loro di occupare un magazzino di sua proprietà pur sapendo che non pagheranno mai l’affitto. In realtà il guadagno c’è ed è calcolato: i teppistelli staranno alla larga dal suo magazzino e non lo danneggeranno, e la stessa banda di Mack non andrà più a rifornirsi nel negozio di Lee Chong con furtarelli ed estorsioni.

Mack è un uomo dall’ingegno sopraffino, dalla parlata convincente ed efficace. In pochi secondi riesce a comprendere chi gli sta davanti, quali sono i suoi punti deboli per sfruttarli a proprio favore. È talmente abile a ottenere sempre ciò che vuole che uno dei suoi compagni di avventure pensa che, se volesse, potrebbe diventare presidente degli Stati Uniti. È leale, sì, alle proprie necessità, e onesto, in una dimensione etica  costruita su misura.

In un mondo dominato dagli uomini, Dora Flood è una donna dai capelli arancioni fiammeggianti e la generosità di una nobildonna. Gestisce con grande tatto e onestà il bordello Bear Flag Restaurant, e per via della sua attività illegale secondo la legge e immorale secondo le mogli si prodiga in donazioni per ogni causa, dal fondo pensionistico per i poliziotti alla Croce Rossa ai conti in rosso delle famiglie messe in difficoltà dalla crisi economica.

Infine, al centro del racconto si trova il Dottore. Amato e stimato da ogni abitante di vicolo Cannery, per il quale ogni abitante di Vicolo Cannery ha una buona parola, è anche il personaggio più solo. Tutti vogliono renderlo felice e appagato, mentre lui passa intere giornate nel laboratorio o in cerca di animali da catturare e studiare. È talmente diffidente che quando uno dei ragazzi di Mack viene mandato da lui a scoprire il suo giorno di nascita per potergli organizzare una festa a sorpresa, il Dottore mente per paura di cadere in un tranello e risponde con una data inventata sul momento.

Una piccola curiosità si cela dietro questo personaggio: è ispirato a una persona realmente esistita, Ed Ricketts, biologo di Chicago e amico di Steinbeck.

Dal libro traspare la profonda connessione che lega queste persone fra loro e l’ambiente che abitano: infatti, vicolo Cannery non è solamente il luogo dove si svolge la storia ed entro cui si muovono i personaggi, ma è anche, a tutti gli effetti, una parte attiva della narrazione. Ciò si manifesta attraverso Darling, la cagnolina da caccia che Mack adotta in cambio delle cure prestate alla madre della cucciolata, sofferente per il morso di una zecca, il giorno della scampagnata organizzata per catturare rane da portare al Dottore. Una volta arrivata a vicolo Cannery, Darling diventa la manifestazione del genio caotico del posto: indomabile, opportunista e senza regole, e al contempo capace di amore incondizionato.

Proprio l’episodio della caccia alle rane è significativo per comprendere la visione della lotta per la sopravvivenza di Steinbeck.

Per millenni rane e uomini hanno vissuto nello stesso mondo, ed è probabile che gli uomini abbiano sempre dato la caccia alle rane. E durante tutto questo tempo s’è andato formando un modello di caccia e di difesa […]. Le regole del gioco richiedono che la rana aspetti fino all’ultimo istante di un secondo, quando la rete sta per discendere, quando la lancia è nell’aria, quando il dito preme sul grilletto; e allora la rana si tuffa nell’acqua, nuota verso il fondo e aspetta che l’uomo se ne vada. Così va fatto. Così è sempre stato fatto.

Eppure, quel giorno i cacciatori riescono a sovvertire le leggi di natura: si immergono nell’acqua e calpestano il fondo. Le rane, per fuggire, nuotano verso la riva opposta, dove però sono vulnerabili e possono essere facilmente catturate. Mack e i ragazzi hanno manipolato le leggi di natura, ma solo per un giorno. Quelle stesse rane catturate, infatti, fuggiranno dal laboratorio del Dottore, la sera di una festa finita in rissa.

Attraverso il coperchio sfondato della cassa saltò fuori una rana e fiutò l’aria per sentire se vi fosse nulla da temere, e un’altra la seguì. Respirarono la buon’aria, umida e fresca, che entrava dalla porta e dalle finestre rotte. […] Per un pezzo un torrentello di rane saltellò giù per gli scalini, un torrentello turbinoso, in movimento. Per un pezzo il vicolo Cannery formicolò di rane; fu invaso dalle rane. Un taxi, che portava un cliente dell’ultim’ora al Bear Flag Restaurant, schiacciò cinque rane sulla strada. Ma molto prima dell’alba se n’erano andate tutte. Alcune si infilarono nella fogna, alcune salirono la collina, fino alla cisterna; poche finirono nei canali e alcune si nascosero tra le erbacce nel terreno abbandonato.

Sia gli esseri umani che gli animali non conoscono il proprio destino: ogni giorno vissuto è un giorno guadagnato a vicolo Cannery, perciò tutti hanno bisogno di una strategia per affrontare gli eventi: Mack si nasconde dietro la propria capacità di convincere le persone a fidarsi di lui; il Dottore usa la sua intelligenza come scudo per difendersi da eventuali tranelli, ma quello stesso scudo di difesa diventa una prigione che impedisce ogni rapporto sincero ; Lee Chong calcola gli interessi che può ricavare da ciascun affare, senza andare oltre i freddi numeri e comprendere le vere intenzioni di chi gli sta davanti. Tuttavia, nonostante l’incapacità di esprimere loro stessi e fidarsi degli altri, l’unica possibilità che questi personaggi hanno è affidarsi alle persone che esistono intorno a loro e abitano lo stesso ritaglio di terra, per poter sopravvivere e, in qualche giorno di festa, vivere.

di Elena Garbarino