Marco Miglionico
pubblicato 4 anni fa in Letteratura

La finzione epistolare

Del perché scriviamo lettere da secoli

La finzione epistolare

Uno studio che potremmo definire l’archeologia della letteratura ci permetterebbe di comprendere che forse l’unico fenomeno letterario rimasto inalterato nei secoli è quello dell’epistola. La corrispondenza infatti ha sempre animato la dinamica dello scrivente, senza mai essere influenzata dalle modifiche tecnologiche che, nel tempo, sono intervenute. Due “amici di penna” hanno potuto rimanere in contatto dalle tavolette lignee del mondo antico alla pagina virtuale dell’e-mail contemporanea. E non bisognerebbe dimenticare che proprio la corrispondenza epistolare è stato lo strumento privilegiato dell’emancipazione, l’indice della reale diffusione dell’alfabetismo grafico. Infatti, dall’alto medioevo all’età moderna, il canale della scrittura per comunicare ha raggiunto fasce di popolazione sempre più ampie. Ovviamente il processo non fu così lineare e sempre positivo: un liberto poteva usufruire della scrittura nell’epoca del Principato augusteo, ma magari già nel VII secolo le restrizioni sociali impedivano questa diffusione.

Proviamo a uscire dal determinismo di matrice storiografica e cerchiamo di comprendere come mai il genere epistolare sia sopravvissuto per tanto tempo. Forse non sfugge ai più che nella lettera il mittente può creare qualcosa che nel resto della letteratura non avviene: il mittente può, attraverso il proprio linguaggio, riprodurre in absentia l’immagine del suo destinatario. Diversi studi approfondiscono infatti l’uso di scrivere prevalentemente al presente (come stai? ti amo. ti odio) e di usare la seconda persona, all’astratto o al concreto, come veicoli di rappresentazione fantastica. È vero che il mittente, così scrivendo, ha modo di riprodurre di fronte a sé l’immagine del proprio destinatario. Quindi una prima lezione, intesa alla maniera di Calvino, è che la lettera sopravvive nel tempo e nello spazio perché è al di fuori di queste coordinate e ne crea di sue proprie.

Il genere epistolare poi è l’unico che privilegia il destinatore prima che il pubblico o il destinatario singolare. Nella lettera il mittente tenterà di parlare di tutto, secondo il suo unico punto di vista e senza avere il tempo di accogliere l’altro. La velocità d’esecuzione di una lettera, vista dalla parte di chi scrive appunto, non necessariamente si traduce in uno stile frettoloso, ma sicuramente in uno stile autentico e immediato. E sappiamo, potrebbe essere questa la seconda lezione?, che l’uomo ha sempre scritto per comunicare, prima che per esprimersi. Lo scrivere a affascina perché è uno scrivere per e spesso per se stessi. La lettera infatti sopravvive anche come forma di simulazione. Non sappiamo, soprattutto per il passato, se le epistole venissero effettivamente recapitate. Dobbiamo immaginare che il sistema di comunicazioni fosse piuttosto complesso e accidentato, alle volte ancora oggi; pertanto, la lettera non è detto che fosse scritta come reale strumento di comunicazione. Anche la lettera, come tutta la letteratura e forse qualsiasi azione umane votata all’altruismo, nasce per lasciare una fondamentale traccia di sé.