Gianmarco Canestrari
pubblicato 1 anno fa in Letteratura \ Recensioni

Quando l’amore è questione di pillole

“L’era di Cupidix” di Paolo Pasi

Quando l’amore è questione di pillole

Quando si parla di amore viene in mente subito un complesso sentimento fatto di innamoramenti, abbracci, baci, affetto ma anche di colpi bassi, infedeltà, tradimenti e delusioni. Non è possibile controllare un sentimento così forte e passionale quale è l’amore. Non possiamo rinchiudere nel regno del razionale ciò che va oltre e sconfina tali limiti per raggiungere le terre straniere dell’irrazionale, del passionale, dell’impulsivo. Questo se si ragiona entro le regioni dell’umano, dell’umanamente possibile… ma non nel mondo tratteggiato dal favoloso romanzo breve di Paolo Pasi,L’era di Cupidix”, edito per Edizioni Spartaco. Qui l’autore, di cui ho avuto già la fortuna di leggere altri capolavori, dipinge con pennellate a tinte forti e realistiche un mondo in cui si può porre rimedio ai problemi legati all’innamoramento: e precisamente la soluzione trovata risiede in una pillola dal nome alquanto intrigante: Cupidix. Grazie agli effetti prolungati della pillola gli esseri umani possono sperare ancora di innamorarsi, di credere ancora a quella strana cosa chiamata amore.

Cupidix, la pillola per essere sempre innamorati.
[…] Cupidix era il sogno di una passionalità prolungata, e avrebbe risolto tanti problemi. Coppie scoppiate, eterni adolescenti, persone dall’animo sensibile ma dall’aspetto terrificante, romantici caratteriali, meteoropatici, depressi di tutte le generazioni, delinquenti abituali e maniaci occasionali. Un mercato senza confini. Bastava solo raggiungere i clienti.

Sembra così facile che tutti si avventurano alla ricerca di nuovi amori sostenuti da Cupidix, finché ci si accorge che la pillola in questione non soddisfa chi è deluso dall’amore passato o chi ricorda con amarezza e disinvoltura gli amori di una vita che hanno avuto una fine ingloriosa. Ma anche a questo si trova una soluzione: Disamor. Un bel respiro e la pillola va giù, facendo finire nel dimenticatoio ciò che affligge il nostro animo inquieto. Pillola dopo pillola, le cose sembrano andare per il meglio, ma qualcosa va storto: la società è come impazzita, risucchiata in un vortice caotico e disordinato che sconvolge la semplice e quotidiana esperienza di vita che anima, nelle sue varie caratterizzazioni, la società. Ben presto si raggiungono picchi di amoralità e disordine amoroso che chiunque ha ruoli di garante del benessere fisico e spirituale della comunità cerca di arginare: prelati, psicologi, terapeuti si mettono all’opera per ricondurre il fenomeno entro i limiti dell’ordinario e del tradizionale. Ormai la moda alla quale si ispira l’intera società fa capo al verbo ingoiare, deglutire: non si fa altro che mandare giù pillole nella speranza che ogni problema passi. Non si ama, si inghiottisce. Non si spera, si deglutisce. Non si affrontano razionalmente problemi, ma si cerca di risolverli attraverso una scatolina di pillole pro-amore o anti-delusione. Come conseguenza diretta di tale piattume affettivo, non potevano mancare gesti di infedeltà, di tradimenti, di accoppiamenti illeciti che minavano alle basi l’impianto morale tradizionale che da secoli coronava e guidava milioni di coscienze. Cosa stava succedendo? Le pillole che circolavano, risolvevano davvero i problemi affettivi della gente che le assumeva? E soprattutto, erano in linea con gli standard morali alle quali la comunità faceva riferimento? Nel far fronte a tali questioni e alle conseguenze che queste pillole portavano con sé, si decise di porre rimedio con un’altra fantastica scoperta: una pillola della stabilità, dell’ordine, Fidelix. Scopo primario era far ritornare le lancette dell’“orologio morale” alle parole magiche di eco lontana: stabilità, fedeltà, ordine morale, fermezza dei rapporti. Si era riusciti, forse, a porre rimedio al lassismo sentimentale ed affettivo che dilagava nella “società delle pillole” (come preferisco definirla). Ciò che ha di veramente sensazionale questo magnifico libro, di cui consiglio vivamente la lettura, è la capacità di saper raccontare, con parole semplici, dirette e dal timbro magnetico, quello che succederebbe ad una società in cui dominasse non più il vero sentimento, la vera fiamma ardente che lega e fa di due persone che si amano una sola anima, ma la mollezza, il rilassamento morale di costumi e comportamenti che, seppur espressione libera di emozioni personali, devono essere “controllati” e regolati per potersi esprimere nella giusta luce e profondità. Il vero sentimento scaturisce e mostra la sua profonda verità e bellezza non nel troppo permissivismo, nella noncuranza morale, ma nell’organizzazione e nella manifestazione ordinata, razionale e umanamente equilibrata dei sentimenti vissuti e sperimentati lungo l’affascinante corso della vita.

 

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