Culturificio
pubblicato 4 anni fa in Letteratura

L’enigma del correlativo oggettivo

esiste una poesia contemporanea?

L’enigma del correlativo oggettivo

La poesia e la filosofia. Queste due discipline stanno pian piano scomparendo a quanto pare, stanno per andare meritatamente in pensione, lasciando vuota la loro carica di colonne portanti del nostro mondo nonostante esse siano sempre state le lepri che hanno guidato la direzione della nostra corsa ancora prima di giungervi fisicamente, e ritrovandosi sempre un passo avanti alla realtà delle cose. Ora che esse non ci sono quasi più, la loro assenza si può leggere ad esempio, come un presagio di quella che potrebbe essere la nostra futura scomparsa: i modi e i tempi sono sconosciuti a me come a chiunque, e questa è solo una lettura apocalittica e inverosimile della realtà, ma spero di sbagliarmi, nonostante tutto.
Per fare un esempio a sostegno di quanto ho detto, i temi filosofici del primo ‘900 erano stati aperti nel XIX secolo 220px-Nietzsche1882da Schopenhauer, il quale sarà il maestro, la guida, l’input al pensiero rivoluzionario di Friedrich Nietzsche, che a sua volta inaugurerà il XX secolo allo stesso modo in cui lo distruggerà, innescando il classico tema della frammentazione dell’uomo del Novecento, che produrrà un’accelerazione spaventosa per i cervelli letterari dell’epoca, i quali in una nevrosi iper-produttiva opereranno rivoluzioni impensabili, che in un certo senso giungono ad un limite estremo della letteratura: Kafka, Joyce, Pirandello, Beckett per citarne alcuni. Dopo di loro e di tanti altri, si sarebbe anche potuto non scrivere mai più, se non fosse che leggere, conoscere, confrontare e crescere sono prerogative dell’uomo, e dunque si è continuato a scrivere romanzi a prescindere dal fatto che l’anti-romanzo teoricamente poteva rappresentare un punto finale alla grande opera che è l’insieme di ogni parola mai scritta.
Allo stesso modo anche in poesia i disordini, i capovolgimenti, le distruzioni del passato e le guerre erano state già combattute e affrontate anni prima delle due guerre mondiali di cui si occupa la storia; erano state guerre mondiali poetiche, tra mondi diversi che si infrangevano, o cancellavano il passato da cui provenivano, o si rifugiavano in esso alla ricerca di un conforto: il Futurismo, il Dadaismo da una parte, il Decadentismo, il ritorno al Classicismo (ed anche l’Ermetismo) dall’altra. Questo quadro personale mette in luce la tradizione conservatrice della poesia italiana, dunque la progressiva scomparsa della poesia e della filosofia di cui parlavo all’inizio potrebbero essere processi esclusivamente italiani; in quel caso sarebbero i cervelli italiani in via d’estinzione.
Il punto a cui desidero giungere con questa giostra di analogie tra la storia e la letteratura, è una corrente poetica in particolare che ha operato in maniera differente da quelle sopra citate, ed ha inglobato il passato, il presente e il futuro dentro di sé, risultando una poetica immortale e dunque ancora moderna, l’unica forse, che tiene il passo addirittura col mondo tecnologico: il Modernismo.
Il Modernismo è stato un movimento letterario risultante dall’unione indiscriminata della totalità delle innovazioni

Sigmund Freud e Gustav Jung

Sigmund Freud e Gustav Jung

contemporanee in via di sviluppo che avrebbero (ed hanno) soppiantato antichi canoni scientifici e filosofici, – come fecero le teorie psicanalitiche di Freud e Jung – ma allo stesso tempo leggendo la realtà in questi nuovi termini sempre costantemente relazionati come ad una parte dell’intero, che si completa col passato, o meglio con il mitico ed i suoi fasti, le sue tragedie, i suoi insegnamenti, le sue differenze e le sue analogie col presente, in modo tale da scolpire, dare una forma agli sterili tempi moderni utilizzando il fertile passato, dove tutto è già accaduto, ed entro i cui confini tutto riaccadrà: il cosiddetto “mythical method”.
Il più grande poeta e simbolo del Modernismo è senza dubbio Thomas Stearns Eliot, che rispecchia alla perfezione questa nuova concezione di poesia totale assieme ad esempio ad Ezra Pound e il suo Imagismo, che influenzeranno non poco la forma poetica di Eliot.
T.S. Eliot porta in poesia il concetto psicanalitico di “collective unconscious”, introdotto da Carl Gustav Jung nel saggio “The Structure of the Unconscious” del 1916; il “collective unconscious” rappresenta l’insieme di tutti gli istinti e di tutte le concezioni che l’uomo possiede per natura, strutturato in archetipi nella nostra mente comuni a tutti gli uomini, una specie di “libreria universale della conoscenza umana”, visibile soprattutto dalle mitologie, che tracciano elementi comuni all’umanità al di là delle differenze di tempo e spazio.
A partire dal “collective unconscious”, T.S. Eliot sviluppa il concetto poetico di “correlativo oggettivo”, che egli descrive nel suo saggio “Hamlet and His Problems” come:

“[…] un insieme di oggetti, una situazione, una catena di eventi che rappresenta la formula di quella particolare emozione; così che, quando sono dati i fatti esterni che devono culminare in un’esperienza sensoriale, l’emozione è immediatamente evocata.”

118389Suscitare un’emozione è come trovare una formula specifica di parole, allusioni, aggettivi, situazioni che rimandano al lettore esattamente ciò che lo scrittore vuole esprimere – e a cui però non è legato personalmente – come se questa formula fosse costituita dagli elementi che determinano l’idea – dunque preesistente – di quella emozione, senza che essa sia svelata o risolta. Ovviamente la meravigliosa poesia di T.S. Eliot è ricca di correlativi oggettivi magistrali soprattutto nelle sue opere più famose: “The Waste Land”, e “The Love Song of Alfred J. Prufrock” per citarne due; quest’ultima opera si apre proprio su un lungo correlativo oggettivo spiazzante che culmina con una incombente domanda riguardo la quale il poeta prega – probabilmente al lettore – di non chiedere nulla, ma di pazientare e di seguirlo innanzitutto nella loro visita assieme all’interno della vita di Alfred J. Prufrock:

“Let us go then, you and I,
When the evening is spread out against the sky
Like a patient etherized upon a table;
Let us go, through certain half-deserted streets,
The muttering retreats
Of restless nights in one-night cheap hotels
And sawdust restaurants with oyster-shells:
Streets that follow like a tedious argument
Of insidious intent
To lead you to an overwhelming question …
Oh, do not ask, “What is it?”
Let us go and make our visit.”

L’enigma del correlativo oggettivo, inteso come simbolo, artificio della poesia del più grande poeta del Modernismo e insieme del XX secolo, è il seguente: esso è la morte o l’unica fonte di vita della poesia? Esso è una mistificazione della natura poetica che allontana, che annacqua la pesantezza esistenziale inevitabile della poesia moderna, oppure è l’unico modo attraverso il quale la poesia può ancora sopravvivere per ora e per sempre?

Articolo a cura di Leonardo Passari