Lorenzo Paolini
pubblicato 8 mesi fa in Recensioni

Mezza luce mezzo buio, quasi adulti

Mezza luce mezzo buio, quasi adulti

So you got to let me know, 

should I stay or should I go?

Se c’è un concetto pregno di una complessità intrinseca e stupefacente, questo è quello della crescita. Cosa vuol dire crescere? Quando si cresce? Due domande banalissime che implicano una certa «omologazione» concettuale che, ovviamente, la parola in questione rifugge. Leggendo Mezza luce mezzo buio (2019) di Bertocchi, edito da Terrarossa edizioni, mi sono trovato coinvolto in un’avventura di formazione e quindi di crescita, rappresentata con grandissima semplicità, ma molto incisiva.

In questo romanzo, con grande naturalezza, dialogano i temi del razzismo, della discriminazione e, sullo sfondo, nascosti in bella vista, gli sconvolgimenti del 1989 che striavano il mondo intero.

Il triste «elenco della spesa» per presentare gli argomenti affrontati in un romanzo, non è mai perdonabile, ma in questo caso proverò a giustificarmi. Il libro è bellissimo perché riesce ad essere lieve come solo il film dei Goonies degli anni ’80 poteva essere, quella leggerezza che è calda e accogliente, resa irresistibile da una sintassi leggera e semplice, con alcuni gergalismi usati dal gruppo dei ragazzi: indimenticabile il «camomillati» che spesso i protagonisti hanno in bocca.

Questo romanzo – sono sicuro – sarà per qualsiasi lettore un piacevolissimo rifugio nel quale andare a fine giornata magari, per respirare l’aria incontaminata della letteratura, per vivere con Bert, Matilda, e tutti gli altri amici, un’avventura stile Io non ho paura, ma più leggera e divertente.

L’incredibile «spensieratezza impegnata» del romanzo rende da una parte diffcile parlare di alcuni argomenti che già l’autore rappresenta con la dovuta essenzialità: scriverne vorrebbe dire rovinare qualsiasi piacere della sorpresa; dall’altra parte, però, si sente che c’è un grande non detto in filigrana che percorre tutto il romanzo, che merita d’esser portato alla luce, ed è il tema della crescita in relazione alla violenza.

Bertocchi crea un mondo al quale ci si affeziona subito: ragazze, bande rivali, biciclette, estate e libertà di girovagare con gli amici per il paese, le prime storie d’amore, i primi veri problemi… ma in questo contesto spensierato e idilliaco irrompe la cruda realtà: un albanese è latitante e si nasconde nel paese, colpevole di omicidio. Ecco che i fascisti, genitori e figli, vogliono trovarlo per fargliela pagare, ma, forse, le cose non stanno come credono loro. La cautela letteraria con cui l’autore del libro traccia la delicata frontiera tra mondo dei grandi e mondo dei piccoli, problemi piccoli e problemi grandi, è lodevole. La cupa e silenziosa minaccia del buio della crescita che ammorba la spensieratezza e la libertà dei ragazzi non ancora adulti, è forte e costante, e genera una sottile tensione che fa sì che la vicenda dei nostri piccoli eroi risulti incorniciata in un periodo di spensieratezza – forse l’ultimo. Deputato a dare i più significativi slanci emotivi nel libro è il cameratismo tra gli amici della banda che, sempre assieme e sempre disposti a difendersi l’un con l’altro, non sono altro che una grande famiglia allargata, con cui i problemi della crescita sono più lievi, con i quali è bello crescere e condividere gioie e dolori. Stupefacente l’energia con cui Bertocchi riesce a trascinare il lettore a riscoprire il calore delle serene e autentiche prime avventure con gli amici, amici che  credevamo, forse, non avremmo mai perso di vista, e forse non è stato così.

Un romanzo che, quindi, attinge a piene mani dal bacino della malinconia, legato all’amicizia, pur facendolo indirettamente, lasciando questa responsabilità al lettore che rivivrà autonomamente, spinto dal dolce peso del ricordo, le sue prime avventure e i suoi primi amori. 

In riferimento al romanzo, ho usato prima l’espressione «leggerezza impegnata». La definizione non sarebbe pienamente giustificabile se non ci si riferisse anche alla dimensione politica-sociale del romanzo.

Stavamo imparando le basi del capitalismo: questo ci diceva il segretario del Partito Comunista al bar. Prendi i soldi, li spendi e sei da capo. […] Di certo non gli costava niente sostenerlo stando dalla parte comoda del muro. Per me il capitalismo e il socialismo non erano un problema urgente, e il presente era confuso come i brodi delle strade con la nebbia.

Storia individuale e storia universale, peso delle nostre responsabilità e peso delle responsabilità che abbiamo in quanto individui in una società: questo principio interessantissimo viene esplicato nel romanzo, i cui personaggi si confrontano con le conseguenze delle loro azioni, vengono puniti o premiati più o meno giustamente: tutto questo sembra rappresentare una delle prime spinte a superare la frontiera della luce ed entrare, mezzi adulti, nel buio. Con un gruppo di amici, però, le tenebre si rischiarano.

L’idea di giustizia sempre splende nella decantazione di vendicativi pensieri (Leonardo Sciascia)

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