Martina Madia
pubblicato 1 anno fa in Cinema e serie tv

Pasolini e Marilyn

la mercificazione dell'icona

Pasolini e Marilyn

Pierpaolo Pasolini, artista dalle mille inclinazioni e sfaccettature, nel 1963 realizza il film di montaggio La rabbia, esperimento alquanto bizzarro perché per questo film non sarà utilizzata una sola macchina da presa. Infatti, il progetto nasce dal montaggio di centinaia di immagini e filmati che appartenevano a un cinegiornale degli anni 50. Un commento a volte in prosa, altre in poesia accompagna lo scorrere delle immagini, creando analogie o forti contrasti. Una parte di questa sorta di esperimento, chiamato dallo stesso Pasolini poema cinematografico, è dedicata a Marilyn Monroe. Le foto che tutti conosciamo di una Marilyn bellissima e sempre sotto i riflettori, si alternano ad altre di lei bambina mentre la voce fuoricampo recita una poesia scritta da Pasolini per l’occasione.

Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza, e tu,
povera sorellina minore,
quella che corre dietro i fratelli più grandi,
e ride e piange con loro per imitarli,
tu sorellina più piccola,
quella bellezza l’avevi addosso umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non ha mai saputo di averla,
perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.
Il mondo te l’ha insegnata,
così la tua bellezza divenne sua. (…)

Marilyn improvvisamente non è più solo un personaggio, un’icona vuota da guardare a tutta pagina su una qualsiasi rivista di spicco, ma acquisisce profondità: Pasolini permette al personaggio di riconciliarsi con la persona Norma Jeane Mortenson Baker Monroe, questo il suo vero nome. Quello che l’autore utilizza è quindi un approccio completamente nuovo, lontanissimo per esempio dall’artista Andy Warhol che nel 1967 realizzò dieci serigrafie del famosissimo volto della donna. Alle immagini dell’attrice si alterna più volte, nella sequenza a lei dedicata, quella di un Cristo frustrato durante una processione. Il riferimento voluto dall’artista è forte e immediato: Marilyn è una martire. Martire di un mondo che si è appropriato della sua bellezza e l’ha resa merce da lanciare sul mercato, messa in vetrina come un altro qualsiasi prodotto, come uno di quei manichini che giacciono ammassati in alcune scene del film. Pile di manichini rotti, abbandonati e infine mangiati dalle fiamme.

(…) Il mondo te l’ha insegnata,
e così la tua bellezza non fu più bellezza.
Ma tu continuavi a essere bambina,
sciocca come l’antichità, crudele come il futuro,
e fra te e la tua bellezza posseduta dal Potere
si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente. (…)

Marilyn fu ritrovata senza vita il 5 agosto 1962 nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, così il mondo si mise tra lei e la sua bellezza innata. L’ipotesi più accreditata fu quella del suicidio dovuto a un’overdose di barbiturici. Numerose però sono anche state le ricostruzioni di quella notte, parevano esserci infatti molte incongruenze. Tredici anni dopo, nel 1975, la stessa frase potrà essere utilizzata riguardo a un altro episodio: la morte di Pier Paolo Pasolini. Il suo cadavere massacrato venne ritrovato presso l’idroscalo di Ostia la mattina del 2 novembre, in questo caso fu individuato un colpevole, ma la ricostruzione dei fatti non convinse proprio tutti.
Mortale fu per Marilyn la sua bellezza, e mortale probabilmente fu invece per Pasolini averla saputa cogliere prima di tutti, prima di quel feroce mondo futuro di cui lui aveva visto ogni stortura.

La sequenza del film in questione

Fonte dell’immagine