Federico Musardo
pubblicato 1 anno fa in Letteratura

Perché amo Roland Barthes?

critica e letteratura

Perché amo Roland Barthes?

Alain R.G. – […] Barthes era da un lato un romanziere e, dall’altro, un romanziere moderno. Il romanziere moderno infatti si caratterizza proprio grazie a questo fenomeno: anziché presentare un testo, come il romanzo balzachiano, che si può raccogliere perfettamente, tutto rotondo attorno al suo solido nucleo di senso e di verità, il romanzo moderno non fa che presentare frammenti che, per di più, descrivono sempre la stessa cosa e questa stessa cosa non è quasi niente. Ma il movimento della letteratura è questo slittamento da una scena alla stessa scena che si ripete in una forma appena raggirata, appena aggirata, appena rigirata…Sento che non sei d’accordo…
Roland B. – Ma sì, solo che il romanziere moderno sei tu.
Alain R.G. – No, perché oggi come oggi, io sono un romanziere degli anni sessanta o settanta, sei tu che forse sarai il romanziere moderno di domani…
Roland B. – Ma no, visto che facciamo la stessa cosa.

Il centro culturale di Cerisy-La-Salle ebbe un ruolo di grande importanza per certe conferenze che vi si tennero durante il secolo scorso. Per esempio, risalgono al 1971 alcune giornate di convegno inerenti alla natura di quella tendenza letteraria (un clima, una convergenza di stili) che va sotto il nome di Nouveau Roman. Quella conversazione si aprì anche a un italiano, Renato Barilli, esponente di spicco della nostra avanguardia, teorico del gruppo 63, intellettuale e grande conoscitore dell’universo culturale di area francese. Gli atti di questi convegni vennero organizzati in due volumi (Problèmes généraux e Pratiques) e pubblicati l’anno seguente dall’Union Générale d’Éditions.
La casa editrice Archinto, ormai più di dieci anni fa, attraverso la traduzione di Anna Morpurgo, presentò ai lettori italiani un breve dialogo del 1977 tra Alain Robbe-Grillet (uno dei massimi esponenti del Nouveau Roman) e Roland Barthes (uno dei critici più importanti del secondo Novecento), tenutosi sempre nel medesimo centro parigino. Il loro sodalizio è stato sia umano che intellettuale. Barthes, infatti, fu uno dei primi ad accorgersi del potenziale dei romanzi di Robbe-Grillet, soprattutto della sua prima trilogia – sono ricordati i suoi saggi su Les Gommes (1953) e su Le Voyeur (1955). Profondamente interessato alle rivoluzioni della forma romanzo che proponeva lo scrittore francese, Barthes tornò su Robbe-Grillet altrove, come per esempio all’interno di quei saggi inerenti al rapporto tra gli oggetti e la letteratura, o alla letteralità di un segno linguistico che vuole scoprire la superficie delle cose (Letteratura oggettiva, Letteratura letterale e altri saggi dislocati in più raccolte).

Appena Robbe-Grillet incomincia a parlare, già gioca con Barthes: «il tema era: perché amo Barthes? E già questo semplice enunciato comincia a pormi una serie di problemi. Le tre parole: ‘perché’, ‘amo’ e ‘Barthes’ mi sembrano meritare da sole un intero dibattito». Entrambi tendono naturalmente alla digressione (Robbe-Grillet, verso la fine, dirà che ‘certamente bisogna contraddirsi’) e pertanto il breve colloquio sarà un progressivo allontanamento dal proposito iniziale, ovvero quello di rispondere all’apparentemente semplice domanda del perché il romanziere francese amava Barthes.
Si parlerà invece di letteratura e di critica letteraria, soprattutto del rapporto tra scrittore e critico, un tema caro a Barthes che d’altronde fu oggetto delle sue ricerche anche nei Saggi critici (1964) e in Critica e verità (1967).
Parlando del Grado zero della scrittura (1953), Robbe-Grillet sembra riferirsi ai suoi stessi romanzi anziché all’opera critica dell’amico:

[Robbe-Grillet a Barthes] Tu scegli un certo numero di elementi, e li mangi, e li digerisci e li rappresenti in una forma completamente diversa, ed è questo che mi appassiona. Tra il tuo testo sulle Gomme e il romanzo Le gomme, vi sono dei rapporti da romanziere a romanziere e non più da romanziere a critico.

Anche se il movimento culturale del Noveau Roman avrebbe di lì a poco vissuto la sua parabola discendente, il rapporto così forte che a quell’altezza cronologica esisteva tra Barthes e Robbe-Grillet testimonia che, nel mondo del romanzo, qualcosa era cambiato.

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