Sara Calagreti
pubblicato 4 anni fa in Letteratura

Uomo-Dio. Negazione e affermazione in Dostoevskij

Un realista che mira a vedere le cose con gli occhi di Dio.

Uomo-Dio. Negazione e affermazione in Dostoevskij

Una caratteristica della coscienza che Dostoevskij propone nei suoi romanzi è la fede, come traspare nei “I Demoni” e ne “ I fratelli Karamazov” . Il problema della fede, in tutto il suo spessore, affiora in maniera lucida nella mente di ogni ateo, sia inteso come uomo, sia come questione morale nella chiave di compimento dell’amore, Ivan Karamazov dirà : “ Se Dio non esiste, allora tutto è possibile” così come Kirillov (I Demoni) teorizzerà la medesima idea con l’espressione “Se non c’è Dio, allora io sono Dio”.
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I Karamazov vanno ad affrontare e risolvere il problema dell’esistenza di Dio, redenzione della violenza, come rinuncia e sottomissione. Per la discesa dello Spirito Santo e la conquista di una fratellanza degli uomini in nome di un sogno, si doveva vincere la contraddizione della vita umana.  Ivan Karamazov è colto, raffinato, scettico, grande negazione di Dio, anche se assetato dalla fede. Per questo motivo nutre un grandissimo affetto per il fratello minore, Alesa, nel quale vede ciò che a lui ed al fratello maggiore manca: l’armonia tra certezza spirituale ed azione.
Uno dei momenti più calienti e significativi del romanzo è la “Leggenda del grande Inquisitore”, una sorta di capitolo indipendente, che l’autore fa uscire dalla penna dello stesso Ivan, per dimostrare ad Alesa che gli uomini a causa della loro meschinità non possono vivere sotto gli insegnamenti di Cristo.
La leggenda dal punto di vista cristiano asserisce che è il diavolo, Grande Inquisitore, Ivan ad avere ragione. Il mondo è dedito esclusivamente al male e l’incarnazione di Dio ha peggiorato le cose.

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L’idea centrale della Leggenda è il rischio che comporta agli uomini  l’accrescimento di libertà o di grazia, che il Grande Inquisitore rifiuta di correre. Egli compirà nella contraddizione ciò che Cristo avrebbe voluto compiere nell’unione e nella gioia.  Cristo ha sopravvalutato l’uomo. E’ la libertà del Cristo che genera il sottosuolo.
Il Grande Inquisitore non vuole farla finita come Kirillov mediante l’Idea. L’uomo, divinizzandosi mette se stesso sulla croce.
L’uomo a poco a poco deve espellere tutte le illusioni, ma allo stesso tempo il bisogno di Dio rimane. Ciò che l’uomo deve abbandonare è l’idiolatria.
Ciò che è vitale è l’amore per il prossimo, è l’ Altro che bisogna amare come noi stessi.

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L’inquisitore, dopo aver taciuto, aspetta per qualche tempo che il suo Prigioniero gli risponda. Il Suo silenzio gli pesa. Ha visto che il Prigioniero l’ha sempre ascoltato, fissandolo negli occhi col suo sguardo calmo e penetrante e non volendo evidentemente obiettar nulla. Il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa, sia pure di amaro, di terribile. Ma Egli tutt’a un tratto si avvicina al vecchio in silenzio e lo bacia piano sulle esangui labbra novantenni. Ed ecco tutta la Sua risposta. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle labbra hanno avuto un fremito; egli va verso la porta, la spalanca e Gli dice: “Vattene e non venir piú… non venire mai piú… mai piú!”. E Lo lascia andare per “le vie oscure della città”. Il Prigioniero si allontana.

– E il vecchio?

– Il bacio gli arde nel cuore, ma il vecchio persiste nella sua idea.

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A l’artista non serviva altro che portare alla luce questa duplicità “ Uomo e Dio” come superamento e vittoria dell’uomo.
Nei Demoni tale personificazione l’abbiamo con Kirillov che cerca la sua indipendenza nel suicidio per negare Dio. Kirillov nega Cristo poichè muore per se stesso. La caoticità del mondo interiore non è fine a se stessa ma è un riflesso di ciò che si ha coscienza insieme a tutto ciò di cui non se ne ha; ciò che si definisce “la realtà del sottosuolo”.
Kirillov è un ingegnere divorato dalle proprie idee, egli cerca di mettersi al servizio degli uomini proprio come Cristo, per la loro salvezza. Egli si interessa alle motivazioni per le quali gli uomini non osano uccidersi. Essi sono impediti dalla sofferenza, sanza la sofferenza e i pregiudizi gli uomini adotterebbero il suicidio; indipercui il suicida per follia non è diverso da chi si suicida per una ragione.

 

Kirillov: E’ viltà, viltà, nient’altro. La vita non è buona. E l’altro mondo non esiste. Dio non è che un fantasma generato dalla paura della morte e della sofferenza. Per essere liberi, bisogna vincere la sofferenza e il terrore, bisogna uccidersi. Allora, non ci sarà più alcun Dio e l’uomo sarà finalmente libero. Allora, si dividerà la storia in due parti: dalla scimmia all’eliminazione di Dio e dall’eliminazione di Dio..
Grigoreiev: Alla scimmia.
Kirillov: Alla divinizzazione dell’uomo. Chi osa uccidersi, quello è Dio. Nessuno ha ancora pensato a questo, io si.
Grigoreiev: Ci sono stati milioni di suicidi.
Kirillov: Mai per questo. Sempre con la paura. Mai per uccidere la paura. Chi si ucciderà per uccidere la paura, in quello stesso istante sarà Dio.

Kirillov, rappresentando l’ateismo rappresenta l’incertezza, come cita Lo Gatto “una fede che erra perchè cerca un punto d’appoggio”.
Kirillov si uccide, per un motivo spiritualmente diverso, per la fede degli uomini in un Dio per paura della morte. Il giorno in cui l’uomo vincerà la paura, Dio non avrà ragione d’essere. Il personaggio nel quale Dostoevskij riportò molti dei suoi pensieri, la figura più chiara dell’intero romanzo, un fedele del bene che sa che Dio, seppur non esista, è necessario.Il Dio che intende Kirillov è un Dio che l’Uomo riconosce identico a se.

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La figura di tali personaggi è in continuo contrasto con una smania di assoluto ed una angosciosa razionalità che li pone dinanzi ad una inadeguatezza a compiere il bene.
Girard, nel suo saggio “Dostoevskij. Dal doppio all’unità” afferma “In Dostoevskij la ricerca dell’assoluto non è vana: iniziata nell’angoscia, nel dubbio e nella menzogna, essa termina con la certezza e con la gioia.”
Ogni personaggio è oggettivato dalla coscienza di chi lo legge; il lettore, complice dei personaggi, ne ingloba la psicologia e le movenze. Trattare la questione dell’uomo spiritualmente buono consisteva quindi, porre il problema dell’esistenza o meno di Dio.
Dai Fratelli Karamazov ai Demoni, la dialettica di Dostoevskij si pone di scrutare l’intimità dell’uomo. Non viene posto il problema di dare forma a tale interiorità bensì esteriorizzarla, in modo tale che l’agire diventi il concretizzarsi di quel lato incosciente “abisso impersonale dell’anima umana”.