Alessandro Di Giacomo
pubblicato 6 mesi fa in Storia

Avventure Polari: Amundsen vs Scott alla conquista del Polo Sud

parte prima

Avventure Polari: Amundsen vs Scott alla conquista del Polo Sud

Oggi siamo abituati a considerare “raggiungibile” qualsiasi parte del mondo ma, agli albori del secolo scorso, erano in atto continue gare per ottenere il primato nella conquista di aree geografiche ancora sconosciute. Gli esploratori erano gli eroi del tempo: gli eredi di Colombo, Magellano e Caboto erano uomini affascinanti, dall’indole avventurosa, disposti ad affrontare immensi pericoli e a mettere in gioco le loro stesse vite per lasciare una firma indelebile nelle pagine della storia.

Roald Engelbregt Amundsen, nato a Borge, un minuscolo villaggio a circa 80 chilometri da Oslo, era un giovane studente di medicina che, spinto dalla voglia di vedere il mondo, scelse di andare contro le speranze dei suoi genitori, che lo volevano medico, e abbandonare l’università ad appena 21 anni, iniziando a partecipare a viaggi esplorativi per mare. Partecipò attivamente alla prima spedizione invernale in Antartide del 1897, una spedizione internazionale a bordo della RV Belgica, nella quale ricoprì il ruolo di primo ufficiale e che finì per guidare quando, a causa dello scorbuto, tutti i suoi superiori furono costretti a lasciare il comando. Durante il viaggio di ritorno, la nave rimase incagliata nel Mare di Bellingshausen e l’equipaggio, grazie al suo nuovo comandante, fu il primo a sopravvivere per quasi un anno nel mare ghiacciato. Nel 1905, a bordo della Gjøa, compì la prima traversata del Passaggio a Nord-Ovest, riuscendo a determinare la posizione del polo magnetico boreale (utile per garantire precisione alle bussole). Il suo obiettivo, dopo aver scoperto questo importante passaggio, era la conquista del Polo Nord ma, mentre ultimava i dettagli, Robert Peary, un esploratore inglese, ne reclamò la conquista. La notizia stravolse le idee di Amundsen che, senza parlarne con nessuno, decise di cambiare obiettivo e puntare all’inesplorato Polo Sud.

Amundsen non fu il solo a stravolgere i suoi piani dopo la notizia della conquista del Polo Nord: In Inghilterra Robert Falcon Scott, un altro esploratore e membro della marina di Sua Maestà, iniziò a considerare l’idea di conquistare il Polo Sud per aumentare il prestigio internazionale inglese e, contemporaneamente, arricchirsi. Amundsen acquistò la Farm (Avanti in norvegese), nave già utilizzata per navigare nelle impervie acque dello Stretto di Bering e, solo dopo essere arrivato a Madeira, decise di avvisare il suo equipaggio della vera meta della spedizione: nessuno dei suoi uomini si tirò indietro e, dopo aver quasi sfidato Scott con un telegramma nel quale lo avvertì delle sue intenzioni, partì alla volta della Barriera di Ross, stabilendo il campo base, chiamato Farmheim (letteralmente Casa di Farm), in una regione antartica conosciuta come baia delle Balene. Scott, nel frattempo, dopo essere partito da Cardiff a bordo della Terra Nova, aveva stabilito il campo base a Capo Evans, 100 chilometri più a Nord della baia delle Balene. Questa scelta non fu casuale poiché, mentre Amundsen voleva scoprire una nuova, e molto rischiosa, strada per il Polo, Scott aveva deciso di seguire la strada ideata da Ernest Shackleton, un altro esploratore inglese che era arrivato fino a 180 chilometri dal Polo e che aveva definito, nei suoi rapporti, la baia delle Balene inadatta alla costruzione di un campo base. La prima fase della spedizione, per entrambi i gruppi, era la costruzione di depositi da rifornire, in punti strategici lungo la strada, così da garantire rifugi sicuri, sia per il viaggio d’andata che per quello di ritorno.

Amundsen decise di posizionare questi depositi a 80°, 81° e 82° Sud e, dopo un primo tentativo di spedizione nel settembre del 1911, scelse di cambiare i componenti della spedizione principale (a causa di attriti avuti con alcuni di loro) così da avere una squadra unita e capace di affrontare le temibili temperature antartiche. Un altro punto fondamentale furono gli equipaggiamenti delle due spedizioni: mentre Scott scelse di utilizzare un gran numero di pony da soma, pochi cani e motoslitte, convinto che la capacità di trasporto dei pony e i mezzi motorizzati potessero dargli un vantaggio, Amundsen decise di puntare sui cani da slitta; alleggerì poi la struttura delle slitte di quasi 35 chili, così da poter sfruttare maggiormente la velocità, abbassò i carichi dando perciò, allo stesso tempo, un ruolo ancora più importante ai depositi lungo la strada. Durante questa fase di preparazione, alcuni uomini della Terra Nova che effettuavano rilevamenti scientifici, videro il campo base Farmheim e si avvicinarono: Amundsen fu molto cortese e offrì loro il suo aiuto ma questi preferirono tornare immediatamente alla base per allertare Scott che, spaventato all’idea di restare indietro, decise di velocizzare i preparativi. Il 19 ottobre del 1911 Amundsen, partì con altri quattro esploratori, 4 slitte e 52 cani, puntando verso il primo dei depositi che, in tempo record, fu raggiunto in appena 4 giorni! Il norvegese sentiva la possibilità di aumentare la distanza tra lui ed il suo inseguitore e così, in soli 10 giorni, si spinse fino all’ultimo deposito situato a 82° Sud. Il 15 novembre, raggiunti gli 85°, Amundsen e i suoi decisero di fermarsi per far riposare i cani ed esplorare la zona dei Monti Transantartici prima di ripartire, il 17, e iniziare la scalata dell’allora sconosciuto ghiacciaio Axel Heiberg. Gli esploratori si resero conto di essere in anticipo sulla tabella di marcia ma il motivo era legato ad alcuni errori nel percorso da seguire che, unito alle sempre più frequenti tempeste di neve, resero le provviste insufficienti per nutrire sia gli uomini che gli animali. Amundsen ordinò così di allestire un campo base, che fu chiamato la macelleria, dove fu costretto a uccidere 24 cani per garantire carne fresca ai superstiti e non abbandonare la spedizione.

Il 25 novembre, nonostante i violenti cataclismi che si abbatterono sullo sparuto gruppo, la spedizione ripartì! Alle difficoltà climatiche, una volta arrivati a 86° Sud, si unirono quelle morfologiche poiché la zona era piena di crepacci che, coperti dalla neve, crearono pericolose trappole mortali tanto che Amundsen e i suoi chiamarono l’area Sala da ballo del Diavolo. Superati i pericoli di questa zona, con numerose perdite in animali ed equipaggiamento, il gruppo composto da 5 esploratori e appena 16 cani, arrivò a 88°23’, la stessa latitudine raggiunta da Shackleton anni prima, e il 14 dicembre alla destinazione finale: il Polo Sud, latitudine 90°00’, con ben 35 giorni di vantaggio sugli inglesi di Scott. Prima di iniziare il pericoloso viaggio di ritorno, Amundsen piantò la bandiera norvegese e fece allestire una piccola tenda all’interno della quale fu depositata una lettera che, anche in caso di morte, avrebbe potuto testimoniare la sua impresa. Il 25 gennaio del 1912, 99 giorni dopo averlo lasciato, il gruppo stremato riuscì ad arrivare a Farmheim. Scott, nel frattempo, era arrivato al Polo e aveva scoperto di essere stato battuto. Alla cocente sconfitta si unì un terribile peggioramento delle condizioni climatiche dovute alla fine della stagione polare estiva che fecero scendere i gradi sul termometro fino a -50° e che, in poco tempo, portarono alla morte per assideramento di tutti i pony. Il freddo, la neve ruvida e il forte vento rallentarono il gruppo che ebbe la prima tragica perdita umana lungo i crepacci ma, purtroppo, il peggio non era ancora arrivato: lungo la Barriera di Ross la disidratazione, la denutrizione, i primi sintomi di ipotermia e scorbuto, la discesa verticale della temperatura, bloccarono il gruppo. Questa fu la tragica fine della spedizione della Terra Nova, resa ancora più drammatica dalle parole scritte sull’ultima pagina del diario di Scott:

Ogni giorno saremmo pronti a partire per il deposito ad 11 miglia di cammino, ma fuori dalla tenda imperversa la tempesta. Non credo che possiamo sperare in un miglioramento della situazione. Combatteremo fino all’ultimo, ma ovviamente siamo sempre più deboli e la fine non può essere lontana. È un peccato, ma non penso di poter scrivere di più. Per l’amore di Dio, prendetevi cura delle nostre famiglie.

Amundsen renderà noto il suo successo solo il 7 marzo quando, giunto a Hobart, in Tasmania ebbe accesso ad un telegrafo
Continua…

 

Bibliografia

Robert Falcon Scott, Ernest Shackleton, Edward O. Wilson, Diari Antartici, Nutrimenti Editore, trad. A. Carpi De Resmini, 2010
Felice Trojani, Roald Engelbert Amundsen. L’eroe dei ghiacci polari, Ugo Mursia Editore, 1971 (edizione 2018)
Ilaria Luzzana Caraci, Al di là di altrove. Storia della geografia e delle esplorazioni (versione con CD Rom), Ugo Mursia Editore, 2009

L’immagine in evidenza proviene da: https://oceanwide-expeditions.com/blog/roald-amundsen-s-polar-exploits