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pubblicato 2 ore fa in Storia

L’Angelo dei Mille: Rosalie Montmasson

L’Angelo dei Mille: Rosalie Montmasson

“Angelo dei Mille”, “Angelo di Calatafimi”, “La ragazza di Marsiglia”, “Rosa”: dietro questi nomi si cela Rosalie Montmasson, l’unica donna che prese parte alla spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi, e che contribuì in modo decisivo all’unificazione nazionale.

Per lungo tempo la sua figura è rimasta in ombra accanto a Francesco Crispi, giovane siciliano mazziniano, protagonista indiscusso del Risorgimento e futuro presidente del Consiglio del Regno d’Italia.

Negli ultimi anni però due opere hanno messo in luce l’importanza della figura di Rosalie, offrendo prospettive diverse ma complementari sulla sua vita.

La sua vicenda si inserisce nel più ampio contesto del Risorgimento italiano, un periodo storico e politico che condusse all’unificazione della penisola, segnato da moti rivoluzionari, reti cospirative e da una diffusa tensione patriottica.

Chi si nasconde davvero dietro il nome di Rosalie Montmasson?

Nata il 12 gennaio in Savoia, data che a Palermo coincide con il culto di Santa Rosalia, protettrice della città, proviene da una famiglia modesta. Lasciato presto il nucleo familiare per trasferirsi a Marsiglia, crocevia di esuli e rivoluzionari, lavora come lavandaia e stiratrice, conducendo un’esistenza faticosa, segnata da una precoce autonomia. L’incontro con Francesco Crispi segna e cambia profondamente la sua vita.

Nel romanzo di Maria Attanasio, La ragazza di Marsiglia (Sellerio editore, 2018), questo incontro è raccontato con forte intensità emotiva. La storia si apre nel 1849, in un’Europa attraversata da tensioni politiche e fermenti rivoluzionari, e intreccia amore e ideali. I protagonisti sono una giovane francese dal volto lentigginoso e Crispi, già vedovo. Il loro primo incontro avviene in un mercato affollato di Marsiglia, uno scambio di sguardi fugace, ma decisivo. Lei si fa chiamare Rose, ma per lui diventa presto Rosalie; lui, per lei, sarà sempre il suo Fransuà.

Diversa è la scelta narrativa di Marco Ferrari nel romanzo Rosalia Montmasson. L’Angelo dei Mille (Mondadori, 2019). Qui l’incontro è raccontato con minore enfasi, attraverso una descrizione attenta dell’ambiente e dei dettagli, come gli abiti, i gesti, gli atteggiamenti dei due. Il contesto sociale e politico acquista maggiore centralità e contribuisce a definire la nascita della loro relazione.

In entrambi i romanzi, è attraverso le parole di Crispi che la Sicilia prende forma: Palermo inquieta, Catania resistente e Messina eroica. Rosalie viaggia con l’immaginazione, trasportata da racconti che uniscono l’esperienza politica alle sue aspirazioni. Tra i due nasce un’intesa profonda, fatta di sguardi e di una comune aspirazione all’azione.

Con lui quella fame di mondo aveva preso parola e forma: era lo specchio dove ritrovava l’immagine di sé, nitida e in cammino verso la vita, che fin dall’adolescenza inutilmente aveva cercato.

Rosalie continua a lavorare come lavandaia, e quando Crispi porta a casa compagni e idee rivoluzionarie, smette di essere una semplice spettatrice. Ascolta, osserva e inizia a immaginarsi parte di quella lotta. Non desidera soltanto seguire l’uomo che ama, sente nascere dentro di sé una vocazione politica, il bisogno di partecipare attivamente al cambiamento. Entrambi gli autori ricostruiscono gli incontri, in particolare quelli con Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, al quale Rosalie si rivolge direttamente per ottenere il consenso alla propria partecipazione alla spedizione dei Mille.

Il rapporto tra lei e Crispi trascende la dimensione meramente affettiva, configurandosi come un punto di intersezione tra sfera privata e impegno per una causa comune.

Rosalie emerge così come una donna che, attraverso l’amore, scopre la propria libertà.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo di Attanasio è proprio la costruzione di questa soggettività femminile. Durante l’esilio di Crispi a Malta per attività cospiratorie, Rosalie si rivela una presenza determinata, in quanto lo sostiene, lo aiuta a mantenere contatti e partecipa alle manovre che porteranno alla sua liberazione. Il loro legame a seguito di questa vicenda si consolida perché dopo la scarcerazione si sposano in segreto nel più breve tempo possibile.

Nell’opera di Marco Ferrari viene ricostruito con minuziosità il contesto storico dell’Ottocento, dai moti del 1848 alla spedizione dei Mille. La narrazione si distingue per la resa accurata del quadro storico, in cui le vicende personali si intrecciano con gli eventi politici.

Ferrari mette in luce in particolare il ruolo di Rosalie come cospiratrice. Giuseppe Mazzini le affida il compito di trasportare messaggi segreti agli affiliati della Carboneria in Francia. Per non destare sospetti, si traveste da contadina e nasconde i documenti in un paniere, attraversando le dogane senza essere scoperta, rendendosi così protagonista di una lotta silenziosa ma fondamentale, portata avanti in primo luogo per il bene della nazione e per l’uomo che amava.

Un altro episodio significativo è la battaglia di Calatafimi, dove Rosalie si distingue per coraggio e dedizione. Si prende cura dei feriti, utilizzando i propri abiti come bende improvvisate, senza mai fermarsi nonostante il pericolo; per tale ragione divenne, per molti garibaldini, una presenza di conforto negli ultimi momenti di vita.

Nel libro I Mille di Marsala (1863), Giacomo Oddo la descrive così:

Nel campo insanguinato di Calatafimi fu sorella, fu madre, fu tutto ai feriti. Affrontò i pericoli, espose alle palle del nemico il proprio petto per accorrere la prima ovunque un valoroso cadesse. A chi fasciava le ferite, a chi ridava animo con l’accento della speranza, a chi leniva i dolori con la parola del conforto e ai moribondi chiudeva gli occhi piangente.

Dopo la spedizione, si trasferisce a Firenze con Francesco Crispi. Tuttavia, tra i due si apre una distanza destinata a diventare definitiva e della quale trattano entrambi i testi. Rottura insanabile e dovuta anche al fatto che Crispi abbandona progressivamente l’ideale repubblicano per aderire alla monarchia, sostenendo che fosse in grado di unire il Paese, mentre la repubblica rischiava di dividerlo.

Rosalie Montmasson non aderisce a questo voltafaccia, mantenendo una convinta fedeltà ai principi repubblicani. Elemento significativo evidenziato da Ferrari è che la solitudine spinge Rosalie a circondarsi di animali quali cani, gatti, pappagalli, persino una scimmietta, creando un piccolo rifugio domestico per sopperire alla mancanza affettiva del marito.

Nonostante il sostegno costante che aveva sempre offerto al marito, quando Crispi decide di risposarsi con Lina Barbagallo, figlia di un magistrato borbonico, Rosalie scompare dalla scena pubblica. Accusato di bigamia, Crispi deve far annullare il matrimonio tra lui e Rosalie prima di prendere in moglie la nuova compagna. Il matrimonio avvenuto a Malta tra i due protagonisti, considerato valido dal punto di vista ecclesiastico e civile nell’isola mediterranea, alla fine non viene considerato allo stesso modo dai giudici napoletani, i quali non trovarono la dispensa alle pubblicazioni matrimoniali e la firma in calce del parroco, per cui ne venne confermata la non validità. Nel libro di Marco Ferrari le prove a favore della non sussistenza del matrimonio vengono scandagliate meticolosamente da un punto di vista storico, così come nel libro di Maria Attanasio viene approfondito con attenzione questo aspetto della nullità giuridica delle nozze con la Montmasson. Nullità di cui, sottolinea Attanasio, Francesco Crispi aveva avuto sempre piena consapevolezza.

Rosalie, dopo lo scandalo, sceglie il silenzio, ritirandosi dalla vita politica e accettando con dignità il proprio destino. Una sorte comune a molte donne del Risorgimento, spesso protagoniste attive ma escluse poi dal riconoscimento ufficiale nella storia.

La sua identità pubblica è stata a lungo subordinata a quella di Francesco Crispi, e lo scandalo del matrimonio annullato contribuisce a cancellarla definitivamente dalle scene sociali, anche in quanto sprovvista di un potere politico capace di garantirle sostegno.

Il caso di Rosalie Montmasson si colloca all’interno di una dinamica più generale, per cui numerose figure femminili del Risorgimento italiano risultano prive di memoria documentaria o, più verosimilmente, sono state marginalizzate nei processi di costruzione della narrazione storica. Alcuni esempi significativi, oltre a quello di Rosalie, sono Anita Garibaldi, combattente e rivoluzionaria attiva, spesso ricordata solo come moglie di Garibaldi, e Colomba Antonietti, donna animata dagli ideali rivoluzionari, la quale partecipò con il marito alla Battaglia di Velletri e di Palestrina contro le truppe borboniche, dimostrando intelligenza e audacia, tanto da meritarsi l’encomio di Giuseppe Garibaldi.

Anche Jessie White Mario, soprannominata “Miss Uragano” o la “Giovanna d’Arco della causa italiana”, fu una grande sostenitrice di Mazzini e Garibaldi; in particolare fu tra le prime donne a documentare gli eventi storici, ebbe un’attività giornalistica prolifica e un notevole successo con le sue biografie di patrioti del Risorgimento, quali Mazzini, Garibaldi e Cattaneo.

Infine è importante menzionare Antonia Masanello, patriota che, a differenza di Rosalie Montmasson, prese parte alla spedizione dei Mille sotto mentite spoglie, assumendo l’identità di Antonio Marinello e travestendosi da uomo per poter entrare nei ranghi combattenti. Infatti in Sicilia anche altre donne, come Antonia Masanello e l’anglo-italiana Jessie White Mario, si aggregarono alla spedizione dei Mille; tuttavia, solo Rosalie Montmasson la seguì per intero, da Quarto a Marsala.

Negli ultimi anni di vita dei due ex coniugi, è poco noto che, dopo la morte della seconda moglie e di due figli, Francesco Crispi tornò a far visita a Rosalie Montmasson. Maria Attanasio descrive il loro ultimo incontro in maniera molto emotiva. Prima di morire, Crispi fece realizzare due mezzibusti che li ritraevano dal maestro Salvatore Grita, come testimonianza del loro percorso condiviso.

In conclusione, Marco Ferrari affida la voce narrativa a Francesco Montmasson, ultimo erede della famiglia, custode di alcune reliquie della patriota, scelta che evidenzia come la sua figura rischi ancora oggi di essere relegata all’oblio.

Il confronto tra le opere di Maria Attanasio e Marco Ferrari mette in luce due modalità distinte ma complementari di rappresentazione della figura di Rosalie Montmasson. Attanasio adotta una prospettiva marcatamente soggettiva, privilegiando una narrazione introspettiva in cui la protagonista si definisce attraverso dinamiche emotive e relazionali; la dimensione storica fa così da cornice all’elaborazione dell’identità femminile.

Ferrari, invece, si orienta verso un impianto più propriamente storiografico, fondato su una ricostruzione puntuale del contesto politico e sociale, volto a evidenziare il ruolo operativo di Montmasson quale agente attivo nelle pratiche cospirative e negli eventi risorgimentali. Così per un verso si ha una verità di ordine più emotivo e intimo, dall’altro una verità di ordine storico-documentario, ma sempre romanzata e con dialoghi immaginati. L’intersezione di tali prospettive consente di sottrarre la patriota Rosalie a una persistente marginalità storiografica, restituendone la complessità all’interno del quadro del Risorgimento italiano. Entrambi gli autori condividono l’obiettivo di restituire visibilità a una figura rimasta ai margini della memoria storica.

Rosalie Montmasson fu protagonista di un impegno determinante, in quanto affiancò instancabilmente Francesco Crispi, contribuendo più volte a sottrarlo all’arresto, favorendone la liberazione e assistendolo durante l’esilio. Allo stesso tempo, partecipò attivamente alla rete cospirativa promossa da Giuseppe Mazzini, svolgendo incarichi delicati come il trasporto di messaggi segreti ed entrando in contatto con importanti esponenti politici del tempo. Durante la spedizione dei Mille e, in particolare, nella battaglia di Calatafimi, si distinse per aver prestato soccorso a tutti i feriti e offerto conforto ai combattenti. La sua fu una duplice lotta, pubblica e privata, in quanto accanto all’impegno politico e sociale, dovette affrontare in silenzio anche l’abbandono da parte dell’uomo che aveva amato, restando sempre fedele a sé stessa.

È la storia di una donna che ha partecipato attivamente alla costruzione dell’Italia unita e che rimase coerente ai propri ideali fino alla fine della sua vita, come dimostra la scelta finale di essere sepolta con la camicia rossa garibaldina, ma che solo oggi sta trovando il meritato riconoscimento.

di Maria Angelica Frasca