Alessandro Di Giacomo
pubblicato 1 mese fa in Storia

Captain America e gli altri: fumetti e cartoni di propaganda per i piccoli statunitensi

Captain America e gli altri: fumetti e cartoni di propaganda per i piccoli statunitensi

Berlino, marzo 1941. Adolf Hitler è impegnato in una riunione con i suoi gerarchi quando, improvvisamente, un uomo, con un costume azzurro, a strisce bianco-rosse, protetto da un grande scudo stellato capace di respingere i proiettili, che gli vengono immediatamente scagliati contro, fa irruzione nella stanza e riesce a colpire il Führer con un pugno in pieno volto.

Se questa scena vi sembra impossibile è perché, in effetti, non è mai accaduta… almeno nel mondo reale! Quella descritta è, infatti, nientemeno che la copertina del primissimo numero di Captain America, il famoso supereroe della Marvel Comics. Il capitano Steve Rogers, oggi noto al grande pubblico grazie ai film del Marvel Cinematic Universe con Chris Evans, è stato il protagonista di una serie di fumetti e cartoni animati di propaganda che, a partire della Seconda guerra mondiale, avevano il compito di inculcare, anche nei più piccoli, l’idea dell’America che combatte dalla parte giusta.

La storia di Cap, come lo chiamano i suoi fan, comincia nel 1940 a Manhattan quando, negli uffici della Timely Comics (più avanti Marvel), ai fumettisti Joe Simon e Jack Kirby venne l’idea di realizzare un fumetto con un supersoldato patriottico, che combatte con uno scudo donatogli dal Presidente Roosevelt, capace di condurre gli Stati Uniti alla vittoria e di rappresentare un’America che difende con coraggio i suoi valori, contro le tirannie liberticide dell’Asse.

In realtà, nel marzo del 1941, quando uscirono i primi numeri del fumetto, gli Stati Uniti erano idealmente molto lontani dal conflitto, basti pensare che l’attacco giapponese a Pearl Harbor sarebbe avvenuto quasi un anno dopo. Ma perché il Capitano già combatteva le forze dell’Asse?  Joe Simon ha spiegato che Capitan America è stata una creazione deliberatamente politica: lui e Kirby, entrambi ebrei, erano disgustati dalle azioni della Germania nazista, e ritenevano inevitabile il coinvolgimento degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale al fianco di Inghilterra e Unione Sovietica:

Gli oppositori della guerra erano tutti ben organizzati. Ma anche noi volevamo dire la nostra.

Con il beneplacito di Martin Goodman, direttore della Timely Comics, il fumetto venne pubblicato ed ebbe un successo incredibile: il primo numero superò il milione di copie, una cifra importante in quegli anni, e le uscite successive mantennero quello standard, superando le vendite di riviste d’attualità come «TIME». Captain America, in realtà, non fu il primo supereroe a tema patriottico – era stato infatti preceduto da The Shield della MLJ Comics (la futura Archie Comics) – ma divenne rapidamente il personaggio più popolare della Timely e l’unico, nato con quello scopo, a sopravvivere fino ad oggi.

Il successo di Steve Rogers era legato anche alla storia del supereroe, che faceva leva sui sentimenti patriottici dei giovani americani, anche i meno portati fisicamente: il futuro capitano avrebbe voluto arruolarsi durante la Seconda guerra mondiale per mettersi al servizio della nazione, ma viene scartato fin da subito a causa del suo fisico gracile. Viene però invitato dallo scienziato Abraham Erskine (di origini ebraiche come i creatori del fumetto), che nota la sua grande levatura morale, a prendere parte ad un esperimento segreto chiamato “Operazione Rinascita” (nome scelto, non casualmente, per indicare agli Stati Uniti la via verso il risveglio dell’intera nazione) messo in pratica allo scopo di formare un esercito di super soldati. Steve beve un preparato chimico che fa sviluppare enormemente le sue caratteristiche fisiche e mentali, ma sarà l’unico a potersi sottoporre a tale trattamento: una spia nazista infiltrata, infatti, riesce ad uccidere il Dr. Erskine prima che il preparato possa essere ingerito anche da altri e così un americano che non riusciva nemmeno ad arruolarsi diventa l’eroe di cui il Paese ha più bisogno. Inoltre, per far fronte alla gioventù hitleriana (ma, in realtà, per coinvolgere i più piccoli nelle storie), il governo gli affianca il giovane James Buchanan Barnes, più noto come Bucky, insieme al quale Cap combatte le forze dell’Asse.

Il successo degli albi di Captain America fece nascere anche un fan club chiamato “Sentinels of Liberty” e, quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, il suo compito divenne ben più importante: la figura di Steve Rogers venne scelta per pubblicizzare la vendita dei War Bonds (letteralmente “Titoli di guerra”) ovvero buoni del tesoro statunitense, necessari per finanziare il crescente sforzo bellico. Per avere un’idea dell’importanza di questi titoli, basta ricordare che le spese di bilancio per il periodo 1941-1945 ammontarono a 317 miliardi di dollari, 281 dei quali legati alla guerra. Le spese salirono da 9,6 miliardi di dollari nell’anno fiscale 1940 fino ai 110 miliardi del 1945. Di queste uscite, circa il 45% fu coperto dalle tasse e da altre fonti, esclusi i prestiti. La differenza fu coperta con la vendita di titoli.

Molti sanno che nel mondo dei fumetti di supereroi, esiste anche un’altra grande casa editrice: la DC Comics. La grande rivale della Marvel rimase inizialmente neutrale ma, dopo l’attacco a Pearl Harbor, iniziò a produrre fumetti patriottici, coinvolgendo nella campagna i suoi supereroi di maggior successo, come Batman e Superman. I principali fautori di questo cambio di rotta furono, ancora una volta, Joe Simon e Jack Kirby che, allontanati dalla Timely, passarono alla diretta rivale e crearono per loro i Boy Commandos, un gruppo di agguerriti ragazzini, simili a Bucky, che combattono contro i nazisti. A partire dal 1942, anche Batman, Robin e Superman ebbero il loro ruolo contro le forze nemiche: i tre appaiono in un omaggio alla Marina e all’Esercito, indicando i soldati americani come i veri eroi che si sacrificano per il futuro della nazione o su coloratissime copertine in cui combattono direttamente Hitler o i suoi soldati al fronte. In questo progetto, apparve anche Wonder Woman, prima eroina che, in una copertina dell’epoca, lancia con forza sovraumana una palla da bowling facendo strike su tre birilli che hanno le sembianze di Hitler, Mussolini e l’alto ufficiale nipponico Hideki Tōjō.

Nella lista dei creatori di fumetti propagandistici non può mancare Walt Disney che, con Topolino contro il Terzo Reich“Un’avventura di guerra”, scritta da Bill Walsh e disegnata da Floyd Gottfredson, mette a servizio della causa il suo personaggio più rappresentativo. Nella storia, Topolino viene inviato in missione segreta nella Germania nazista, alla guida di un velivolo sperimentale che possa cambiare le sorti del conflitto, ma deve vedersela con Gambadilegno, qui spia del Terzo Reich. Il finale vede ovviamente la vittoria di Topolino e un pesante bombardamento delle fabbriche di guerra tedesche. Si narra che quando Hitler lesse questa storia si infuriò a tal punto da costringere l’alleato Mussolini (che conosceva personalmente Walt e aveva avuto modo di ospitarlo a Villa Torlonia) a bandire ogni fumetto Disney anche in Italia.

Con la Disney, la propaganda coinvolse anche i cartoni animati. Nel 1943, venne prodotto Der Fuerher’s Face che ha per protagonista Paperino. Il povero papero si ritrova vittima di un incubo in cui è un lavoratore tedesco in una fabbrica di proiettili del Terzo Reich ed è costretto a sperimentare tutto ciò che la dittatura ha di negativo: mangia una fetta di pane sottilissima e beve un caffè fatto con un solo chicco (a causa del razionamento di guerra); deve anche leggere il Mein Kampf, lavorare per l’impossibile quantità di 48 ore giornaliere, e fare il saluto nazista ogni volta che compare un’immagine di Hitler o dei suoi alleati in un ritmo a cavallo fra il comico e grottesco. Tutto questo è accompagnato da una canzoncina che ha lo stesso titolo del cartone, da colori cupi e dalla sensazione di vivere totalmente privi di libertà. Il cortometraggio si conclude con Paperino che, svegliandosi dall’incubo, vede proiettata sul muro l’ombra di una figura che tiene la mano destra alzata, come in un saluto nazista. Preso dal panico, comincia a farlo anche lui, finché non si rende conto che quella è l’ombra di una miniatura della Statua della Libertà. Realizza quindi di trovarsi negli Stati Uniti e abbraccia la statua, orgoglioso della sua cittadinanza americana.

Anche la Warner Bros., storica rivale della Disney, realizzò diversi cortometraggi di propaganda. Fra i più noti c’è The Ducktators, una simpatica crasi che fonde paperi (ducks) e dittatori (dictators). Il cartone ha un tono satirico a tratti spietato e soprattutto razzista, come vedremo, nei confronti dei nipponici. La vicenda si svolge in una fattoria dove sta per schiudersi un uovo stranamente nero. Da esso esce un anatroccolo con le sembianze di Adolf Hitler che, come prima parola, urla un Sieg Heil e, in pochissimo tempo (tempo che assume le sembianze di un anziano con clessidra e falce), riesce a salire al potere convincendo le altre papere con i suoi rabbiosi discorsi (in tedesco ovviamente). Fra i suoi seguaci appare un palmipede dal mento estremamente pronunciato e un forte accento italoamericano: il riferimento a Mussolini diventa palese quando si affaccia da un finto balcone (copia di quello di Piazza Venezia a Roma), fa un discorso e chiede applausi a una folla che, in realtà, è rappresentata da un solo pulcino incatenato e costretto ad ascoltare il Duce. Questa immagine, fortemente satirica, non è casuale: l’obiettivo è quello di sminuire il fascismo, soprattutto agli occhi della comunità italoamericana che, spesso vittima di atti di razzismo, violenza e diffidenza e relegata in appositi quartieri in ogni città statunitense, aveva visto il fascismo come possibilità di una futura rivalsa e in Mussolini l’uomo che avrebbe ridato loro dignità, in quanto italiani. Era necessario invece che gli italoamericani scegliessero gli Stati Uniti e si arruolassero per combattere contro i fascismi europei. La satira più violenta, però, come anticipato, spetta ai giapponesi: a Oriente appare un emulatore della papera Hitler con i dentoni, gli occhiali tondi e gli occhi a mandorla. È un chiaro riferimento, stereotipato e razzista, al Primo Ministro giapponese Hideki Tōjō. La papera nipponica prova a mostrarsi dura ma finisce per essere malmenata da una tartaruga e, in modo vigliacco, si finge cinese per evitare ripercussioni. Il cartone si conclude con la colomba della Pace che, aiutata da un uomo del manifesto dedicato alle vendite dei War Bonds, picchia duramente le papere dispotiche.

L’ultimo esempio è, forse, il più offensivo ed esplicito di tutta la produzione propagandistica statunitense, tanto da essere, a differenza dei primi due, difficilmente reperibile sul web. In Bugs Bunny nips the nips (traducibile come “Bugs Bunny mordicchia i giapponesi”, in slang dispregiativo) il coniglio della Warner riesce a combattere facilmente un plotone di nipponici, rappresentati con la solita fisionomia denigratoria, grazie alla sua presunta intelligenza superiore, offrendo loro gelati con, nascoste all’interno, delle bombe a mano. La cosa che più impressiona uno spettatore di oggi sono gli epiteti con cui Bugs porge i coni ai nemici degli Stati Uniti: «ecco a te faccia da scimmia».

Con la fine del conflitto, tutti i personaggi della DC Comics, della Disney e della Warner tornarono ad avere successo con storie lontane dal contesto bellico ma non si può dire lo stesso di Captain America. Il Supersoldato era nato proprio per combattere i nazisti e, con la guerra ormai vinta, ebbe una sorta di “crisi d’identità”: i suoi nuovi autori (Al Avison e Syd Shores) provarono a tramutarlo in un cacciatore di comunisti, i nuovi nemici dell’America, con il fumetto Captain America, Commie Smasher! che, però, non ebbe il successo sperato, tanto che il supereroe a stelle e strisce venne escluso dalle pubblicazioni.

Le cose cambiarono nel 1961 quando la Timely venne ufficialmente ribattezzata Marvel Comics: alla guida dell’azienda, nel suo nuovo corso, Martin Goodman nominò, come suo successore, Stanley Martin Lieber, al secolo Stan Lee, un mito per gli amanti di fumetti. Stan decise di lanciare nuovi gruppi di supereroi, fra i quali spiccano i Fantastici quattro e gli Avengers e, nel numero del 4 marzo del 1964, tra i ghiacci dell’Alaska, con un escamotage letterario, gli Avengers ripescarono, ibernato, proprio il corpo di Captain America. Il “nuovo” Capitano viene rappresentato in modo decisamente diverso da quello degli anni ’40: da simbolo della campagna antinazista diventa esponente della coscienza critica dell’imperialismo statunitense e le sue avventure vengono utilizzate per denunciare le ingiustizie e la corruzione della società. Captain America affronta così il cambiamento sociale, resta deluso dal caso Watergate, si mostra contrario al razzismo combattendo al fianco del supereroe nero Black Panther e, più recentemente, vive gli effetti dell’11 settembre 2001.

Un ulteriore cambiamento del personaggio avviene con l’acquisto della Marvel da parte della Disney nel 2009, per 4 miliardi di dollari: solo due anni dopo, arriva al cinema il primo film con Chris Evans che interpreterà il personaggio fino al 2019, nel film Avengers Endgame: quando si ritira dal combattimento, Steve Rogers lascia il suo iconico scudo a Sam Wilson (interpretato da Anthony Mackie) che, con gli eventi raccontati nella serie The Falcon and the Winter Soldier, diventerà il nuovo Captain America in rappresentanza anche dei neri americani.  

Il personaggio si è adattato perfettamente alle nuove sfide e lotte che la società ha affrontato nel corso della sua lunghissima vita. Una frase, presa dal fumetto Captain America: un uomo fuori dal tempo rappresenta, alla perfezione, questo percorso:

Il mio lavoro è migliorare il mondo di domani. Lo è sempre stato. Qualche tempo fa ho chiesto a Bucky quale fosse lo scopo di Captain America fuori combattimento. Era una domanda sciocca. Ci sarà sempre qualcosa per cui combattere.


Le Fonti

Video:

Captain America: The First Avenger, di Joe Johnston, prodotto da Paramount Pictures e Marvel Studios, Stati Uniti, 2011.

Avengers: Endgame, di Anthony e Joe Russo, prodotto da Marvel Studios e Walt Disney Studios, Stati Uniti, 2019.

The Falcon and the Winter Soldier, di Kari Skogland, prodotto da Marvel Studios e Walt Disney Studios, Stati Uniti, 2021.

The Ducktators

Der Fuerher’s Face

Collegamenti esterni:

Cartoni e propaganda

Captain America

How Captain America evolved

America e propaganda

Captain America e propaganda