Alessandro Di Giacomo
pubblicato 3 mesi fa in Storia

Franca Viola

c'è chi dice no

Franca Viola

L’8 marzo 2014, in occasione della festa della donna, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano insignì una signora di settant’anni dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Quella signora si chiama Franca Viola e questa è la sua storia, un tassello piccolo ma fondamentale per la giurisprudenza italiana nonché per l’emancipazione femminile.

1963: ci troviamo in Sicilia, ad Alcamo, un paese in provincia di Trapani. L’Italia è un paese in pieno boom economico e il Sud sta nascendo a nuova vita, grazie al sostegno della Cassa per il Mezzogiorno, istituita negli anni ’50, e alla tanto attesa riforma agraria che, riducendo i latifondi, dà impulso e nuova linfa anche alle piccole attività private.

Franca Viola, figlia di Bernardo, un mezzadro locale, è una ragazzina minuta e graziosa che vive le emozioni della sua giovane età. Con il permesso dei genitori, si fidanza con Filippo Melodia, bravo ragazzo di famiglia benestante, nonostante sia il nipote di Vincenzo Rimi, un mafioso locale. Successivamente, però, Melodia viene arrestato per furto e si scopre essere parte di una banda mafiosa e Bernardo, per il bene di sua figlia, decide di rompere il fidanzamento, pur sapendo di contrapporsi pericolosamente alla logica malavitosa. Le reazioni non si faranno attendere: arriveranno decine di lettere minatorie, il vigneto e casolare di famiglia saranno dati alle fiamme e, addirittura, Bernardo sarà minacciato con una pistola alla tempia. Nonostante questo, però, il mezzadro non cambierà idea, sua figlia non sarebbe andata in sposa ad un delinquente. Le regole mafiose però non ammettono passi indietro e, non riuscendo a smuovere la volontà del padre della ragazza, Melodia, uscito di prigione, decide di compiere un atto estremo, pur di ottenere ciò che ritiene suo di diritto.

Il 26 dicembre del 1966, con l’aiuto di dodici complici, Filippo entra in casa della famiglia Viola e, dopo essersi scagliato sulla mamma di Franca, accorsa in difesa della figlia, rapisce la ragazza assieme a suo fratello Mariano, di appena otto anni, che sarà rilasciato poco dopo. Per Franca invece comincia un inferno: per una settimana la giovane viene segregata, malmenata, umiliata, lasciata digiuna e, infine, stuprata dal suo ex fidanzato. Qui occorre fermarsi un momento: il codice penale vigente in Italia nel 1966 è figlio del Codice Rocco di matrice fascista che, con l’articolo 544, garantiva impunità a chi, dopo essersi macchiato del reato di violenza sessuale, “risarcisse” la vittima con un matrimonio riparatore. Questa legge nasce dalla logica del tempo che vedeva nella verginità della donna un valore assoluto e, di conseguenza, considerava svergognata chi, pur contro la sua volontà, avesse avuto rapporti sessuali con uomini diversi dal marito. Forte della copertura “legale” delle sue azioni scellerate, Melodia, dopo aver condotto Franca nella casa di famiglia, il giorno di capodanno, fa contattare dai suoi genitori la famiglia della ragazza per la cosiddetta paciata, un incontro tra le famiglie, volto ad accettare incondizionatamente il fatto compiuto e, di conseguenza, il successivo matrimonio. Ma Franca è una donna coraggiosa e, con l’orgoglio di chi non ha nessuna colpa da espiare, confessa a suo padre di non volere quel matrimonio e decide con lui, che l’appoggia incondizionatamente, di opporsi a quel sistema, a quella società e alla logica del suo paese. I genitori, allora, fingono di accordarsi con i Melodia ma, dopo aver permesso a Franca di andare a vivere con Filippo, in attesa del matrimonio, denunciano ai Carabinieri il sequestro della figlia.

Bernardo sa bene cosa significherà per tutti loro questa decisione: la gente inizia a non salutarlo per strada, gli amici gli voltano le spalle, ad Alcamo nessuno vuole avvicinarsi a chi ha sfidato la Mafia e le regole non scritte di una società arcaica, sua figlia, denigrata da tutti, è destinata a restare zitella perché ormai nessuno vorrà più sposarla. Eppure i Viola e Giuseppe Ruisi, il nuovo fidanzato di Franca, accettano tutto pur di ristabilire ciò che loro avvertono come la vera giustizia.

Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce

Opporsi significa affrontare un processo, andare sotto i riflettori impietosi, metterci la faccia. Franca lo fa con la semplicità di chi non la considera questione nazionale ma una questione personale.

Eppure, la scelta di Franca non si ferma ad Alcamo: l’impatto mediatico è incredibile, viaggia sui quotidiani e la televisione nazionali e, attraversando lo stivale, smuove le coscienze, conduce a riflessione sia il popolo che coloro che legiferano,divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari. È il punto di partenza per studi sociologici che analizzano il divario tra Nord e Sud del Paese (il padre di Franca parla solo il dialetto siciliano e necessita addirittura di un interprete al processo), nonché motivo di discussione e confronto sulla parità dei sessi. Più che un  processo è un evento storico: Melodia e i suoi complici, dopo aver tentato invano di screditare la figura di Franca, accusandola di aver partecipato consenziente al rapimento e di aver avuto rapporti sessuali anche negli anni precedenti, vengono condannati a 11 anni di reclusione. Pensate siano pochi? Si, è così. Il motivo va tuttavia ricercato, ancora una volta, nel sistema legale italiano che, oltre al già citato articolo 544, considerava lo stupro, paradossalmente, un delitto contro la morale e non contro la persona e ciò comportava una netta riduzione di pena (articolo 519).

Dopo il processo, spaventata dall’eventualità di ritorsioni contro il suo fidanzato, minacciato dai parenti di Melodia, è convinta di non sposarsi ma Giuseppe Ruisi ha idee diverse:

Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un’altra  

Il 4 dicembre del 1968, Franca e Giuseppe convolano a nozze: il matrimonio ha risonanza nazionale perché sembra l’ennesima sfida a quel sistema così radicato. Franca decide, addirittura, di sposarsi in bianco! Arrivano gli auguri di Giuseppe Saragat, Presidente della Repubblica, di Giovanni Leone, Presidente del Consiglio; Oscar Luigi Scalfaro, Ministro dei Trasporti, regala un biglietto ferroviario valido per un mese su tutta la rete ferroviaria italiana. Persino Papa Paolo VI la riceve in udienza.

Sulla scia dell’esempio di Franca, riconosciuta all’unanimità come un simbolo di libertà e dignità, molte altre ragazze, in Sicilia e in tutto il meridione, decidono di dire no. Qualcosa si muove dal profondo delle coscienze a tutti i livelli e, anche grazie all’ondata rivoluzionaria e riformatrice del ’68, inizia un processo di modernizzazione delle leggi che riguardano la violenza sulle donne e la società civile stessa. Il percorso sarà lungo e pieno di insidie tanto che, solo nel 1981, a ben quindici anni di distanza dal rapimento, la legge 544 sarà abrogata e sarà necessario aspettare fino al 1996 per il riconoscimento dello stupro come delitto contro la persona e non contro la morale

In questa storia, non va dimenticato il ruolo decisivo e, per quei tempi, sorprendente, delle due figure maschili accanto a Franca: suo padre Bernardo e il suo fidanzato Giuseppe. Entrambi hanno sostenuto la ragazza e sfidato con lei tradizioni ataviche, sapendo di dover affrontare lo scherno, la derisione e le malelingue, due figure anomale per quegli anni, forse già esempio di cambiamenti profondi. Sintomatica, la risposta di Giuseppe alla domanda impertinente di una giornalista sulla non verginità di Franca all’altare:

…penso che più che verginità di corpo si badi alla purezza dei sentimenti, quindi a tutt’altro che possa essere qualcosa di materiale…                                     

Melodia, dopo dieci anni in carcere, fu condannato a due anni agli arresti domiciliari a Modena dove, scontata la pena, fu freddato in strada a colpi di lupara, in circostanze tuttora ignote. 

In un’intervista concessa a Concita De Gregorio, per Repubblica, Franca ha dichiarato :

Per me la mia vita è stata la mia famiglia. Stamattina sono andata a trovare mia madre, che vive qui accanto, da sola. Ha 92 anni, è lucidissima. Per prima cosa mi ha detto: Franca, ti ricordi che giorno è oggi? È il 26 mamma, sì. Per lei il 26 dicembre è il giorno del mio rapimento e il giorno della morte di mio padre. Lo sa che mio padre è morto 18 anni dopo il mio rapimento, lo stesso giorno alla stessa ora? È stato in coma tre giorni, io pensavo: vuoi vedere che aspetta la stessa ora. E infatti: è morto alle nove del mattino, l’ora in cui entrarono a casa a prendermi. Ha aspettato, voleva dirmi: vai avanti

Ma Franca era molto avanti … già cinquant’anni fa.

Buon 8 marzo a tutti, donne e uomini, in un percorso comune che non dobbiamo fermare.


Le Fonti

Collegamenti esterni:

Corriere della sera

Il post

Repubblica

Enciclopedia delle donne

Video:

Rai storia

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