Alessandro Di Giacomo
pubblicato 3 mesi fa in Storia

Il Raid del Telemark: le missioni segrete per fermare l’atomica nazista

Il Raid del Telemark: le missioni segrete per fermare l’atomica nazista

Nell’aprile del 1940, l’esercito tedesco riuscì a conquistare e ad occupare la Norvegia. Quella che sembrava essere “semplicemente” un’altra pedina caduta dinnanzi all’avanzata nazista poteva essere, in realtà, un pericolo incalcolabile per i nemici del Terzo Reich. La Norvegia, infatti, più precisamente l’impianto Norsk Hydro a Rjukan nella regione del Telemark, era l’unico paese al mondo dove veniva prodotta l’acqua pesante, per provare a produrre energia alternativa, chimicamente simile all’acqua ma con una percentuale maggiore di idrogeno, elemento fondamentale per il programma nucleare tedesco. La paura degli alleati portò a diverse operazioni di intelligence per impedire ai nazisti di creare la loro arma risolutiva.

La prima di queste operazioni avvenne proprio durante l’avanzata tedesca nel territorio norvegese e fu messa in atto dai servizi segreti francesi che, nel marzo del 1940, diedero ad un agente segreto una valigetta con 50 milioni di franchi e una lettera di credito, per acquistare dal direttore della Norsk Hydro, Axel Aubert, tutta l’acqua pesante prodotta, impedendone, in questo modo, l’utilizzo ai nazisti. Aubert, desideroso di contrastare gli invasori, prestò la sua auto all’agente per raggiungere un aeroporto occupato dove due aerei attendevano la spia francese: uno fu fermato ma a bordo non c’era nulla di compromettente, mentre l’altro, con il prezioso carico, riuscì a partire e raggiungere la Francia. I tedeschi, infuriati, decisero allora di occupare militarmente la struttura.
Con l’impianto occupato e gli scienziati norvegesi a loro disposizione, ai tedeschi serviva solo del tempo prima di avere a disposizione importanti quantità di acqua pesante.

Meno di tre mesi dopo, Hitler aveva occupato anche la Francia e, assieme allo stato maggiore francese, in Inghilterra giunse la notizia dell’acqua pesante. Fu così che il Primo Ministro britannico in persona, Winston Churchill, decise di far avviare un’operazione volta all’eliminazione della produzione.
La guerra sempre più vicina a Londra, però, costrinse gli alleati a considerare le operazioni contro il Telemark di secondo piano ma, dopo la vittoria nella Battaglia d’Inghilterra e l’Invasione nazista dell’Unione Sovietica (che allontanò i tedeschi dalle bianche scogliere di Dover), gli inglesi ricominciarono a studiare un attacco. In loro aiuto, giunse un’operazione svolta dai partigiani norvegesi che, nel marzo del 1942, avevano sequestrato un piroscafo tedesco per fuggire e, dopo un’eroica quanto pericolosa traversata, erano giunti ad Aberdeen, in Scozia.

Tra i dirottatori c’era Eniar Skinnarland, un ingegnere norvegese che stava lavorando alla costruzione di una diga proprio a Riukan (estremamente vicino all’impianto della Norsk Hydro) che, una volta fuggito, voleva unirsi allo Special Operations Executive, i servizi segreti militari inglesi. Skinnarland, date le sue competenze, era l’uomo giusto per l’SOE: dopo un briefing, fu paracadutato nel Telemark con l’obiettivo di tornare sul posto di lavoro e fornire informazioni dettagliate su ciò che stava accadendo nell’impianto. Le notizie inviate nei giorni successivi terrorizzarono Churchill: l’impianto era perfettamente funzionante e stava producendo con successo l’acqua pesante!

I British Commandos lavorarono su idee diverse ma fu ben presto chiaro che, a causa della posizione dell’impianto, situato tra le ripidissime montagne norvegesi, per pianificare un attacco c’era bisogno di un referente militare in loco che potesse dare notizie più puramente tattiche di quelle tecniche fornite da Skinnarland. Fu così che venne varata l’Operazione Grouse, per la quale furono scelti due ufficiali inglesi e due sottoufficiali norvegesi, appartenenti all’unità speciale Kompani Linge, interamente composta da agenti norvegesi, fuggiti in Gran Bretagna dopo l’occupazione tedesca. Il 15 ottobre del 1942, alle 23.30, i quattro militari furono paracadutati tra le montagne innevate del Telemark: iniziarono il lavoro di spionaggio e osservazione dal loro campo-base, fornendo informazioni dettagliate sulla struttura, sugli orari di lavoro e sul numero delle guardie tedesche. In Inghilterra, nel frattempo, i servizi segreti stavano lavorando all’Operazione Freshman, che prevedeva l’invio di Commandos, armati fino ai denti, con gli alianti Airspeed Horsa, gli stessi che saranno utilizzati nel D-Day, per attaccare la Norsk Hydro e annientare la produzione. La missione ebbe luogo ma fu un insuccesso: gli alianti furono spinti dal vento gelido contro le montagne e si schiantarono e i pochissimi superstiti furono catturati, torturati brutalmente e, infine, fucilati dalla Gestapo come spie. Gli alleati però non potevano demordere e, il 16 febbraio del 1943, fu avviata l’Operazione Gunnerside, molto simile alla Freshman ma con l’utilizzo di paracadutisti al posto degli alianti che, dopo esser stati lanciati nella regione del Telemark, raggiunsero l’impianto con gli sci, mimetizzati in uniformi bianche come la neve. Agli agenti fu fornita una pillola di cianuro di potassio: nessuno stavolta sarebbe finito prigioniero dei nazisti.

Restava il problema di raggiungere l’impianto poiché l’unica via d’accesso era un ponte situato di fronte all’ingresso principale, ovviamente sorvegliato. Gli alleati, però, avevano un asso nella manica: era arrivato a Londra il dottor Iomar Brun, un ex ingegnere capo della Norsk Hydro, che conosceva un’entrata segreta: un tunnel di manutenzione dei cavi elettrici che conduceva direttamente all’interno dei centri di produzione. Per raggiungerlo, senza passare dal ponte, era necessario discendere una parete di ghiaccio, fare un percorso con gli sci e, successivamente, scalare un’altra parete. Dopo undici giorni di ricognizione e collaborazione con gli uomini dell’Operazione Grouse e con Skinnarland, rimasti come supporto tattico, il 27 febbraio, fu lanciato l’attacco: gli agenti trovarono un punto adatto e, dopo aver completato la scalata, entrarono dal tunnel dei cavi elettrici; una volta dentro, scesero fino agli impianti di stoccaggio, dove piazzarono cariche esplosive ad alto potenziale sotto i locali di produzione. Il commando, temendo che la Gestapo incolpasse dell’operazione i gruppi partigiani norvegesi e per evitare feroci rappresaglie sulla popolazione, decise di lasciare davanti al tunnel una mitragliatrice di fabbricazione inglese, così da “firmare” l’operazione ed evitare una strage. Proprio mentre gli uomini uscivano dall’impianto, gli esplosivi iniziarono a detonare! Le sirene degli allarmi ululavano e, mentre gli uomini del commando fuggivano con gli sci, i tedeschi uscirono pronti al combattimento! Gli ufficiali della Gestapo avviarono una spietata caccia all’uomo ma il commando aveva già raggiunto la Svezia, facendo ben 400 kilometri con gli sci, e l’unico membro rimasto in Norvegia era l’insospettabile Eniar Skinnarland, ancora sotto la copertura di ingegnere alla diga, un vero e proprio “occhio sull’operato del nemico”.

Skinnarland, appena sei mesi dopo, inviò nuove, pessime, comunicazioni a Londra: i tedeschi avevano riparato l’impianto, aumentato la difesa con 3000 guardie e riavviato la produzione. Churchill, questa volta, decise di accettare la soluzione proposta dagli americani: un bombardamento pesante dell’area, volto a distruggere definitivamente la Norsk Hydro! Il bombardamento avvenne il 16 novembre del 1943 con 155 bombardieri B17 Fortezze Volanti e l’impianto fu colpito e distrutto da più di 600 bombe.
Gli americani e gli inglesi cantarono vittoria ma i tedeschi erano imprevedibili: oltre 14 tonnellate di acqua pesante erano state nascoste in un bunker sotterraneo ed erano intatte sotto quella spessa parete di cemento.
Con i tedeschi pronti a trasportare il prezioso materiale in Germania, dove sarebbe stato irraggiungibile, gli alleati furono costretti ad organizzare un’operazione d’intelligence improvvisata, con agenti norvegesi. Il trasporto sarebbe stato effettuato su rotaia fino al Lago di Tinn, dove i barili dovevano essere caricati a bordo di un Ferry-boat, per superare un impervio fiordo, prima dell’ultima tratta su un altro treno diretto ad una base segreta nel nord della Germania. Haukelid, il capo del commando, con repentina capacità d’improvvisazione, capì che il momento giusto per distruggere il carico era proprio durante il trasporto acquatico. Riuscì a salire sul traghetto tedesco e, grazie ad una sveglia e a tutte le cariche di plastico Nobel’s Explosive No. 808 (l’antenato del moderno C4) che era riuscito a reperire, costruì un rudimentale ordigno a tempo. L’orario impostato sul timer era le 10.45, il momento in cui il traghetto si sarebbe trovato nel punto più profondo dell’insenatura, per impedire il recupero del materiale eventualmente uscito indenne dall’esplosione. Il commando si posizionò sulle colline vicine, in attesa della detonazione ma, alle 10.45, tutto tacque. Da Londra, il Ministero della guerra chiedeva impaziente aggiornamenti e Skinnarland, unitosi al gruppo come operatore radio, stava per dichiarare il fallimento della missione quando, improvvisamente, un violento boato squarciò l’aria e le fiamme furono ben visibili, oltre gli avvallamenti!

L’esplosione era avvenuta, seppur con ritardo, e l’operazione era miracolosamente riuscita! Stavolta, “la battaglia per l’acqua pesante” fu un successo degli alleati.
Il principale autore di questo successo, Eniar Skinnarland, sopravvisse sotto copertura fino alla fine della guerra, quando si trasferì in Canada, dove è vissuto sino al 2002.

 

Fonti

Libri:
Martin Gilbert, La grande storia della Seconda Guerra Mondiale, Mondadori, Milano 2009 (ristampa).
Nino Nava, Le armi segrete, Ginevra, Fermi, 1973.
B. Palmiro Boschesi, Il chi è della Seconda Guerra Mondiale, vol.II, Mondadori, Milano 1975.

Video:
The Real Heroes of Telemark, di Martin Pailthorpe, BBC, 2003

Collegamenti esterni:
Il raid del Telemark

GLI EROI DI TELEMARK : obiettivo Acqua Pesante

 

L’immagine in evidenza proviene da: https://www.learning-history.com/hydroelectric-power-plant/