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pubblicato 1 settimana fa in Interviste

Intervista a Laura Fusconi

autrice del romanzo Volo di paglia (Fazi editore, 2018)

Intervista a Laura Fusconi

In vista del suo incontro I fantasmi del Fascismo attraverso gli occhi dei bambini di ieri e oggi, che si terrà alla fiera Più libri più liberi (alla Nuvola di Fuksas, a Roma) sabato 8 dicembre alle ore 15.30, abbiamo intervistato Laura Fusconi, autrice del romanzo Volo di paglia (Fazi editore, 2018).
Il libro, ambientato nella campagna piacentina, è un racconto corale che vede dei bambini come protagonisti: Camillo, Tommaso e Lia vivono i primi sentimenti e le incomprensioni nella concitata estate del 1942, mentre Lidia e Luca, cinquantanni dopo, devono fare i conti con il passato e gli spettri che ancora abitano nella casa padronale del ras fascista della zona.

Ringraziamo l’autrice e tutta la casa editrice Fazi per la disponibilità.

 

Dopo una serie di racconti pubblicati su varie riviste, ha deciso di cimentarsi nella scrittura di un romanzo. Come è nata l’idea di questo libro?

Ho passato ogni estate della mia infanzia nei luoghi che ho descritto nel romanzo. Correvo su e giù per la Stradina, scappavo dai cani della Casa Vecchia, mi lanciavo giù dai balloni nel fienile della Valle. È venuto naturale raccontare di questi luoghi. Anche se l’idea di fondo è nata da una fotografia di mia madre: era il 1981 e stava cucinando al castello di Boffalora, dove aveva affittato un monolocale per l’estate.

Ad un certo punto nel corso del testo scrive: “Le cose che sono successe continuano a succedere”. Quanto è importante insistere sulla memoria, in questo momento storico, proprio per evitare che le cose accadano di nuovo?

Credo che sia necessario per evitare di ripetere gli stessi gli errori. Soprattutto oggi, la memoria del passato dovrebbe essere interiorizzata e fatta propria da ciascuno, in modo da costituire la base del presente.

Quanto è stato difficile gestire la narrazione di queste tre generazioni che, a distanza di anni, vivono nello stesso luogo, schiacciati dai fantasmi e da un atavismo proprio di una tragedia greca?

È stato impegnativo. Mi sono affidata alle testimonianze di chi il fascismo l’ha vissuto sulla pelle e al ricordo ancora vivo della mia infanzia. Sono convinta che il passato determini il presente anche a livello familiare, nel bene e nel male: il dolore è una costante e l’unico modo di superarlo è affrontarlo.

Leggendo il suo libro non si può che pensare immediatamente al Sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Quanto Pin c’è in questi bambini che si trovano a scontrarsi con la durezza della Storia?

Pin è più sboccato, più aspro, più solo, ma con i protagonisti di Volo di paglia ha in comune lo sguardo e a tratti pure la stessa sfacciataggine, quella che hanno tutti i bambini abituati a difendersi. E ancora l’alternare lo sconforto alla gioia più assoluta, l’avere dei segreti che salvano e condannano, l’intuire che c’è qualcosa di spaventoso tutt’attorno, il non comprendere affatto i giochi degli adulti e il bisogno di inventarsi una propria via per sopravvivere.
Non so se Pin sarebbe andato d’accordo con i bambini di Verdeto. Sicuramente non si sarebbe innamorato di Lia, ma magari avrebbe fatto vedere a Tommaso e a Camillo il posto dove fanno il nido i ragni. Che poi loro magari lo sapevano già.

Quali sono invece gli autori che in generale hanno influito sul suo stile?

I primi che mi vengono in mente sono Cesare Pavese, Haruki Murakami, Irène Némirovsky, Kent Haruf, Elizabeth Strout, Alice Munro e Marilynne Robinson. In questo romanzo, a posteriori, ritrovo certe atmosfere che ricordano Niccolò Ammaniti e in alcuni passaggi la durezza di Simona Vinci.

Quale personaggio di Volo di paglia sente più vicino?

Sicuramente Lidia. Per lei ho saccheggiato la mia infanzia: dal rapporto con la sorella alle magliette che arrivavano alle ginocchia.

Dopo questo romanzo d’esordio, che guarda fortemente al passato, cosa può dirci sul suo futuro? Sta scrivendo qualcos’altro?

Sto lavorando al secondo libro. Il protagonista si chiama Matteo, ha dieci anni e vive a Tuna, un paese minuscolo appena fuori Piacenza dove non c’è nulla, a parte un fiume e la festa di settembre.

 

Intervista a cura di Susanna Ralaima

 

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