Alessandro Di Giacomo
pubblicato 2 settimane fa in Storia

La carica dei calciatori

La carica dei calciatori

La Prima Guerra Mondiale, in appena 5 anni, portò alla morte di 8 milioni e mezzo di ragazzi “… partiti al mondo come soldati e non ancora tornati …” per usare la parole di Francesco De Gregori. Per la prima volta, con l’ampio utilizzo di armi sempre più avanzate, la guerra non era più questione di saper combattere, era una gara “industriale” a chi possedeva l’arma più distruttiva. Una guerra combattuta nel fango, sul sangue di una generazione annientata, la guerra che ha cambiato l’idea stessa della guerra: cariche suicide, di corsa, contro queste armi micidiali … il risultato? Interi battaglioni sterminati e, con la paura che aleggiava nelle trincee, gli ufficiali, disperati, arrivavano addirittura a far ubriacare i loro uomini o a utilizzare le armi contro di loro pur di farli andare a combattere.

In questo contesto così lontano dall’umanità, durante la Battaglia della Somme, una delle più cruente dell’intero conflitto, ad un giovanissimo Capitano inglese, Wilfred Neville, alla guida del Battaglione East Surrey, venne un’idea che sembrò portare un barlume di normalità in una situazione così sconfortante …

Wilfred Neville, detto Billie, aveva appena 21 anni quando, da Capitano di Battaglione, si ritrovò sul palcoscenico di quella guerra così diversa da tutte le altre. Era uscito a pieni voti dalle scuole e dall’accademia militare ed era fiero di sé perché sentiva di avere qualcosa in più rispetto ai tanti uomini che conduceva in battaglia.
Ma sapeva anche di avere la responsabilità delle loro vite, della riuscita o meno di una strategia, del loro ritorno a casa.
Quando, nel giugno del 1916, il suo battaglione arrivò sulle sponde del fiume Somme, capì che era ben lontano dall’addestramento militare, così lontano da casa sua e dai suoi affetti, dalla sua famiglia e dal calcio che tanto amava e che non vedeva l’ora di poter nuovamente praticare. Forse, proprio per questo, assieme a tutto ciò che era necessario al fronte, portava con sé, dall’inizio della Guerra, due palloni di cuoio con cui sperava di giocare nei momenti di riposo, assieme al suo battaglione. Sognava di rivivere le gesta degli eroi sportivi della FA Cup, il torneo più antico del mondo, le gesta dello Sheffield United, che solo l’anno precedente aveva battuto il Chelsea per 3 a 0! Sognava un goal come quello di Bert Freeman che, appena due anni prima, aveva piegato il Liverpool con il suo Burnley … ma fu bruscamente risvegliato da quei sogni di gloria la mattina del 30 giugno 1916: dopo un violento bombardamento con l’artiglieria, gli alti ufficiali inglesi si convinsero che i tedeschi fossero stati spazzati via assieme alle loro trincee e che, come dicevano per tranquillizzare i soldati, “ In quell’inferno non sarà sopravvissuto neanche un topo!”. Tuttavia, al calar della notte, il giovane Capitano fu mandato in avanscoperta per controllare le condizioni del nemico: con orrore Billie si accorse che il pesante bombardamento non aveva avuto gli esiti sperati e che i tedeschi si stavano preparando, nel pieno delle forze, a difendersi dall’attacco britannico.
Tornato in trincea, a testa bassa e con gli occhi pieni di paura, avvertì gli alti ufficiali di ciò che aveva visto. Poco dopo, come temeva, lo convocarono per dirgli che all’alba, ormai distante una manciata di ore, avrebbe avuto comunque il compito di attaccare i teutonici. Billie tornò nella sua trincea e osservò i suoi uomini: alcuni erano suoi coetanei, altri molto più grandi di lui, altri ancora, per quanto possa essere terribile, molto più giovani. Un uomo in guerra sa che, in qualsiasi momento, potrebbe essere la sua ora e, osservandoli, Neville vide che tutti avevano un particolare rituale: chi pregava, chi guardava una fotografia dei figli, chi della fidanzata … tutti, a modo loro, si preparavano a dire addio a qualcosa. Il Capitano, piangendo, decise di non dire nulla di ciò che sarebbe accaduto il giorno dopo, lasciando ancora una notte serena al suo battaglione.
La mattina successiva però, l’ora era giunta. Neville cercava le parole giuste per spingere verso una morte quasi certa i suoi ragazzi. Non sapeva a quale esempio del passato, a quale atto eroico o patriottico richiamarsi per caricarli poi, inaspettatamente, guardando davanti a lui, vide i palloni di cuoio; gli venne un’idea, disperata forse, ma l’unica valida, in quel momento, per trovare qualcosa che smuovesse i soldati e che desse una carica interiore, senza ricorrere alla bottiglia o alla minaccia.

Prese il primo pallone e ci scrisse sopra: “1°luglio 1916, finale della Grande Coppa europea di calcio. Battaglione East Surrey contro Bavaresi. Calcio d’inizio all’ora Zero”.

Sul secondo scrisse, semplicemente: “NIENTE ARBITRI”.

I soldati, svegliandosi, videro il loro Capitano in piedi, al centro tra i due palloni, con l’uniforme sporca di fango. Disse poche parole, disse che quella era la partita decisiva, che l’arbitro non sarebbe intervenuto, che ogni fallo era concesso! Ogni uomo doveva solo correre dietro al pallone e fare “gol”… unica raccomandazione di tattica non calcistica: restare larghi e avanzare, qualsiasi cosa fosse successa! Detto questo, Billie si girò verso le trincee tedesche, tirò un profondo sospiro, prese la rincorsa e calciò, con tutta la forza che aveva, il primo pallone verso, lo spazio tra le trincee, la terra di nessuno. Quella sorta di “calcio d’inizio” fu scandito anche dal suono dei fischietti degli alti ufficiali che indicava l’inizio della carica; Billie riprese la rincorsa e calciò anche il secondo pallone. Tutto il battaglione, a quel punto, si lanciò dietro le due sfere senza pensare a nient’altro che ad arrivare per primi e calciarle nuovamente: chi arrivava sulla palla la passava ad un compagno o la lanciava in avanti, proprio come fosse una partita. Questa immagine fu interrotta dopo circa cento metri quando, entrati nel raggio d’azione delle mitragliatrici tedesche, gli uomini dell’East Surrey iniziarono a cadere, crivellati dai colpi. Il micidiale fuoco incrociato distrusse l’intero battaglione e, a 150 metri dalla “linea di porta”, cadde anche il Capitano Neville.
Dopo pochi minuti, i tedeschi avevano annientato ogni uomo uscito dalla trincea inglese e smisero di sparare. Ma, improvvisamente, sentirono qualcosa nella valle! Un qualcosa di indecifrabile che sembrava avvicinarsi! Gli addetti alle mitragliatrici ripresero posizione, temendo si trattasse di una nuova e sconosciuta arma … poi videro semplicemente due palloni rimbalzare verso di loro. Rimasero increduli, in silenzio, senza capire cosa fosse accaduto, ma guardando i palloni anche quei ragazzi, con le uniformi grigie e così diverse da quelle inglesi, pensarono a quanto le loro case, le loro famiglie e la normalità di una partita di calcio fossero lontane.

Wilfred Neville, assieme ad altri 20 mila soldati inglesi, cadde quel primo giorno di luglio sulle sponde della Somme, in una delle centinaia di folli cariche suicide con cui fu combattuta quella guerra sporca, ma i suoi palloni erano arrivati “in porta” e, in qualche modo, la partita era stata vinta. Grazie ad un ufficiale tedesco che prese i palloni in consegna, e li restituì al Comando Militare Inglese a guerra finita, oggi le sfere simbolo di quell’eroica giornata, passata alla storia come Football Charge, sono custodite in due musei: uno al Queen’s Royal Surrey Regimental Museum vicino Guildford, e l’altro al Princess of Wales’s Royal Regiment Museum, laddove Billie aveva sognato giovanissimo una carriera da sportivo. Per commemorarlo, il Daily Motion, pubblicò questi versi:

“On through the hail of slaughter, “Attraverso la grandine della macellazione Where gallant comrades fall, dove i compagni coraggiosi cadono Where blood is poured like water, dove il sangue viene versato come acqua They drive the trickling ball. Loro spingono il pallone gocciolante The fear of death before them, la paura della morte davanti a loro Is but an empty name; non è altro che un nome vuoto True to the land that bore them, fedeli alla terra a cui appartengono The Surreys played the game” quelli di Surrey giocarono la partita”

Oggi il 17° Battaglione del Middlesex, in onore degli uomini che parteciparono alla Football Charge, è stato ribattezzato: “Football Battallion”.

Le Fonti
Libri:
Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Mondadori, Milano 2009 (ristampa)
Alessandro Gualtieri, La Battaglia della Somme – l’artiglieria conquista e la fanteria occupa, Mattioli, Parma 2010 (ristampa)
Collegamenti esterni:
http://www.twickenham-museum.org.uk/detail.php?aid=255&ctid=1&cid=8
https://www.iwm.org.uk/history/captain-wilfred-billie-nevill
https://www.britishlegion.org.uk/community/stories/remembrance/sport-remembers-captain-nevill-s-incredible-football-charge/
https://www.foxsports.it/2016/09/29/fox-sports-collateral-il-piccolo-capitano-e-la-grande-guerra/

 

 

L’immagine in evidenza è tratta da: http://www.itv.com/news/2014-12-04/generals-100-year-old-letter-reveals-first-hand-account-of-christmas-day-truce/