Alessandro Di Giacomo
pubblicato 5 mesi fa in Storia

Lawrence d’Arabia

Lawrence d’Arabia

Il deserto arabo: un mare di sabbia e pietre, totalmente arido, con scarsissime quantità d’acqua.              

Eppure, nel 1916, durante la Prima Guerra Mondiale, si combatte anche qui. Chi può ambire al dominio di un territorio così povero? Nessuno. Infatti a nessuno interessa il deserto … ma ciò che c’è sotto! Un tesoro inestimabile: il petrolio, l’oro nero, il “nutrimento” delle più recenti macchine da guerra.                                                                      

Per oltre quattro secoli, l’Impero Ottomano ha dominato queste terre ma, con la Grande Guerra in corso, le popolazioni arabe sottomesse hanno trovato il coraggio di ribellarsi al suo giogo. Gli ottomani però sono una forza militare tecnologicamente avanzata e contro i mezzi corazzati, gli aerei e le armi più moderne, i beduini possono opporre solamente cavalli, fucili antiquati e scimitarre.                                                                                                              

A guidare i ribelli in questa in questa folle resistenza è un giovane ufficiale britannico, le cui gesta riecheggiano in tutto il mondo, senza conoscere i limiti di spazio e tempo. Sui suoi documenti c’è scritto Thomas Edward Lawrence ma la leggenda lo ricorda come Lawrence D’Arabia.

Thomas nasce a Tremagoc, Galles, nel 1888 dalla relazione clandestina tra il Baronetto Thomas Chapman e la governante Sarah Junner. Secondo di ben cinque figli illegittimi è, fin dalla più tenera età, molto vivace e perspicace. Appassionato di arte e cultura medievale e di archeologia, si specializza in queste discipline e, negli anni universitari, diviene il pupillo dell’archeologo David George Hogarth che lo sostiene negli studi e lo porta con sé nei suoi viaggi di ricerca. Hogarth però non è un semplice archeologo ma  uno dei responsabili dei servizi segreti inglesi, nell’ufficio per il Medio Oriente. Lawrence entra così in contatto con il mondo arabo (imparando la lingua e i principali dialetti direttamente sul campo), con i servizi e con gli arcani ambienti della Tavola Rotonda , un misto di ordine massonico e associazione politica semi-clandestina.                                                                                                                                                      

Nel 1909, si laurea con una tesi sui castelli crociati e inizia a viaggiare, come archeologo o per conto dei servizi, tra la Siria e la Turchia.

Allo scoppio del primo conflitto mondiale, l’Inghilterra combatte al fianco della Triplice Intesa contro gli Imperi Centrali. La guerra europea ha ben tre fronti e la Germania, con l’alleato Austro-Ungarico, è circondata: ad Ovest l’Inghilterra e la Francia, ad Est l’immenso impero russo e a Sud l’Italia. Ma gli imperi centrali possono contare su un alleato lontano dal fronte: l’Impero Ottomano. Con un enorme afflusso di armi, provviste e, ovviamente, carburante, i Turchi permettono alla Germania di resistere. Gli Inglesi capiscono allora che, per sconfiggere i tedeschi, devono assestare un colpo al nemico mediorientale e decidono di affidarsi all’ambizioso piano del giovane rampollo di un’importante famiglia aristocratica: il suo nome è Winston Churchill. Lo stesso uomo che venticinque anni dopo guiderà la resistenza al nazifascismo è ora il Primo Lord dell’Ammiragliato. Il suo progetto è semplice: radunare una grande forza di sbarco presso Gallipoli e aprire la strada dei Dardanelli, occupando Istanbul e costringendo così gli ottomani a ritirarsi, lasciando sola la Germania. Gli inglesi, però, commettono alcuni errori e gli ottomani scoprono la forza d’invasione. I cannoni dalla costa aprono il fuoco sulle imbarcazioni e le truppe da sbarco vengono accolte da un possente fuoco incrociato: è un massacro, il numero dei caduti è altissimo e Churchill è costretto a dimettersi. Gli inglesi perdono navi, equipaggiamenti, uomini e, con essi, la possibilità di aprire un secondo fronte senza sguarnire quello europeo. Non potendo organizzare una nuova invasione, decidono di cambiare strategia: fornire un moderno addestramento militare agli arabi ribelli così da colpire il nemico dall’interno dei suoi domini. Ma il piano ha dei punti deboli: innanzi tutto, il territorio desertico mal si adatta alle strategie di guerra conosciute dagli inglesi e le popolazioni nomadi sono spesso in conflitto tra loro ma, soprattutto, il governo di Sua Maestà non vuole fornire armamenti tecnologicamente avanzati agli arabi poiché il piano per il dopoguerra prevede di controllare il deserto (e le sue risorse) e necessita perciò della certezza di trovarsi di fronte un popolo facilmente soggiogabile.                                                                                                                  

Con queste premesse, è complicato riuscire ad organizzare un’adeguata resistenza agli ottomani e gli ufficiali militari inglesi, alla testa dei ribelli, continuano a collezionare cocenti sconfitte …

È in questo momento che i servizi segreti decidono di affidare il ruolo di Ufficiale di collegamento con gli arabi proprio a Thomas Edward Lawrence: parlando correttamente i molti dialetti degli arabi, puntando tutto sul sogno nazionalista di un grande Stato arabo, è il solo che può unire le diverse etnie per contrastare le truppe della Mezzaluna.  

Lawrence riesce a convincere al-Ḥusayn ibn Alī Himmat, Sharif de La Mecca, personalità eminente e rispettata nel mondo arabo e leader della rivolta araba, ad unirsi alle forze dell’Intesa, con la stragrande maggioranza delle popolazioni locali. Il  Principe Faysal, figlio dello Sharif  (che in arabo significa “nobile”, ovvero “discendente dal Profeta”) e futuro re dell’Iraq, diviene il fratello in armi di Lawrence ed è con lui che il britannico inizia ad amare il mondo arabo e a sentirsi parte di esso. Faysal gli consiglia di cambiare modo di vestire per integrarsi totalmente con i suoi uomini: è così che nasce il mito dell’inglese in abiti bianchi, alla testa dei Bedù. Il deserto, si sa, mal si adatta alle strategie di guerra europea e Lawrence comprende come la velocità sia la chiave per contrastare gli ottomani, e teorizza un nuovo sistema di combattimento, permettendo ad un pugno di uomini, scarsamente equipaggiati, ma con un’ottima conoscenza del territorio, di contrastare efficacemente un Impero. Con la guerrilla, i risultati sono impressionanti: i beduini arrivano dal nulla a cavallo, colpiscono rapidi con fucili e rudimentali esplosivi, sabotano le vie di comunicazione sottraendo al nemico ciò che non viene distrutto. Le potenti armi, i mezzi corazzati, gli aerei diventano inefficaci contro un nemico che sembra invisibile.                                                                                                                                                                    

Nel 1917, Faysal e i Beduini riescono ad ottenere un’importante vittoria, conquistando la ferrovia di Al Hijiaz, la principale arteria di collegamento per le truppe turche. Lawrence allora studia un piano molto ambizioso: la conquista dell’importante porto di Aqaba, sul Mar Rosso. Durante questa battaglia, giocò un ruolo determinante, guidando personalmente l’assalto della cavalleria: l’esercito turco era convinto fosse impossibile attaccare la città dal deserto poiché questo significava attraversare un territorio estremamente ostile ed esporre i corazzati, rendendoli visibili da distanza notevole. I cannoni, per questo, erano tutti posizionati verso il mare, per evitare un attacco simile al tentativo inglese di Gallipoli. Non avevano considerato però la possibilità di un attacco “vecchio stile” con cammelli e cavalli. La battaglia fu un successo clamoroso dei beduini (considerando soprattutto che avvenne a luglio, sotto il cocente sole desertico a 50°) e Lawrence divenne decisivo per assestare il colpo per la conquista di Damasco, causando inoltre un effetto domino di sconfitte turche. Dopo questa serie di importanti successi, i beduini inizieranno a considerarlo parte del loro popolo e un mito in battaglia, tanto da coniare per lui il nome di “Aurans Iblis” (letteralmente “Lawrence il diavolo”).                                                                                                                                                                             

Un anno dopo, le truppe inglesi del generale Allenby entrano vittoriose a Gerusalemme e Damasco, dopo la sanguinosa battaglia di Megiddo, combattuta al fianco dei Beduini.  

La guerra è vinta! Lawrence festeggia assieme agli arabi: ormai è uno di loro.                                                                           

Il sogno dell’unificazione delle tribù arabe sembra in procinto di realizzarsi e Lawrence s’illude che, dopo il valore dimostrato sul campo e le innumerevoli perdite subite, il popolo arabo possa veder riconosciuto il suo ruolo, con il diritto di sedersi al tavolo della pace di Versailles. Purtroppo, questo sogno verrà infranto dagli Alleati che hanno già deciso le sorti dei territori arabi: una spartizione equa di territori e risorse del sottosuolo tra Inghilterra e Francia (trattato Sykes-Picot), con l’aggravante del ridimensionamento del ruolo dei capi locali. 

Il dopoguerra di Lawrence fu di grande inquietudine; inizia un periodo di amarezza, riflessione ed anche di sensi di colpa nei confronti dei suoi fratelli arabi, tanto da dimettersi dalla carica di consigliere politico degli Affari Arabi e rifiutare la carica di viceré delle Indie; rifiuta anche la prestigiosa Victoria Cross proprio mentre Sua Maestà stava per consegnargliela, lasciando lo sbigottito sovrano Giorgio V letteralmente “con la scatola in mano”.                                                                                                                                               

Decide di ritirarsi a vita privata e dedicarsi alla stesura delle sue memorie, I sette pilastri della saggezza,in cui racconta delle sue imprese assieme a Faysal e di come avesse assimilato lo stile di vita beduino.                                    

Si dedicò a frequenti viaggi nei paesi arabi; un curioso episodio che coinvolge, in qualche modo, il nostro paese, avvenne la notte del 17 maggio 1919 quando l’aereo su cui viaggiava per raggiungere il Cairo, a causa del maltempo, si ribaltò durante l’atterraggio per scalo tecnico, all’Aeroporto romano di Centocelle Francesco Baracca: due membri dell’equipaggio persero la vita mentre altri, fra i quali lo stesso Lawrence, rimasero feriti. Re Vittorio Emanuele III, venuto a conoscenza dell’accaduto, volle incontrare personalmente quel giovane eroe di guerra che, a soli 31 anni, era già degno della visita di un sovrano.                 

Un uomo del suo stampo, però, non riesce a restare fermo troppo tempo, pur avvertendo che il ciclo di “Lawrence” si è esaurito e, in una sorta di damnatio memoriae, decide di cancellare il suo vero nome per “ricominciare”.                                                                                                                                                            

Inizia così l’epopea del soldato carrista T.E. Smith, dell’aviere T.E. Shaw e dell’aviere meccanico della RAF John Hume Ross, tutti alias di Lawrence che, in tempi diversi, sarà ancora protagonista della scena internazionale. In quest’ultima veste, scriverà un altro libro dal titolo The Mint (pubblicato in Italia proprio con il titolo di “l’aviere Ross”) in cui racconta la sua “seconda vita”,prima di essere congedato, stavolta definitivamente.                                                                                                                                                                  

Gli ultimi anni lo vedono in campagna, a Clouds Hill, nella contea del Dorset, dove si dedica a riordinare il suo archivio personale di oltre seimila lettere. Intrattiene scambi epistolari con vari intellettuali tra cui Henry Williamson, un poeta legato all’estrema destra inglese. È con lui che stava organizzando un duplice incontro con Oswald Mosley, leader del partito filo fascista inglese, e Adolf Hitler, nell’illusorio tentativo delle destre inglesi di scongiurare la guerra, alleandosi con la Germania quando, il 19 maggio 1935, in circostanze tutt’oggi poco chiare, ebbe un incidente motociclistico, si dice per evitare due bambini, improvvisamente apparsi sulla strada, che gli fu fatale. Nonostante la sua storia controversa, fu considerato universalmente un eroe di guerra e onorato con i funerali di Stato, ai quali partecipò anche Sir Winston Churchill.  

La storia di Lawrence d’Arabia è sicuramente costellata di episodi che sembrano usciti da un film (che, tra l’altro, fu realizzato nel 1962, con un cast stellare e Peter O’Toole nel ruolo principale), ma sicuramente lo stesso Lawrence riuscì ad entrare nella leggenda anche grazie all’abilità e all’ambiguità con cui seppe gestire la sua vita (e morte) incredibile.                       

Da “I sette pilastri della saggezza”: … Tutti gli uomini sognano ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di notte nei ripostigli polverosi delle loro menti, scoprono al risveglio la vanità di quelle immagini … ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi perché può darsi che recitino il loro sogno ad occhi aperti per attuarlo. Fu ciò che io feci …

Fonte dell’immagine.

Le Fonti

Libri:

Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Mondadori, Milano 2009 (ristampa)

Fabio Amodeo, Mario José Cereghino, Lawrence d’Arabia e l’invenzione del Medio Oriente, Feltrinelli, 2016.

Thomas Edward Lawrence, I sette pilastri della saggezza, trad. S. Pisauri, Edizioni Theoria, 2017

Video:

Lawrence of Arabia, David Lean, Sony Pictures, USA/UK, 1962

Passato e presente, puntata del 30/10/2017, condotto da Paolo Mieli, con Franco Cardini.  

Collegamenti esterni:

http://www.treccani.it/enciclopedia/lawrence-d-arabia_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/
https://biografieonline.it/biografia-thomas-edward-lawrence