Alessandro Di Giacomo
pubblicato 2 settimane fa in Storia

L’Incrociatore Aurora

un viaggio attraverso la storia

L’Incrociatore Aurora

Un anno fa, in occasione del centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, mi sono recato a San Pietroburgo e a Mosca per visitare i luoghi dove Lenin e gli altri leader bolscevichi diedero il via al più grande evento sociopolitico di tutto il ‘900. La Rivoluzione d’Ottobre, in realtà, trova la sua data simbolo nel 7 novembre (il 25 ottobre, da cui il nome, secondo il calendario giuliano utilizzato all’epoca in Russia) e oggi, in occasione dei 101 anni da tali eventi, voglio raccontarvi la storia di una nave che ha fatto la storia della Russia…

A San Pietroburgo, scendendo alla fermata Gorkovskaja, della linea 2 Blu della metropolitana, ci si trova di fronte l’Incrociatore Aurora! L’imbarcazione è, ormai, un museo galleggiante, cui si accede pagando 10 rubli con, all’interno, reperti d’incredibile valore che rendono tangibile buona parte della storia del ‘900.
Già dal momento in cui fu varata, l’11 maggio del 1900, il nome Aurora fu scelto in onore di un altro incrociatore russo che si distinse nella Guerra di Crimea del 1856, guerra durante la quale Camillo Benso Conte di Cavour, riuscì ad ottenere l’appoggio di Napoleone III, per dare inizio all’unificazione italiana. La nave, lunga 127 metri e larga 17, poteva raggiungere i 20 nodi ed ospitare 550 marinai e 20 ufficiali. Con queste caratteristiche, l’incrociatore fu scelto per entrare nel gruppo d’Armata dell’Ammiraglio Oskar Enkvist, nel corso della Guerra Russo-Giapponese, del 1904-1905. Il confitto è, senza dubbio, uno dei peggiori momenti nella storia della marina russa: dopo la temibile battaglia di Tsushima, i giapponesi annientarono quasi totalmente la flotta dello Zar, ma l’Incrociatore fu una delle pochissime navi a tornare in patria, nonostante i gravi danni subiti dai siluri nemici. Dopo la guerra, l’Aurora fu la prima nave scuola per il Corpo dei Cadetti della rifondata Marina russa e completò numerosissime operazioni d’addestramento nei mari di Spagna, Algeria, Tunisia, Francia, Italia, Creta e Grecia. Durante una di queste missioni, nel 1908, la nave si trovava nel Mar Mediterraneo e fu la prima a prestare soccorso alle popolazioni di Messina e Reggio Calabria, colpite da un devastante terremoto: i marinai russi sbarcarono poco dopo il sisma e trassero in salvo dalle macerie più di 800 civili, ricevendo encomi dallo Stato Italiano. Nei due anni seguenti, la nave fece un lunghissimo viaggio attraverso il Mediterraneo, l’Oceano Atlantico, il Pacifico e l’Indiano dove, nel 1910 a Bangkok, i marinai assistettero, come ospiti d’onore, all’incoronazione del Re del Siam Rama VI.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la nave, ormai fiore all’occhiello della Marina dello Zar, fu inviata nel Baltico, dove completò con successo numerose missioni di battaglia e scorta dei convogli mercantili e militari. Nel 1916, partecipò alla battaglia per il Golfo di Riga e, grazie ai suoi cannoni, impedì all’aviazione nemica di colpire i convogli russi. Dopo la battaglia, nell’inverno 1916-1917, la nave torno a Pietrogrado, l’odierna San Pietroburgo, per essere riparata e rinforzata negli armamenti: alla fine dei lavori, l’incrociatore contava 14 cannoni da 152 mm, 4 cannoni da 76 mm e 3 lanciasiluri! Durante la sua permanenza nella città, scoppiò la Rivoluzione del 1917, guidata da Vladimir Lenin: I marinai vissero per mesi a stretto contatto con gli operai addetti alla riparazione e molti di loro, stanchi, mal nutriti e insufficientemente armati per il conflitto, si avvicinarono alle idee comuniste, mentre gli ufficiali, seppur in minoranza, erano ancora fedeli allo Zar; il 12 marzo, quando alcuni operai furono arrestati per insubordinazione, l’equipaggio insorse e gli ufficiali, in risposta, esplosero alcuni colpi di pistola, ferendo dei marinai. Il giorno seguente, scoppiò la rivolta e, dopo aver ucciso il comandante e gli ufficiali più anziani, i marinai, sostenuti dagli operai, procedettero con l’occupazione dell’incrociatore. Dopo gli eventi di marzo, la situazione si normalizzò e gli ufficiali superstiti furono liberati. Si generò un contesto incredibile per sette mesi: fu eletto un Comitato di marinai che si occupava di politica mentre gli ufficiali, rimessi al comando, gestivano l’ordine e la disciplina sulla nave. In realtà, paradossalmente, con un Governo Provvisorio e senza uno Stato forte, capace di garantire loro un vero e proprio ruolo, questa mansione finì per giovare anche ai Bolscevichi, perché ordinavano le fila dei futuri rivoluzionari. Ad ottobre, tutto l’equipaggio era a favore dei rivoltosi e il 25, durante l’assedio del Palazzo d’Inverno, il cannone principale dell’Aurora fece fuoco! Era il segnale per l’inizio delle ostilità.

Durante la Guerra Civile del 1918, i cannoni dell’Aurora furono smontati per essere inviati alle truppe Rosse sul Volga e nel Mar Caspio dove, grazie alla loro efficacia, si dimostrarono decisivi nella vittoria sui filo zaristi. Tra il 1924 e il 1930, con la nascita dell’Unione Sovietica e l’avvento di Stalin, la nave fu insignita della prestigiosa Bandiera Rossa del Comitato Centrale dell’URSS e nuovamente utilizzata come nave scuola per i cadetti e per i giovani ufficiali, effettuando numerosi viaggi nelle accademie più prestigiose del mondo. Nel 1927, in occasione del decennale della Rivoluzione, la nave ricevette un altro grande encomio: L’Ordine della Bandiera Rossa, per i meriti ottenuti nella formazione di nuovi ufficiali. Nel 1939, la nave doveva essere smantellata e, con l’acciaio dello scafo, essere costruiti nuovi sommergibili ma, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’incrociatore fu richiamato in servizio e spedito a Leningrado, nuovo nome di Pietrogrado, a difesa del porto. Nel 1941, però, Leningrado divenne uno degli obiettivi principali dell’Operazione Barbarossa, l’invasione nazista dell’Unione Sovietica, e fu attaccata dalle forze di Hitler! I russi non volevano cedere e ciò che doveva essere un rapido attacco si trasformò nell’assedio più lungo della storia! Per 900 giorni, i cittadini e i militari dell’Armata Rossa furono sottoposti ad uno sforzo sovraumano: feroci combattimenti terrestri, aerei e navali, pesanti bombardamenti, la carestia (che costrinse la popolazione prima a mangiare i gatti e i cani e, poi, a compiere addirittura atti di necrofagia) ed il completo isolamento dalla Madrepatria. Ma, ancora una volta, a tenere alto il morale dei sovietici, c’era l’Aurora! La nave difese la città dalla Luftwaffe con la sua potente batteria antiaerea e anche dopo essere stata colpita pesantemente, i suoi cannoni furono smontati e portati in prima linea per respingere i Panzer! Nonostante le gravissime perdite umane (si calcolano tra i 2,5 e i 3 milioni di morti solo tra i russi, cui vanno aggiunti almeno mezzo milione di soldati dell’Asse), la città riuscì a resistere fino a gennaio 1944 quando, dopo aver sfondato le linee nemiche, le truppe di Stalin ottennero la vittoria. L’Aurora fu riparata e, dopo una serie di esercitazioni militari, dal 1956 è stata trasformata in un meraviglioso museo galleggiante. Con il restauro del 1987, in occasione delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della Rivoluzione, alla nave è stato restituito l’aspetto che aveva nel 1917.

E allora … se volete vedere com’è fatta la storia,dovete solo scendere alla fermata Gorkovskaja e camminare per una decina di minuti.

Le Fonti

Libri:
Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Mondadori, Milano 2009 (ristampa)
Martin Gilbert, La grande storia della Seconda Guerra Mondiale, Mondadori, Milano 2009 (ristampa)

Collegamenti esterni:
http://www.1917.org/1917aurora.html
http://www.museum.ru/M154

 

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