Gianmarco Canestrari
pubblicato 3 anni fa in Letteratura

Charlotte Brontë

a duecento anni dalla nascita della scrittrice di Jane Eyre

Charlotte Brontë

Nel Natale di Roma del 1816 nacque la scrittrice che rivoluzionò il panorama letterario dell’Inghilterra vittoriana. È Charlotte Brontë, sorella maggiore di Emily e Anne, rispettivamente autrici di Jane Eyre, Cime tempestose, e Agnes Grey. Delle tre sorelle forse la più famosa resta Emily, per la fortuna che ebbe il suo romanzo amoroso, ma ciò non è motivo di scredito per i capolavori di Charlotte, i quali vantano di essere rispetto a quelli di Emily, veri e propri quadri che mostrano con colori mai smorti la vita e le abitudini propri dell’età vittoriana. Nel 1847 le tre sorelle pubblicano, sotto pseudonimi per la censura e per il largo scredito verso la cultura femminile, un’unica opera che contiene i loro romanzi, sopra citati, che poi le renderanno famose ai posteri. Charlotte – Currer (lo pseudonimo che scelse per pubblicare le sue opere) ci ha lasciato in eredità, oltre ai magnifici Shirley e Villette, il celeberrimo romanzo Jane Eyre, storia avvincente raccontata in forma autobiografica dove si narrano le vicende di questa giovane ragazza, Jane, cresciuta orfana, odiata dalla zia, la quale la manda in un istituto dove, attraverso varie peripezie ed avventure, maturerà in lei la consapevolezza di dover crescere in fretta, imparare presto dall’esperienza la durezza della vita. Ben presto diventa istruttrice della piccola Adele, figlia di Mr Rochester, del quale si innamora: ma il loro è un amore per molti versi «misterioso», «tragico» poiché lei scopre il matrimonio dello stesso con un’altra donna. Fuggendo da quell’amore così travolgente ma così difficile da accettare, viene accolta da St. John, un ecclesiastico che ben presto si innamora della giovane proponendole di partire in missione con lui. Ma la giovane è innamorata di Mr Rochester; così parte per Thornfield Hall (Sala del campo di spine: nome alquanto suggestivo per il finale dell’opera, che sembra presagire il vestibolo da cui Jane dovrà passare per vivere in pieno l’amore di Mr Rochester) ma lo scenario che si presenta ai suoi occhi è devastante: la casa è in rovina, la moglie è morta e vede il suo amato ormai cieco e solo. Ma la forza dell’amore è tale da far convolare a nozze i due, che si riuniscono dopo che la fuga per quello stesso amore l’aveva divisi. L’opera è molto interessante soprattutto per il fatto che mostra la figura dell’eroe byroniano, incarnato in Mr Rochester: egli è infatti l’uomo misterioso, irriverente, irrispettoso delle istituzioni, solitario, ribelle, straziato da un passato che vorrebbe dimenticare ma che lo assale continuamente. È l’eroe a cui è possibile accostare le meravigliose parole che Lord Byron scrisse di sé: «I am so changeable […] I am such a strange mélange of good and evil, that it would be difficult to describe me»1 . È insomma l’eroe dal volto misterioso che però ha incantato la giovane e bella Jane, la quale visto in lui, oltre che l’uomo della sua vita, l’ eroe da salvare dalla disperazione e dal dolore attraverso un raggio di luce, di felicità (ne è prova la bellissima immagine finale dell’incontro dei due nella casa ormai semidistrutta). Storie di solitudine e di morte, di situazioni in cui la protagonista ha il salvifico ruolo di tirare fuori dall’oscurità i propri cari e le persone amate, sono i tratti che caratterizzano i capolavori di Charlotte Brontë, i quali sono come una grande visuale, realistica e fantastica al tempo stesso, dello scenario in cui visse l’autrice.


 

Lady Blessington’s Conversations of Lord Byron, ed. Ernest J. Lovell (Princeton 1969), p. 220.