Federica Ceccarelli
pubblicato 15 ore fa in Recensioni

“Disobbedire a Confucio. Lotte femministe in Asia orientale” di Eleonora Zocca

“Disobbedire a Confucio. Lotte femministe in Asia orientale” di Eleonora Zocca

Di per sé, prendere questa decisione dal punto di vista individuale non ha nulla di sbagliato ma – sottolinea Dai Jinhua – in una prospettiva collettiva, non bisogna dimenticare che la possibilità di scegliere è influenzata dallo status sociale e dal potere economico. Il rischio potrebbe essere pensare di sostituire gli uomini con il denaro, ma quando si abbracciano il capitalismo e le sue promesse di successo si abbraccia anche il patriarcato.

Una volta atterrate a Tōkyō, spesso in compagnia di una mama-san, le giovani vengono reclutate nei night e negli hostess club dove vengono loro sottratti i passaporti. Nessuna viene pagata quanto le era stato promesso, e i casi che diventano pubblici sono quelli dall’epilogo più tragico: la donna muore per le percosse subite dai clienti o si suicida.

Nel 2004 il dipartimento di Stato americano dichiara che le donne filippine in Giappone rappresentano il gruppo più consistente di vittime della tratta umana al mondo.

Nonostante la consapevolezza che le questioni di genere non siano, purtroppo, un problema solo nostrano, la conoscenza dei movimenti femministi fuori dalla sfera eurocentrica sembra restare appannaggio di nicchie di esperti o appassionati. Cosa sappiamo dei femminismi al di là del nostro orizzonte? Di quali temi si occupano? Come si organizzano?

Per chi volesse iniziare ad approfondire queste problematiche, è recentemente uscito Disobbedire a Confucio. Lotte femministe in Asia orientale, pubblicato da ADD Editore, casa editrice che si occupa spesso sia di tematiche di genere sia di paesi e culture dell’Asia. L’autrice è Eleonora Zocca, giornalista esperta di Giappone contemporaneo e curatrice della newsletter Japanica.

Il testo affronta un’analisi transnazionale dei movimenti femministi in Giappone, Corea del Sud, Repubblica Popolare Cinese e Taiwan; quattro aree eterogenee a livello storico, linguistico, politico e socioculturale, ma accomunate da un retaggio patriarcale di stampo confuciano. In questo libro, dunque, Confucio rappresenta quell’insieme di istituzioni culturali e sociali che assumono carattere coercitivo nelle vite delle donne, implicando una serie di disuguaglianze sul piano familiare, lavorativo, sessuale, economico etc… o, più in breve, implicando il patriarcato. Mail libro suggerisce che ovunque ci sia un sistema patriarcale ci saranno anche delle donne pronte a metterlo in discussione e a combatterlo.

Seguendo un approccio prevalentemente giornalistico, il testo di Zocca elenca numerosi casi di cronaca che hanno segnato lo sviluppo dei movimenti di genere nelle rispettive aree. Emerge un lavoro di ricerca corposo e dettagliato, in cui viene dedicato ampio spazio a vicende giudiziarie e mediatiche, ma anche alle voci di attiviste ed esperte. La scelta di includere testimonianze dirette e fonti autorevoli dai paesi trattati denota una certa sensibilità culturale e intersezionale, e consente di entrare a contatto con figure che rischierebbero altrimenti di sfuggire al nostro orizzonte.

Personalmente preferisco non anticipare le reazioni “emotive” legate alle letture in recensione, ma mi sembra onesto dire che il libro contiene molti episodi scoraggianti, e immagino che scriverlo sia stata un’impresa psicologica: Disobbedire a Confucio riporta casi di violenze sessuali, comprese quelle su minori, femminicidi, deepfake e diffusione non consensuale di immagini private, criminalizzazione dell’attivismo, invisibilizzazione, victim blaming e altre questioni che, purtroppo, non facciamo fatica a immaginare. A esse però contrappone i principali movimenti femminili, con le relative istanze e modalità di rivendicazione, come a voler dimostrare che le donne continueranno sempre a organizzarsi, e lo faranno in modi diversi e calibrati sulle condizioni specifiche. In questo senso, il testo traccia un mosaico piuttosto ricco di storie e cause che rendono l’idea di quanto un’effettiva parità tra uomini e donne sia ancora lontana, ma anche di quanto multiformi e resilienti siano le risposte da parte delle attiviste e delle studiose che combattono le strutture patriarcali.

Un aspetto centrale del libro è il costante dialogo tra questioni transnazionali (e non solo nell’area asiatica) e particolarità locali. Mentre ci sono sicuramente elementi estremamente specifici, legati alle strutture legali e/o politiche dei paesi trattati (che, peraltro, sono piuttosto diverse fra loro), resta evidente anche il riferimento alle grandi questioni del femminismo contemporaneo, dal rapporto con le industrie del sesso a pagamento e della pornografia al diritto all’aborto, dall’uso dell’IA con finalità misogine ai pericoli di un femminismo incentrato sulle scelte individuali, dalla sessualizzazione delle adolescenti all’insensibilità degli uomini rispetto alle questioni di genere.

Questa trasversalità di tematiche è un punto di forza, ma anche di debolezza, del libro: il bacino di ricerca è ampio, anzi ampissimo. Già dall’indice ci si rende conto della varietà dei temi affrontati e che le storie e informazioni da gestire sono tantissime. Ognuna delle aree trattate avrebbe potuto tranquillamente costituire un volume a sé. Ragionevolmente, dunque, il focus rimane sempre contemporaneo e legato ai movimenti e alle rivendicazioni, più che alla storia e alle fasi della questione femminile nei paesi selezionati. Alcune questioni (tra cui, su tutte, il riferimento al confucianesimo e la scelta dello stesso termine “femminismo”) non vengono dettagliate a tutto tondo. La scelta, comunque, è assolutamente comprensibile per un testo che si propone di introdurre femminismi di cui conosciamo mediamente poco, magari sollecitando curiosità e fornendo spunti per ulteriori letture. Dopotutto, come già accennato, Zocca cita molte fonti specifiche, consentendo a ciascuno di approfondire, eventualmente, i propri ambiti d’interesse.

Disobbedire a Confucio è un testo che, nonostante qualche semplificazione data dal vasto campo d’analisi, merita di essere letto da chi abbia un interesse per le culture dell’Asia dell’Est, per le questioni di genere o, a maggior ragione, per entrambe. Oltre a svelarci una serie di vicende cardine per la comprensione della condizione femminile in paesi lontani e per molti aspetti diversi dal nostro, il libro decostruisce una serie di preconcetti (di matrice coloniale) sui paesi trattati, come quelli sulla remissività e arrendevolezza delle donne asiatiche. Mentre i prodotti culturali, soprattutto giapponesi e sudcoreani, hanno portato a una sorta di feticizzazione esotizzante di questi paesi e delle relative società, le donne continuano a lottare per combatterne le strutture patriarcali. Vale la pena, dunque, aprirci alle loro esperienze e ascoltare le loro storie.