Alessandro Di Giacomo
pubblicato 2 anni fa in Storia

Il Barone Rosso

dalla scuola di Boelcke al Circo Volante

Il Barone Rosso

Ci sono uomini destinati ad entrare nel mito, combattenti capaci di legare il loro nome alla storia e le loro storie alla leggenda. Gli aviatori sono sempre stati visti come dei folli capaci di imprese uniche ed effettivamente, nel primo conflitto mondiale, i pionieri della guerra aerea hanno compiuto gesta eroiche e coraggiose che tutt’oggi sembrano incredibili. Oswald Boelcke, il padre dell’aviazione tedesca, è uno di loro ma colui che resterà per sempre il protagonista indiscusso della fantastica storia del volo è il suo migliore allievo: Manfred Von Richthofen, più tardi conosciuto come “il Barone Rosso”.

Oswald Boelcke nacque nel 1891 e, dopo aver abbandonato la scuola, iniziò come cadetto ufficiale all’accademia aeronautica di Coblenza. Notato quasi subito per le sue grandi capacità di aviatore, fu selezionato nel 1916 per essere il primo pilota, assieme a Max Immelmann, noto agli appassionati per aver inventato un tipo di virata utilizzata ancora oggi, a combattere con i prototipi del velivolo Fokker M5K/MG, con mitragliatrice frontale sincronizzata al movimento dell’elica, un vero e proprio “gioiellino” per l’epoca. Nello stesso anno, la Luftstreitkräfte, l’aviazione tedesca, fu riorganizzata e i due assi furono messi a capo di alcune delle squadriglie d’elite. Immelmann ottenne il soprannome di Aquila di Lille, per gli straordinari risultati ottenuti sul fronte francese e, dopo aver ricevuto dal Kaiser Guglielmo II la Pour le mérit, la più alta onorificenza tedesca, ottenne un tributo ancora più grande: la stessa medaglia cambiò nome, in suo onore, in Blue Max. Boelcke intanto ottenne diversi meriti: la Blue Max, la Croce di ferro e la Croce al valore Civile francese per aver salvato un ragazzo “nemico” che stava annegando nel fiume di un villaggio vicino la linea di fronte. Proprio con queste gesta, iniziò ad esser visto da tutti come un vero cavaliere e, dopo aver lasciato andare un pilota nemico che, in difficoltà, non poteva rispondere al fuoco e combattere alla pari, la sua fama raggiunse livelli incredibili per l’epoca. Nel frattempo, scrisse un manuale di regole formali per il combattimento aereo dal titolo Dicta Boelcke e, insegnando queste regole nelle scuole di volo, iniziò a selezionare alcuni piloti per la sua squadriglia che lo accompagneranno nelle battaglie più importanti del terzo anno di guerra. Tra questi, spiccava Manfred Von Richthofen, un giovane aviatore conosciuto casualmente da Boelcke mentre si recava a Metz in treno, che iniziò a stupire tutti sul fronte orientale per le sue grandi qualità alla guida e il suo istinto che sembrava anticipare ogni contromossa del nemico: l’uomo perfetto per la squadriglia di Boelcke che, dopo averlo osservato in Russia, lo volle con sé nei cieli francesi. Intanto il l conflitto diventava sempre più cruento e, nel giugno del 1916, Max Immelmann fu abbattuto e perse la vita; solo quattro mesi dopo, anche Boelcke fu coinvolto in un incidente aereo con uno dei suoi gregari e rimase ucciso nello schianto: in pochi mesi, nell’anno più importante della guerra, la Germania aveva perso i suoi migliori piloti, uomini capaci di contribuire alla causa del Kaiser con la straordinaria cifra di 40 vittorie. Tutto sembrava volgere al peggio per l’aviazione tedesca, ma stava nascendo una nuova leggenda, destinata a restare impressa per sempre nell’immaginario collettivo. Manfred Von Richthofen ottenne una serie incredibile di vittorie che, unite alla sua innata abilità, in un momento così delicato per l’aviazione, lo mise presto sotto il faro della ribalta al punto che, in pochissimo tempo, divenne un fattore capace di spostare gli equilibri delle battaglie e il suo nome iniziò a circolare tra le fila nemiche accompagnato dalla paura e dal rispetto. La sua tecnica era micidiale: durante le battaglie si defilava dal gruppo principale di combattimento e, sfruttando la sua rapidità, cercava i nemici in difficoltà sui quali piombava senza pietà. Mancava però ancora una cosa a questo straordinario pilota per diventare una vera e propria leggenda: un simbolo che lo distinguesse dagli altri … fu così che il suo aereo fu dipinto completamente di rosso e i nemici, riconoscendolo, iniziarono a chiamarlo “Le diable rouge” o, in riferimento alle sue nobili origini, “Red Baron”. Alla sua sedicesima vittoria aerea fu insignito della Blue Max e gli fu affidato il comando della squadriglia d’elite Jasta 11 che, sotto la sua guida, prenderà il nome di Circo Volante in virtù delle abilità da funamboli dei suoi piloti e dei vivaci colori che adornavano i velivoli che ne facevano parte. Il Barone Rosso sceglieva personalmente i suoi gregari per avere piena fiducia di ciascuno degli uomini che lo avrebbero accompagnato nei difficili combattimenti del 1917 e, tra i più importanti, spiccavano quello di suo fratello Lothar e quello, poi divenuto tristemente famoso, di Hermann Göring, futuro capo della Luftwaffe nel Terzo Reich di Hitler. Più la guerra s’inaspriva e più aerei venivano abbattuti dal Barone Rosso che,nonostante alcuni abbattimenti senza conseguenze, a marzo del 1918, raggiunse la straordinaria cifra di 80 vittorie che gli valsero il titolo di Asso degli assi ma … il 21 del mese successivo, il suo mito si spense: quella mattina, lo squadrone del “Der Rote Baron” decollò dal campo di Cappy e, tra gli altri piloti, c’era anche suo cugino Wolfarm, in una delle sue primissime missioni.
Poco dopo il decollo, s’imbatterono nella 209° squadriglia della neo istituita Royal Air Force e iniziarono un violento combattimento durante il quale Wolfarm, nel tentativo di imitare la strategia del Barone Rosso, restò ai margini in attesa del momento propizio per entrare in battaglia ma, sfortunatamente, fu notato da un esperto pilota inglese che lo attaccò con una manovra improvvisa. Il Barone accorse immediatamente in suo aiuto ma, distratto dalla situazione, si trovò con ben due nemici “a ore 6” e fu costretto a scendere di quota, nel tentativo di mettere in difficoltà i suoi inseguitori.
Pressato dal fuoco in coda, calcolò male la traiettoria di virata e si ritrovò proprio sopra la prima linea nemica.
La ricostruzione più fedele di quegli ultimi istanti vede l’Asso, colpito ad una spalla e al petto, rinunciare alla fuga.
Spense i motori e, con uno sforzo incredibile, iniziò a planare fino a che non trovò il punto migliore dove compiere un perfetto atterraggio in una zona della terra di nessuno, vicina al comando Australiano … forse non voleva distruggere quello che era stato il suo più fedele amico tanto che i soldati australiani, che circondarono il suo aereo per catturarlo, riferirono che, assieme all’ultimo respiro, sussurò un “Kaputt” riferito al velivolo. Fu sepolto dal comando inglese con le più alte onorificenze militari concesse ad un nemico e la sua morte fu comunicata ai tedeschi con un messaggio ricco di cordoglio per quello che, pur essendo un nemico, era una delle figure più iconiche del mondo. Nonostante la morte sul campo di battaglia, il viaggio del Barone non era finito: fu sepolto inizialmente nei pressi di Amiens ma, dopo la fine del conflitto, fu spostato al cimitero militare di Fricourt. Nel 1925, il feretro fu spostato nuovamente e, per la prima volta, tornò in Germania dove, dopo la celebrazione dei Funerali di Stato, fu sepolto all’ Invalidenfriedhof di Berlino. Dopo la caduta della Germania nazista, il cimitero si ritrovò a Berlino Est e la famiglia, spaventata dall’idea che i sovietici potessero deturparne la tomba, chiese e ottenne, il trasferimento del feretro a Weisbaden, nella cappella di famiglia, dove tutt’oggi riposa, accanto a sua madre.

Il mito del Barone Rosso ha un posto d’elite anche nella cultura Pop: protagonista di grandi pellicole come Il Barone Rosso di Roger Corman o La caduta delle aquile di John Guillermin, è stato anche l’acerrimo nemico di Snoopy in una serie delle mitiche strisce a fumetti dei Peanuts, sempre contro Snoopy nella canzone di Gernhard e Holler, portata in Italia da Giorgio Gaber e, ancora nel mondo della musica, il brano ispirato alle sue gesta, Death or Glory degli Iron Maiden.

Le fonti
Libri:
Peter Kilduff, Il Barone Rosso: la vita e le imprese di Manfred Von Richthofen, Mondadori, 2003
Floyd Phillips Gibbons, The red knight of Germany, Noontide Press, 1991
Christopher Shores, Air Aces, Bison Books, 1983
Collegamenti esterni:
http://www.aspeterpan.com/book1/Immelmann.htm
http://www.aspeterpan.com/book1/Boelcke.htm

 

 

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