Culturificio
pubblicato 4 anni fa in Letteratura

La Cina attraverso le parole di Yu Hua

La Cina attraverso le parole di Yu Hua

Per un esame universitario, mi è capitato di dover leggere il testo “Brothers” dell’autore cinese contemporaneo Yu Hua. L’ho letto nella sua traduzione italiana redatta dalla docente, ricercatrice e critica letteraria Silvia Pozzi, che ho avuto l’onore di incontrare di persona in una conferenza presso la mia università, “L’Orientale” di Napoli. Una donna molto intelligente e arguta, capace di tradurre senza esitazione anche le espressioni più ardue. Scrivo così perché il cinese è una lingua totalmente differente dalla nostra e da qualsiasi altra lingua che possegga un alfabeto, per cui determinati termini risultano del tutto intraducibili, e per renderli al meglio in italiano occorrono delle perifrasi alquanto ostiche.

06bb1-img_5501“Brothers” è la storia di due fratelli completamente opposti per carattere e modo di vivere, durante il periodo storico della rivoluzione culturale del ’64. Una storia recente, ma che alla Cina di oggi non interessa ricordare. Come affermato dallo stesso Yu Hua in un’intervista, la Cina oggi vive molto meglio che poche decine di anni fa per cui i giovani, seppur istruiti, non conoscono o ignorano tappe fondamentali di quello che è oggi il paese, culturalmente parlando. I genitori inoltre sono interessati a fare sempre più soldi e non si occupano di educare i figli alla memoria. Quello che vuole invece tentare Yu Hua, in modo irriverente, divertente, cinico e talvolta anche spietato. I due fratelli protagonisti vengono separati e ognuno inizia la propria vita e la propria storia, attraversando le varie fasi della rivoluzione, assistendo alla rovina di molti, alle ingiustizie, al sangue versato, alla paura e ai brevi istanti di felicità. A fare da sfondo una città, Liu Zhen, dal nome fittizio, ma riconoscibile in una delle tante città colpite dal movimento culturale e dal governo di Deng Xiaoping. Il filo conduttore? Un colore, il rosso, che è il colore della rivoluzione, delle spillette che richiamano il volto di Mao e il colore del sangue. Il comico e il tragico, il buono e il gretto del periodo, mescolati insieme con genialità e con spirito. Un pezzo di storia descritto molto bene, forse fin troppo nel dettaglio, motivo per cui Yu Hua è stato molto criticato. Di lui si è detto che avesse inventato particolari scottanti per mettere alla gogna mondiale la Cina e le sue scelte politiche, che avesse esagerato e alzato i toni del racconto, avesse calcato la mano per scandalizzare la critica. Di questo non posso rispondere, so solo che vale la pena leggerlo se si volesse conoscere un aspetto diverso della Cina, che non sia sempre e solo quello economico di cui si sente parlare tutti i giorni al telegiornale.

 

Articolo a cura di Bianca Ginevra Vaiana