Alice Figini
pubblicato 3 settimane fa in Recensioni

“La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante

un’educazione sentimentale al femminile

“La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante

La penna di Elena Ferrante è capace di esercitare un impalpabile sortilegio, una pratica magica, un potere occulto che strega il lettore dalla prima all’ultima riga rendendogli impossibile staccare gli occhi dalle pagine finché non approda al punto finale; per scoprire, giunto all’estremo limite dell’ultima frase, dell’ultimo capitolo, dell’ultima pagina, di non averne ancora abbastanza.

La Ferrante Fever è molto più di uno slogan, un semplice hashtag o una trovata pubblicitaria, è una malattia seria: il lettore colpito dalla Ferrante Fever smette di mangiare, si dimentica di bere, perde il sonno e giunge addirittura a spegnere il cellulare (cosa di questi tempi inaudita) pur di non interrompere la lettura. Che un libro possa sprigionare un tale potere nel ventunesimo secolo è inconcepibile: l’Italia intera – famigerato Paese di non lettori in cui sembra dilagare l’analfabetismo culturale – improvvisamente si riunisce devota attorno al culto di un romanzo, in solenne venerazione.

Il lancio dell’ultima opera di Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti (edizioni E/O), è stato accompagnato da una campagna pubblicitaria degna dell’uscita di un seguito di Harry Potter in Inghilterra: se ne parlava già un mese prima con trepidante curiosità. Le informazioni a riguardo sono state centellinate a dovere: prima il titolo, poi la copertina, infine un estratto dell’incipit per far venire l’acquolina in bocca ai lettori già in trepidante attesa. E il conto alla rovescia per il 7 novembre – data ufficiale dell’uscita in libreria – ha tenuto tutti con il fiato sospeso. I giornalisti delle principali testate nazionali hanno ricevuto in anteprima un file criptato, da aprire con un procedimento segretissimo degno delle migliori spy story, per recensire il romanzo. «Tutto marketing», già berciavano i critici più cinici o gli accademici illustri che nel fenomeno best-seller vedono sempre un’espressione di qualunquismo o pochezza culturale. Invece il libro, a meno di una settimana dall’uscita in libreria, ha persino superato le aspettative: sta facendo faville, è al primo posto in classifica e ottiene recensioni entusiaste.

No, a cinque anni di distanza dalla conclusione della fortunata saga de L’amica geniale, il fenomeno Ferrante non si è affatto estinto. Resta da indagare la ragione di un successo planetario che non accenna ad arrestarsi.

Leggere La vita bugiarda degli adulti, per gli amanti della Ferrante, è un ritorno a casa. Vi si ritrovano tutte le tematiche che hanno alimentato la fama della scrittrice: la caratteristica ambientazione napoletana, una protagonista femminile che narra in prima persona, una storia famigliare intrisa di tradimenti e misteri, il conflitto di classe, le ipocrisie borghesi, il tutto ben miscelato e raccontato con lo stile fluente ormai noto che non ammette il minimo cedimento.

La voce narrante della tredicenne Giovanna, detta Giannina, ricorda in ogni sua sfumatura quella dell’indimenticabile Lenù: raccontano due vite diverse, eppure la sensazione è di assistere all’intrecciarsi dei fili della medesima trama. Elena è cresciuta nel clima sordido del rione, Giannina appartiene ai quartieri alti di Napoli; la prima è una studentessa modello, la seconda viene bocciata in quarta ginnasio. Apparentemente si tratta di due personaggi quasi opposti, tuttavia sono accomunati da invisibili legami che si rivelano sempre più evidenti con il procedere della storia.

Nella sua nuova prova letteraria la Ferrante ci consegna il magistrale racconto di un’educazione sentimentale al femminile partendo dall’adolescenza. La capacità ferrantiana di descrivere i dissidi interiori, le impercettibili trasformazioni, le ribellioni sommesse non finisce mai di stupire e avvince ancora una volta il lettore in una complessa dinamica di fascinazione e turbamento.

La ripetizione – tematica e narrativa – in questo caso sembra giovare alla narrazione e non, al contrario, intiepidirla diluendola nella banalità del già noto. Forse l’epidemia letteraria della Ferrante Fever potrebbe essere spiegata proprio in questi termini: Elena Ferrante ci racconta sempre la stessa storia, ma in fondo è proprio quella che vogliamo sentire, abbiamo sviluppato una sorta di assuefazione alle narrazioni di questa scrittrice come a una favola della buonanotte che proprio in quella ripetizione ammaliante di termini e personaggi ci culla amorevolmente. La Ferrante mescola le stesse carte e fa di nuovo poker d’assi.

L’incipit è folgorante: «Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta». Fin dalla prima riga ci precipita subito nel cuore della storia, nel dissidio interiore provato da Giovanna che si affaccia all’adolescenza e improvvisamente si scopre molto diversa dai suoi genitori, due affascinanti insegnanti della Napoli benestante. Il romanzo fa del «tema del doppio» uno dei suoi punti di forza: la vita della protagonista oscilla in bilico tra la Napoli alta del Vomero e quella bassa del Pascone, unite da oscuri legami di consanguineità. Il personaggio di zia Vittoria – sorella “ripudiata” del padre – svolge lo stesso ruolo magnetico e incantatorio di Lila nell’Amica geniale spalancando dinnanzi alla protagonista le porte di un mondo oscuro, prima di allora sconosciuto.

Sono stanca di essere esposta alle parole altrui. Ho bisogno di sapere cosa sono davvero e e quale persona posso diventare.

In La vita bugiarda degli adulti viene narrata la ricerca di un’identità che passa attraverso gli estremi della menzogna e del tradimento. È un romanzo di formazione sui generis in cui la protagonista assume spesso le sembianze di un’anti-eroina risultando odiosa persino a se stessa. La Ferrante gioca a scombinare le nostre certezze e lo fa precipitando nell’osceno e nell’indicibile, creando le medesime sordide atmosfere cui ci aveva abituato con L’amore molesto. In certi paragrafi la narrazione risulta quasi sgradevole, precipita nel volgare, nel corporale; ma il tutto è funzionale alla storia, dopotutto non si potrebbe raccontare un’età terribile come l’adolescenza senza descrivere gli sconvolgimenti del corpo.

In breve assistiamo allo sgretolarsi dell’innocenza di Giovanna insidiata dall’ipocrisia dell’età adulta:

Non riuscivo più a essere innocente, dietro i pensieri c’erano altri pensieri, l’infanzia era finita. Mi sforzavo e tuttavia l’innocenza si sottraeva.

Il cambiamento progressivo che avviene nella protagonista viene descritto dalla Ferrante con un’attenzione minuziosa, viene trasmesso al lettore ogni più imperscrutabile moto dell’animo. La forza de La vita bugiarda degli adulti risiede proprio in questa capacità di restituirci i personaggi con la stessa tensione dolorosa che si riserva alle persone reali. Ne emerge il ritratto di un mondo – quello adulto – che si sostiene su rigide impalcature sociali modellate sui non detti, sul perbenismo di facciata volto a nascondere gli errori, dove è la menzogna a fare da padrona:

Cosa succedeva, insomma, nel mondo degli adulti, nella testa di persone ragionevolissime, nei loro corpi carichi di sapere? Cosa li riduceva a animali inaffidabili, peggio dei rettili?.

Giovanna scopre nei genitori – quelle persone rispettate, da lei a lungo ammirate – dei perfetti sconosciuti e specchiandosi nell’immagine deformata e deformante dell’autorità si rivela sconosciuta a se stessa rischiando di perdersi. La crescita è un procedimento doloroso, che quasi sempre ha origine da uno strappo, una lacerazione, un fenomeno violento. Elena Ferrante riesce a descriverci con accuratezza questa spaccatura all’origine dell’età adulta, entrandoci dentro, rovistando tra i pensieri turbolenti dell’adolescenza e mettendoli in mostra senza censure, anche se trasudano rabbia, dolore, desiderio di rivalsa.

I limiti di questa nuova opera ferrantiana si rivelano soprattutto nel finale, che appare affrettato nel mescolare colpi di scena e rocambolesche avventure. Alcune questioni restano irrisolte, lasciando immaginare un ipotetico seguito o il principio di una nuova saga. Forse sarebbe stato più apprezzabile un romanzo concluso in se stesso, che sviscerava a fondo ogni mistero e poneva il punto finale una volta per tutte; ma di certo la maestria della penna dell’autrice riuscirà a suscitare la curiosità del lettore persino in un fantomatico sequel. C’è un potere della scrittura di cui solo Elena Ferrante è padrona e riesce ad esercitare con l’abilità incantatoria di una chiromante.

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