Alessandro Di Giacomo
pubblicato 5 mesi fa in Storia

L’attacco dei morti viventi

L’attacco dei morti viventi

Nella cultura di massa, le storie di zombie hanno, da sempre, un fascino particolare e in molti film o videogiochi legati al contesto bellico, si cerca di inserire una sorta di legame tra la guerra e i morti viventi. Molte di queste storie si rifanno agli esperimenti condotti dai nazisti ma non tutti sanno che, nel corso del primo conflitto mondiale, ebbe effettivamente luogo qualcosa di simile: l’attacco dei morti.
Nel 1915, il secondo anno della Prima Guerra Mondiale, sul fronte Orientale infuriano i combattimenti tra le truppe del Kaiser Guglielmo II e quelle dell’Impero Russo. L’esercito austro-tedesco è meglio armato ed equipaggiato e, in poco tempo, moltissimi soldati russi vengono fatti prigionieri o uccisi sul campo di battaglia. Un punto cardine della difesa, lungo la linea russa, era la fortezza di Osowiec, una costruzione del 19° secolo, ad appena 23 kilometri dal confine con la Prussia orientale, che era perfetta per controllare e difendere i confini e che, se difesa ad oltranza, avrebbe fatto guadagnare tempo alle truppe dello Zar per riorganizzarsi. Gli austro-tedeschi arrivarono alla fortezza già nel settembre del 1914 ed iniziarono immediatamente ad attaccarla, ma senza successo. Osowiec, per la sua posizione e struttura, era di vitale importanza per entrambi gli schieramenti e i teutonici, non riuscendo a forzare l’assedio, decisero di riprovare nel marzo del 1915, utilizzando i temibili cannoni “Grande Berta”: bocche di fuoco calibro 420, capaci di annientare con semplicità strutture di acciaio di oltre due metri di spessore o muri di puro cemento armato. Incredibilmente, però, la fortezza riuscì a resistere anche alla prova di quest’arma risolutiva e i russi, pur se stremati da mesi di combattimenti, riuscirono a non alzare bandiera bianca.

I tedeschi allora decisero di ricorrere ad un’arma micidiale: i gas tossici. In realtà, l’utilizzo dei gas in battaglia era stato vietato dalla Convenzione dell’Aja ma l’esercito tedesco, seguendo lo slogan “la Germania prima di tutto”, aveva iniziato ad utilizzarli in Francia e a constatarne la temibile efficacia. A convincere il Kaiser, era stato Friz Haber,un chimico arruolatosi volontario, che aveva supervisionato personalmente l’attacco di Ypres, tristemente noto per l’alto numero di morti a causa dei miasmi, tra orribili sofferenze. È interessante sapere che, da allora, con l’espressione costante di Haber, si indica la dose minima di gas fatale per un uomo. È emblematico ricordare che la moglie di Haber si suicidò dopo aver letto gli effetti dell’operato di suo marito. È infine paradossale pensare che questo chimico, di origini ebraiche, fu anche l’ideatore dello Zyklon B, il gas utilizzato in seguito per uccidere gli internati nei campi di concentramento nazisti.
L’attacco a Osowiec venne effettuato il 6 agosto con una miscela di cloro e bromo che, grazie al vento favorevole, si estese attorno alla fortezza con una nube verdastra, alta fino a 15 metri e larga 8 kilometri quadrati. I russi all’interno non avevano maschere antigas e l’attacco ebbe esiti devastanti, sugli uomini e la natura circostante, testimoniati dalle parole di un tedesco sopravvissuto:

Tutto ciò che viveva all’aria aperta sulla piazza d’armi della fortezza è stato avvelenato a morte. Tutta la vegetazione nella fortezza e nelle vicinanze è stata distrutta, le foglie sugli alberi sono ingiallite, arricciate e cadute, l’erba si è annerita e accasciata per terra, i petali dei fiori sono caduti. Tutti gli oggetti in rame sulla piazza d’armi della fortezza si sono ricoperti di uno spesso strato verde di ossido di cloro; I prodotti alimentari conservati senza sigilli sono stati avvelenati e resi inadatti al consumo

All’interno della fortezza, gli uomini caddero come mosche e, approfittando della situazione, gli artiglieri tedeschi aprirono il fuoco per eliminare gli ultimi sopravvissuti, prima di far avanzare le truppe. Subito dopo, oltre 7000 soldati iniziarono ad avanzare, protetti dalle maschere antigas, verso l’ingresso della fortezza, sicuri del trionfo.

Ma si trovarono di fronte l’impensabile.

Dal silenzio delle macerie si levarono improvvisi gli “Urrà”, il tipico grido di battaglia russo, come sussurrati e, dove tutto doveva essere morto, qualcosa si muoveva minaccioso. I soldati tedeschi rimasero terrorizzati: i morti si rialzavano da terra, emettendo i versi di chi sta soffocando, con orribili pustole gialle sulla pelle che sembrava sciogliersi, con i volti coperti da stracci unti di sangue e gli occhi rossi come fiamma. Ai più giovani fanti tedeschi sembrò di essere finiti in un incubo, nel maligno mondo delle storie dei fratelli Grimm che venivano narrate loro quando erano bambini e la paura prese il sopravvento.

Erano i soldati superstiti del vile attacco velenifero ma, agli occhi dei tedeschi, erano morti tornati dall’oltretomba per vendicarsi.

Con furia omicida, i soldati russi si lanciarono sul nemico, armati di baionette. Alcuni di loro sputavano schiuma rosso sangue, avevano la pelle che friggeva o avevano perso la vista ma, nonostante fossero ormai condannati, erano assetati di vendetta a tal punto da non sentire la fatica e le ferite. I combattimenti raggiunsero il climax della violenza quando l’artiglieria dello Zar iniziò ad aprire il fuoco e i tedeschi, ritirandosi, finirono per cadere a terra e restare schiacciati dai loro stessi commilitoni o, peggio, strozzati dal filo spinato delle loro stesse trincee. I russi ebbero, contro ogni pronostico e logica, la meglio e conquistarono le posizioni nemiche, vincendo la battaglia.

Appena due settimane dopo, i pochi supersiti di Osowiec furono evacuati dai rinforzi inviati dalla Madrepatria, assieme a tutte le armi e le munizioni rimaste, consegnando alla storia l’eroica impresa dell’attacco dei morti.

Bibliografia:

www.ortodossiatorino.net/pdfexport.php?cat_id=35&id=3851
https://en.wikipedia.org/wiki/Osowiec_Fortress
https://www.focus.it/cultura/storia/fritz-haber-il-primo-attacco-chimico-della-storia-moderna

 

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