Culturificio
pubblicato 5 anni fa in Letteratura \ Storia

Le due facce dell’Arabia

viaggio nel passato recente di una monarchia assoluta islamica

Le due facce dell’Arabia

 

Date: 15 dicembre, 12 dicembre, 17 novembre.
Luogo: Regno dell’Arabia Saudita.

15 dicembre 2015. Nasce la coalizione islamica per la lotta al terrorismo. Uno smacco importante all’occidentale medio(basso) frustrato e ossessivamente alla ricerca di mangime televisivo per nutrire il suo razzismo. Ed egli è a sua volta preda – pesce grande mangia pesce piccolo – delle proposte politiche non solo sempre più nazionaliste, ma innanzitutto ridicole, fuorvianti, inaccettabili, deliranti.
Una parte non indifferente del mondo islamico ha risposto con la creazione di questa coalizione – poco riportata dai media occidentali per la verità – composta di 34 paesi musulmani a maggioranza sunnita, con la possibilità di integrazione di altri dieci paesi in seguito. A capo di tutto ciò si pone l’Arabia Saudita, con l’obiettivo di “combattere il terrorismo militarmente e ideologicamente”.
Questa alleanza potrebbe avere una portata storica non solo come coalizione anti-terrorismo, ma anche come possibile scintilla di un progetto di pacificazione del mondo musulmano in una prospettiva più ampia. E’ possibile, è giusto che si apra questo scenario nel dibattito, ma facciamo ancora qualche passetto indietro nel tempo.

12 dicembre 2015. Si vota in Arabia Saudita per le cariche comunali e municipali: un voto storico, il primo dal decreto del 2011 del re Abdullah bin Abdelaziz – morto lo scorso gennaio – che permette alle donne di poter partecipare sia come elettrici che come candidate. All’incirca venti donne sono state elette nei consigli municipali, anche se non sono mancate le proteste dell’opinione pubblica saudita che è ancora in maggioranza sfavorevole a cambiamenti di questo genere. L’Arabia Saudita è la più estesa monarchia assoluta islamica, baluardo del Wahhabismo – corrente estremamente rigida e letteralista dell’Islam sunnita – e dunque profondamente fedele alla Shari’ah, la Legge di Dio del Corano. Le donne hanno una posizione peculiare in questa monarchia islamica in cui vige una formale uguaglianza a livello pubblico (educativo e lavorativo) a cui si oppongono invece enormi disuguaglianze a livello privato nei confronti dell’uomo.

Ashraf Fayadh

Ashraf Fayadh

17 novembre 2015. Ashraf Fayadh, poeta e artista palestinese residente in Arabia Saudita, viene condannato a morte per apostasìa a causa dei suoi versi contenuti nella raccolta “Instructions Within”, pubblicata nel 2008, che conterrebbero delle offese verso Allah e verso il profeta Maometto, o che inviterebbero all’ateismo. La prima sentenza risaliva al 2014 e condannava Fayadh a quattro anni di prigione e 800 frustate, condanna che lo scorso novembre è stata commutata in pena di morte.
Secondo Mona Kareem, giovane attivista e giornalista che ha creato una campagna di solidarietà per la vicenda del poeta, Ashraf Fayadh è stato sottoposto ad un processo scorretto in cui è stato accusato di diverse falsità e in cui l’imputato non ha potuto difendersi poiché i suoi documenti erano stati confiscati al momento del suo arresto nel 2014, e dunque non ha avuto diritto ad un avvocato. Sempre secondo l’attivista, Fayadh sarebbe perseguitato perché considerato un rifugiato palestinese; ed è su questo tema che i versi incriminati ruotano profondamente, come dichiarato dall’artista stesso, riferendo che il suo libro era “solamente riguardo me e il mio essere un rifugiato palestinese… riguardo temi culturali e filosofici. Ma gli estremisti religiosi li hanno interpretati come idee distruttive contro Dio.” (The Guardian).
Sul blog di Mona Kareem esiste una pagina – riportata in fondo all’articolo – in cui sono contenuti i versi incriminati con agli atti di accusa nei confronti dell’artista, insieme ad una traduzione dei versi in inglese della giornalista da cui ho tratto a mia volta la traduzione italiana che trovate qui di seguito, per poter toccare con mano le parole che valgono, dallo scorso novembre, la vita di Ashraf Fayadh:

1
Il petrolio è innocuo, tranne la scia di povertà che si lascia dietro

In quel giorno, quando i volti di coloro che scoprono un nuovo pozzo di petrolio diventano neri,
quando la vita penetra nel tuo cuore per estrarre altro petrolio dalla tua anima
per uso pubblico..
Quella… è… la promessa del petrolio, una vera promessa.

La fine..

2
Si diceva: affonda lì…
Ma alcuni di voi sono nemici per ogni cosa
dunque lasciatelo perdere.

Guardate in alto verso voi stessi dal profondo del fiume;
quelli di voi più in alto dovrebbero avere pietà di coloro al di sotto…
Il rifugiato è debole,
come il sangue che nessuno comprerà al mercato del petrolio!

3
Scusami, perdonami
per essere stato incapace di piangere più lacrime per te
per non aver farfugliato il tuo nome nella nostalgia.
Ho diretto il mio viso al calore delle tue braccia
e non amore trovai ma te, te solo, ed io sono il primo dei tuoi seguaci.

4
Notte,
tu non hai esperienza del Tempo,
privo di gocce di pioggia
che avrebbero spazzato via ogni residuo del tuo passato
e ti avrebbero liberato da quella che tu chiamasti devozione…
di quel cuore… capace di amare…
di giocare,
e di intrecciare col tuo osceno rifiuto da quella fiacca religione
e da quel finto Tanzil,
dagli dei che avevano perso la loro dignità..6

5
Tu ronzi, più di quanto già facessi…
come i bar benedicono i loro ospiti
con le insegne e le ballerine ammiccanti…

Accompagnato dal DJ
reciti le tue allucinazioni
e tessi la tua lode per questi corpi che ballano sui versi d’esilio.

6
Egli non ha il diritto di camminare comunque
O di ballare comunque o di urlare comunque.

Egli non ha il diritto di aprire la finestra della sua anima,
per rimestare la sua aria, i suoi sprechi, le sue lacrime…

Anche tu tendi a dimenticare ciò che sei
un pezzo di pane.

7
Nel giorno dell’esilio, essi stanno nudi in piedi,
nelle condutture di liquame arrugginite, a piedi nudi

questo potrebbe essere salutare per i piedi
ma non per la terra..

8
I profeti si sono ritirati
dunque non aspettare la venuta dei tuoi

e per te,
per te gli schermi porteranno le loro notizie quotidiane
e prenderanno i loro alti stipendi…

quanto sono importanti i soldi
per una vita dignitosa.

9
Mio nonno sta nudo in piedi ogni giorno,
senza esilio, senza divina creazione…
io sono già stato resuscitato senza un’esplosione divina nella mia immagine.
Io sono l’esperienza dell’inferno sulla terra…

la terra
è l’inferno preparato per i profughi.

10
Il tuo sangue ammutolito non parlerà
fintanto che compiacerai te stesso nella morte
fintanto che continuerai ad annunciare – segretamente – di aver riposto la tua anima
nelle mani di coloro che non sono a conoscenza…

perdere la tua anima ci costerà tempo,
molto di più di quanto ne servirà per calmare
i tuoi occhi che hanno pianto lacrime di petrolio.


 

Fonte:
Ashraf Fayadh’s “Disputed” Poems, in English Translation

Articolo a cura di Leonardo Passari