Alessandro Di Giacomo
pubblicato 6 mesi fa in Storia

Le parole del maggio

siate realisti, chiedete l’impossibile

Le parole del maggio

…compagno di scuola, compagno di niente,ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

Questa è una canzone di Antonello Venditti che mia madre mi ha fatto ascoltare da quando ero bambino… non immaginavo che, in qualche modo, fosse ricollegabile ad un’invettiva di Eugene Jonesco (“Sarete tutti bancari!”) risalente al 1968, quando dalla sua casa parigina veniva infastidito dal rumore dei manifestanti nelle strade. Le parole del maggio. Le scritte sui muri nel Sessantotto parigino (Mimesis, 2008) mi ha fatto avvicinare ad una realtà che la mia generazione (anni ‘90) conosce solo perché ne ha sentito parlare. Ciò che mi ha colpito è l’assoluta modernità delle frasi, delle citazioni e la loro straordinaria attualità. Ho compreso quanto, a livello espressivo, sia stato rivoluzionario il ’68, figlio ribelle di una società e di una comunicazione rigide e d’apparato, padre di una libertà espressiva ereditata da tutti noi che ha influenzato e influenza ancora i media e tutte le forme d’arte. Le frasi sui muri di Parigi e nelle facoltà universitarie colgono ogni aspetto della vita: il lavoro, l’amore, la religione ma è soprattutto nella loro costruzione lessicale che si compie il più grande passo verso una cultura “rivoluzionaria”.

In quegli anni non esiste nessuna barriera (“Siate realisti, chiedete l’impossibile”), nessun limite (“l’infinito non ha accenti”), tutto può succedere. Non esiste nessun ordine costituito (“La volontà generale contro la volontà del Generale” con riferimento a Charles De Gaulle), la fantasia va al potere, le emozioni sono in primo piano. A tutto ciò si aggiunge una critica radicale al capitalismo e alla classe borghese (“Se avete il cuore a sinistra, non abbiate il portafoglio a destra”, “I muri hanno orecchie ma le vostre orecchie hanno dei muri”), la stessa che fu l’artefice della Rivoluzione francese ma che, nel 1968, diverrà bersaglio degli studenti per il suo immobilismo e per l’incapacità di cogliere le nuove istanze della modernità. Leggendo questo pamphlet ho toccato con mano una realtà lontana (50 anni), un coinvolgimento totale che oggi sembra impossibile e che ha segnato in modo indelebile i costumi e il modo di esprimesi e di scrivere.

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