Alessandro Di Giacomo
pubblicato 3 mesi fa in Storia

“Mad Jack”: arco e frecce contro i nazisti

“Mad Jack”: arco e frecce contro i nazisti

La Storia, quella con la “S” maiuscola, ci regala spesso storie più piccole, talvolta dimenticate o sconosciute, che narrano vicende più simili alle favole o ai racconti di avventura che alla realtà. Vicende di uomini che, anacronisticamente, sono riusciti a imporre la loro visione del mondo in contesti decisamente complessi.

È il caso di Jack Churchill, soldato di Sua Maestà durante la Seconda Guerra Mondiale, che affrontò questo conflitto, fortemente condizionato dalle scoperte tecnologiche e dalle innovazioni nel settore degli armamenti, armato come un cavaliere: arco e faretra colma di frecce in spalla, spada salda nella mano e la sua inseparabile cornamusa…

John Malcom Thorpe Fleming Churchill, meglio noto come Jack Churchill, nacque a Hong Kong il 16 settembre del 1906. Di famiglia inglese, tornò in patria e completò gli studi al King William’s College sull’Isola di Man, restando fortemente influenzato dalla cultura irlandese. S’iscrisse, poi, all’Accademia Militare di Sandhurst dalla quale uscirà, nel 1926, a pieni voti e da ufficiale dell’esercito britannico. Sarà subito inviato in Birmania dove prestò servizio nel Manchester Regiment, facendo la sua prima vera esperienza di combattimento e maturando la “bizzarra” idea che un vero Ufficiale non dovesse combattere con le “volgari” e rumorose armi del nuovo secolo. ma affidandosi all’abilità con la spada e con l’arco.

Ogni ufficiale che va all’azione senza spada è equipaggiato in modo inappropriato!

Ma è dopo il battesimo del fuoco che la sua vita divenne incredibile: dopo la guerra decise di stabilirsi in Birmania e di girare tutto il paese in motocicletta, isolandosi dal mondo e affinando sempre più la sua abilità con l’arco e con la cornamusa, una vera passione, che lo portò a classificarsi al secondo posto in una competizione musicale di militari ad Aldershot, e il fatto che un inglese avesse battuto così tanti scozzesi causò un piccolo scandalo. Decise di lasciare definitivamente la Birmania per stabilirsi a Nairobi, nel 1936, dove si reinventò giornalista e lavorò, per qualche anno, nella capitale keniota, imparando molto sulla cultura africana. La sua abilità con l’arco lo portò invece prima ad ottenere una piccola parte nel film Il ladro di Baghdad e poi, addirittura, a rappresentare l’Inghilterra al Campionato Mondiale di tiro con l’arco di Oslo nel 1939.

La guerra era ormai alle porte e, subito dopo l’invasione tedesca della Polonia, Jack decise di rientrare in servizio e combattere le forze dell’Asse. Ma per l’Inghilterra le cose si misero subito male e la Germania nazista sembrava impossibile da contrastare: dopo la caduta della Polonia, seguirono il Belgio, i Paesi Bassi e la Norvegia. L’Inghilterra inviò i suoi soldati per sostenere la Francia ma, anche in questo caso, la Blitzkrieg (“Guerra Lampo”) tedesca ebbe la meglio. Fu qui, durante la ritirata verso Dunkerque, che Jack affrontò per la prima volta i tedeschi con il suo insolito equipaggiamento: dimostrò, da subito, un coraggio senza pari e, durante la battaglia in difesa de L’Épinette, scagliò la sua prima freccia, centrando il torace di un sergente tedesco. I soldati nelle vicinanze rimasero increduli davanti a ciò che avevano visto e furono sorpresi dall’attacco inglese finendo per essere falciati da una pioggia di proiettili, esplosi da alcuni commilitoni di Churchill. Durante la ritirata, Jack si specializzò nelle più remote tecniche di guerriglia e tese numerose imboscate, spesso con azioni quasi suicide, che gli valsero i soprannomi di “Mad Jack” (“Jack il folle”) o di “Fighting Jack” (“Jack il combattente”).

Nonostante il suo grande impegno, la battaglia per la Francia era ormai persa e, dopo poche settimane, la bandiera con la svastica sventolava dalla cima della Torre Eiffel.

Jack si era distinto nel corso della ritirata e, tornato in patria, si offrì volontario per entrare nei Commandos, gruppi di élite dell’esercito, destinati ad operazioni speciali. Divenne Vicecomandante del 3° Commando e prese parte all’Operazione Archery (fa sorridere pensare che la sua prima operazione con le truppe speciali si chiamasse proprio “tiro con l’arco”), un raid contro la guarnigione tedesca sull’isola di Vågsøy dove, dopo essersi nuovamente distinto in battaglia, fu costretto a ritirarsi perché ferito, incredibilmente, dalle schegge di una bottiglia di vino che si trovava per caso vicino a delle cariche esplosive difettose che detonarono senza preavviso. Poche settimane dopo, Mad Jack era nuovamente pronto alla battaglia ma fu trattenuto in Inghilterra per preparare l’invasione dell’Italia.

Nel 1943, divenuto comandante del 2° Commando, guidò i suoi uomini nello sbarco di Catania, scendendo dal mezzo da sbarco, in testa alle truppe, suonando la cornamusa, incurante del fuoco delle mitragliatrici italiane. Dopo aver combattuto in Sicilia, parteciò allo sbarco di Salerno dove venne subito incaricato di conquistare il punto di osservazione di Molina, situato in cima ad una collina, che garantiva un vantaggio ai tedeschi, dando loro la possibilità di colpire le truppe sulle spiagge e rendendo difficile la conquista della città campana. Churchill decise di sorprendere i nemici avvicinandosi silenziosamente con i suoi uomini per poi, tra lo stupore generale, alzarsi e guidare la carica con l’arma bianca salda nella mano destra: i tedeschi rimasero sconvolti vedendo alcuni loro camerati trafitti da una spada. Lo stesso Churchill commentò:

… Mi sembrava di vivere le Guerre Napoleoniche

Fu una vittoria schiacciante: Jack riuscì a conquistare la collina e a catturare quarantadue prigionieri che scesero a valle seguendo gli ordini di quell’ufficiale così coraggioso da meritare il loro rispetto.

Finché dici a un tedesco cosa fare in modo chiaro e a voce alta, se gli sei superiore di grado, lui frignerà un ‘jawohl’ e si metterà al lavoro con entusiasmo ed efficienza senza pari

L’azione militare di Salerno valse a Jack la Distinguished Service Order, una medaglia di grande valore, e la possibilità di essere scelto per un’operazione strategicamente decisiva: la collaborazione con i partigiani jugoslavi del Comandante Tito per liberare la fascia nord adriatica attorno all’isola di Lissa. L’obiettivo dei Commandos inglesi era la conquista dell’isola di Brazza, dove sbarcarono nel 1944, senza incontrare resistenza. Durante l’avanzata nell’entroterra, però, i nidi di mitragliatrice colsero di sorpresa le truppe alleate e, con i partigiani duramente colpiti, Jack decise di ritirarsi. Il giorno seguente però, la cornamusa di Churchill diede il segnale alle truppe di attaccare ma, con i partigiani rimasti a coprire la zona di sbarco, i Commandos si trovarono in netta inferiorità numerica. Durante l’attacco tedesco, Jack suonò il motivo principale della marcia militare Will Ye No Come Back Again? (“Non tornerai mai più?”) ma fu brutalmente interrotto da un colpo di mortaio che colpì la sua squadra: fu l’unico a salvarsi dalle schegge, l’unico a non morire, perdendo però i sensi per l’esplosione.

Quando si riprese, era incatenato mani e piedi, a bordo di un aereo tedesco diretto a Berlino. I tedeschi vedendo grado e onorificenze, e soprattutto il suo nome, si convinsero fosse un parente del Primo Ministro Inglese Winston Churchill e decisero di farlo interrogare nella capitale del Reich. Ovviamente, data la sua ferrea volontà e decisa fedeltà, si rifiutò di parlare; venne inviato perciò al campo di concentramento e sterminio di Sachsenhausen.

Nel campo, la vita era durissima e, dopo aver conosciuto un ufficiale della R.A.F., decise di tentare la fuga: in una notte di settembre 1944, Jack e l’ufficiale, di cui purtroppo non si conosce il nome, strisciarono sotto il filo spinato, riuscendo ad eludere le numerose guardie e a raggiungere i boschi poco distanti. Il loro obiettivo era raggiungere le coste del Nord Europa, verso il Baltico, percorrendo quasi 200 chilometri, a piedi, senza provviste e in pieno territorio nazista, per entrare in contatto con la Resistenza. Il piano fallì a pochi chilometri dall’arrivo, vicino la città di Rostock, dove furono catturati nuovamente e, per sempre, separati. Churchill fu trasferito in un campo di prigionia in Alto Adige, dove rimase alcuni mesi.

La guerra in Italia era ormai prossima alla fine e, una mattina, nel marzo del 1945, le SS raggiunsero il campo e costrinsero i prigionieri a marciare nel bosco, in direzione di Villabassa, dove volevano fucilarli per poi iniziare la ritirata. Durante la marcia, alcuni ufficiali inglesi capirono che l’obiettivo delle SS era ucciderli e decisero di tentare una mossa impensabile per salvare le loro vite.

È necessario fermare la narrazione dei fatti per comprendere cosa sta per accadere: le SS erano truppe d’élite dell’esercito tedesco ma, prima di essere soldati, erano fedelissimi servitori dell’ideale nazista e non rispettavano le leggi militari della Convenzione di Ginevra che imponevano il giusto trattamento e la garanzia di sopravvivenza dei prigionieri di guerra. I soldati della Wehrmacht, al contrario, servivano il Reich tedesco come militari e, alcuni di loro, più che nazisti erano patrioti che, ovviamente, rispettavano le regole di guerra.

I militari inglesi, in procinto di essere fucilati, in un disperato tentativo di salvarsi da un destino ormai segnato, chiesero ai loro ufficiali di raggiungere un drappello della Wehrmacht poco distante, guidato dal Capitano Wichard von Alvensleben che, informato dai suoi soldati, accorse in aiuto dei prigionieri inglesi: ci fu un momento di stallo con il Capitano che intimò al comandante delle SS di riportare immediatamente i prigionieri al campo. Le SS si rifiutarono e tutti i tedeschi presenti si prepararono al combattimento con i prigionieri, inermi, che guardavano increduli la scena. Alla fine, le SS decisero di ritirarsi per evitare di essere annientate dalla superiore forza, nei numeri e negli armamenti, della Wehrmacht. Sono molti i racconti che testimoniano di come, soprattutto nei mesi finali della guerra, gli ufficiali tedeschi si opposero alle fucilazioni insensate o agli eccidi ingiustificati perpetrati dalle SS.

Jack fu ricondotto al campo ma, come si può immaginare, progettò subito una fuga che, stavolta, complice un blackout, gli riuscì: percorse tra i 150 e i 200 chilometri a piedi per raggiungere Verona dove, con una caviglia slogata, si unì ad un reparto corazzato dell’esercito americano. Tornato in patria, con la guerra europea ormai conclusa, chiese ed ottenne di essere trasferito nel Pacifico, in Birmania, dove i giapponesi stavano attuando un’accanita resistenza. Ma Churchill arrivò in Birmania a metà agosto del 1945 e, mentre era in viaggio, le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki  erano già state lanciate e il Giappone, di conseguenza, aveva accattato i termini della resa incondizionata, imposti dall’esercito americano. Tutti i commilitoni di Jack festeggiarono la fine del conflitto ma lui, desideroso di mostrare ancora il suo valore, si sfogò, incredibilmente, dicendo:

Non fosse stato per questi maledetti Yanks avremmo potuto tirare avanti con la guerra per altri 10 anni!

Nel frattempo Jack si  era sposato con Rosamund Margaret Denny l’8 marzo 1941e dall’unione nacquero due figli, Malcolm John Leslie Churchill, nato l’11 novembre 1942 e Rodney Alistair Gladstone Churchill, nato il 4 luglio 1947. Ma jack non riusciva a stare lontano dal campo di battaglia, con la sua spada sempre nella guaina e l’arco in spalla, e decise di prendere il brevetto da paracadutista e di richiedere il trasferimento in Palestina.

Giunto in Medio Oriente, nella primavera del 1948, prese parte a numerose battaglie in difesa degli ospedali e del personale sanitario di Hadhassah in qualità di Vicecomandante del battaglione dell’Highland Light Infantry e, con soli dodici uomini al seguito, si oppose all’attacco di centinaia di arabi. Disse di quell’occasione, con il suo stile inconfondibile:

Ho sorriso come un matto da una parte all’altra… dato che le persone sono meno propense a spararti se gli stai sorridendo…

Prima di essere ricondotto in patria, coordino l’evacuazione di settecento ebrei, fra medici, infermieri, studenti e pazienti dell’Ospedale, conducendoli nella safe zone dell’Università di Gerusalemme.

Dopo l’esperienza palestinese accettò l’incarico da istruttore militare in Australia dove, nel tempo libero, si dedicò alla sua nuova passione per il surf (in Inghilterra è considerato il primo uomo ad aver cavalcato un “mascheretto”, un’onda che risale l’estuario di un fiume, sul Severn).

Ritornò infine in Inghilterra dove visse gli ultimi anni della sua vita fino all’8 marzo del 1996, giorno della sua morte a Surrey.

È difficile esprimere un giudizio su Mad Jack perché le sue imprese sembrano, in molti casi, più dovute alla follia, nella sua accezione positiva, che effettivamente al coraggio o alla determinazione. Per gli appassionati di storie militari, in ogni caso, non esiste figura più romantica di un cavaliere che non ha mai accettato la fine della cavalleria.

Bibliografia

Libri:

Martin Gilbert, La grande storia della Seconda Guerra Mondiale, Mondadori, Milano 2009 (ristampa).

Paul Kirchner, More of the Deadliest Men Who Ever Lived, Paladin Press, 2009.

Video:

La sconosciuta e sorprendente storia dell’ufficiale Jack Churchill

MAD JACK, l’uomo che ha combattuto i nazisti solo con ARCO e SPADA

Collegamenti esterni:

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