Ludovica Valentino
pubblicato 3 mesi fa in Recensioni

Mai più sola nel bosco

Simona Vinci racconta terrore e bellezza nelle fiabe dei Fratelli Grimm

Mai più sola nel bosco

Sapevo che le Cose sono ovunque, e per tenerle a bada è prima di tutto necessario riconoscere che esistono. Altrimenti, se non lo sai, le Cose possono ghermirti, sbranarti e inghiottirti da un momento all’altro, quando meno te lo aspetti.

Abbiamo toccato il fondo dell’abiezione e poi siamo risaliti. Candidi e innocenti come gigli.

Le fiabe hanno spesso il potere di guidare i bambini attraverso un percorso di acquisizione di consapevolezza legato alla coscienza di una realtà che sta oltre, di una dimensione ulteriore che travalica l’esperienza sensibile legata alle circostanze estemporanee della vita quotidiana. La lettura e la generale esperienza del comune tesoro favolistico e leggendario segnano profondamente persone e società, rivelando la straordinaria importanza di una condivisione della materia narrativa a livello comunitario.

Nessuna raccolta di fiabe può vantare un successo e una diffusione simile a quella curata dai fratelli Grimm, il cui ricordo e le cui reminiscenze, di fatto, difficilmente possono essere escluse dalla memoria di qualsiasi bambino.

Simona Vinci prende per mano il lettore e lo conduce in una dimensione del tutto straordinaria. Con infinita delicatezza rispolvera memorie infantili e si destreggia abilmente tra la dimensione del passato e quella del presente, tra il reale e il fantastico, mostrando quanto possano essere vicini questi mondi irraggiungibili.

Mai più sola nel bosco è un libro originale e bellissimo che a volte somiglia a una sorta di saggio narrativizzato da seguire con attenzione e curiosità e spesso invoglia a lasciarsi trasportare al focolare domestico come nella migliore tradizione fiabesca.

Una serie di brevi capitoli ripercorre le memorie d’infanzia dell’autrice, intrecciandosi con le fiabe più e meno note dei fratelli Grimm e creando un impenetrabile tessuto che somiglia a quello che ognuno di noi con il giusto coraggio potrebbe tessere. Perché una delle sensazioni che Vinci comunica con maggiore efficacia è quella della comune percezione di paura e stupore, la condivisione di un senso di angoscia universale che pervade ogni lettore che apprenda una morale sulla pelle di personaggi tormentati e sacrificati nella materia ancestrale per insegnare che esiste un’irriducibile distanza tra il bene e il male.

La dimensione saggistica dell’opera di Vinci emerge invece nel racconto dell’esperienza di autori e studiosi, nella citazione dei lavori di chi si è occupato di fiabe, nell’addentrarsi all’interno della sua dimensione più concreta e fattuale del racconto. A tal proposito è molto bello e giusto, ad esempio, lo spazio dedicato ai traduttori, instancabili lavoratori della parola che operano nell’ombra, ai quali l’autrice restituisce il giusto riconoscimento per mezzo della riflessione che scaturisce dal racconto delle sorelle Bovero, Clara e Anna. Ma c’è anche spazio per raccontare i fratelli Grimm e il loro straordinario lavoro filologico e linguistico, la misteriosa missione di salvaguardia di questo prezioso patrimonio in un viaggio in treno tra le città verdeggianti della Germania. Approfondimenti di questa natura costellano il racconto offrendo un valore aggiunto alla memoria e alle riflessioni confidenziali dell’autrice.   

Certamente si ha la percezione che la scrittura raggiunga le sue note più commoventi quando l’oggetto si avvicina e la narrazione occorre a rielaborare le esperienze più personali dell’autrice. Delicatissime e al tempo stesso profondamente taglienti sono le parole spese per la morte e la paura. Vinci sembra confessarsi e consigliarci in un dialogo molto stretto e personale, talvolta occorre comprendere in che modo abbandonarsi ai sentimenti più spaventosi per imparare a non lasciarsi aggredire e sopraffare. È una forma di disciplina che, per il nostro bene, è necessario interiorizzare a partire dall’infanzia e la fiaba, nelle sue sfumature più misteriose e terrificanti, serve anche a questo.

Vinci crede nell’universo arcaico della fiaba e nel suo potere, mostra al lettore una dimensione condivisa e a tratti concede quella più intima, ci convince a riconnetterci al passato avendo fede e coraggio, senza ignorare Creature e Cose.

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