Culturificio
pubblicato 1 mese fa in Letteratura

Norwegian Blues di Levi Henriksen

La più grande libertà concessa all’essere umano è non sapere a che punto del cammino si trovi

Norwegian Blues di Levi Henriksen

Arriva nelle librerie di tutta Italia, direttamente dalla Norvegia, “Harpesang”, tradotto con il titolo di “Norwegian Blues”, di Levi Henriksen, uno scrittore e musicista molto popolare in Scandinavia. “Norwegian Blues” è edito in Italia da Iperborea e  sulla copertina è riprodotta un’opera di Ryo Takemasa, concessa esclusivamente per questo volume. La casa editrice, specializzata in letterature Nordiche, è stata soprattutto in questo ultimo anno molto attiva nell’editoria indipendente italiana con titoli di recente pubblicazione (fra gli altri Il Libro del Mare di Morten Strøksnes e Atlante Leggendario delle strade d’Islanda). Iperborea ha anche alle spalle romanzi di più saldo successo quali L’anno della Lepre di Aarto Paasilinna o La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson. Il loro forte è, sicuramente, il lavoro che stanno facendo a livello d’interazione sociale e di eventi: stanno riuscendo ad espandere, grazie a questi, la loro cerchia di lettori.

Aprendo il libro ci troviamo davanti un’epigrafe memorabile: “We are ugly but we have the music” <<Chelsea Hotel #2, Leonard Cohen, 1974>>. A volte ci aspettiamo, o meglio, tendiamo a voler qualcosa in particolare da un libro, vogliamo che sia un volume madornale che ci trasporti altrove, pretendiamo che la prosa sia filosofica ma, al contempo, facile, fluida e divertente: in realtà, tutto ciò, è una mera illusione del nostro io e uno dei temi di Norwegian Blues è proprio questo.

Una domenica di una stagione qualunque il produttore discografico Jim Gystad, quarantenne che vive a Oslo, si trova in una chiesa per fare da padrino a un battesimo, quando per la prima volta conosce i fratelli Thorsen, un gruppo di musicisti locali che da tempo si sono ritirati dalle scene. Pessimista verso il panorama musicale odierno che è, secondo lui, soltanto un mercato saturo di prodotti banalmente commerciali, Jim da quando ha sentito cantare per la prima volta i tre fratelli ottuagenari Maria, Tulla e Timoteus Thorsen in chiesa, si è sentito investito dal divino, da un qualcosa di celestiale che lo ha fatto sentire “vivo” con la stessa intensità di “chi è appena strisciato fuori dalla carcassa di un’automobile incidentata”.  Ha così inizio la sua ricerca verso la scoperta di questi artisti quasi leggendari, ma dimenticati, ormai, da molto tempo. Cercando di conquistare la loro fiducia, con molta pazienza riesce a parlare con i Thorsen, con i quali è difficile dialogare e, soprattutto, ai quali è arduo avvicinarsi. La sua vita ruoterà intorno ad una sola cosa: far tornare i fratelli a cantare. Una serie di eventi divertenti e malinconici si mostrano al lettore e le rivelazioni di un passato, che sembra non sia mai passato, fanno del personaggio protagonista una chiave che forse sarà in grado di aprire porte ed orizzonti diversi a queste tre anime piene di rimpianto e dall’umore imprevedibile, che hanno vissuto la fede come un messaggio di libertà, ma che non sono mai stati del tutto liberi.

Timoteus, un predicatore mancato, persona egocentrica e quasi maleducata come un bambino di quattro anni ma che spacca sul palco il suo mandolino come gli Who, la misteriosa Maria con il suo look androgino e la sua passione per i motori e vista come una leader del gruppo e la bellissima Tamar che con la sua bellezza delicata e la sua incredibile forza ha affrontato barriere per sposare il suo amore afroamericano. Questi tre individui, uniti dallo stesso sangue ma totalmente diversi uno dall’altro, continueranno a fare quello che hanno sempre fatto, dedicare la loro vita al sacro, con devozione e passione, continuare a fare della loro vita un’opera d’arte come nel passato, con i suoi errori e le sue giustizie. È tempo per il trio Thorsen di scavare dentro un passato tormentato da anime irrequiete e sentimenti preziosissimi. Jim riuscirà ad immergersi nelle loro vite come una tempesta, travolgendo le loro visioni. “A volte il successo più grande sta nel fallire invece che ripetere sempre lo stesso successo”.  Norwegian Blues è un romanzo dolce e amaro, sensibile e forte, sul valore assoluto della vita e della sua ispirazione per cui non è mai troppo tardi scoprire se stessi e voltare le spalle all’infelicità, alla vanità, per riscoprirsi a due passi dalla felicità.

Articolo a cura di Marius Ghencea.