Ludovica Valentino
pubblicato 6 mesi fa in Letteratura

Tengo miedo torero

brevi riflessioni

Tengo miedo torero

Ad accogliere e cullare questo racconto è il Cile degli anni Ottanta: la Santiago di Pinochet, degradata e offesa, iraconda e pronta a esplodere.

La dittatura militare cilena da anni attua una violenta repressione nei confronti dei ribelli, alimentando una cultura del terrore basata sulla sistematica oppressione dei dissidenti. La linea di condotta anticomunista e reazionaria di Pinochet si lascia alle spalle una sterminata schiera di vittime di torture, persecuzioni di vario genere e assassinii.

Pedro Lemebel ci racconta questo e molto altro, attraverso le vicende di due personaggi, Carlos e la Fata, nel suo unico romanzo. Le vite dei due si intrecciano sullo sfondo di un paese in fermento, pronto a reagire anche violentemente pur di rialzare la testa.

Carlos si è unito al Fronte patriottico Manuel Rodrìguez e partecipa alla lotta armata, è un giovane bello e affascinante che ammalia fin da subito la Fata, con la quale nascerà un rapporto tenero e privilegiato che forse non sarà mai realmente in grado di risolvere la sua ambiguità intrinseca.

La forza della narrazione risiede per larga misura nella capacità con la quale Lemebel è stato in grado di presentare la Fata. Protagonista quasi indiscussa di questa storia, la Fata è un uomo un po’ in là con gli anni, incline alla nostalgia e a tratti vagamente malinconico, canta spesso ed è capace di sostenere con estrema delicatezza il peso dell’esistenza, rivelando la sua impareggiabile finezza nel gesto del ricamo. La grazia e la violenza che partecipano della descrizione di questo personaggio ci introducono fin da subito in un terreno criptico, dai confini labili.

Fin dalle prime pagine un amore fortissimo, a tratti profondamente idealizzato, a tratti del tutto carnale, travolge la Fata che viene così sconvolta dalle dure vicende legate alla militanza di Carlos e che sembra progressivamente sviluppare una coscienza politica sempre più decisa che porta dal quasi totale disinteresse politico, all’adesione spontanea a forme di protesta e partecipazione civile alla ribellione.

Alla narrazione di questo amore fuori dal comune, si sovrappone, a cadenza più o meno regolare, il racconto satirico delle vicende personali del dittatore Augusto Pinochet, impegnato ad arginare le ondate di ribellione del paese e le cantilenanti lamentele della moglie Lucía. Visioni speculari dei rapporti umani, del pensiero politico e della morale, si contrappongono con intelligenza e sensibilità, evidenziando come la distanza che nasce dagli ideali e dalla convenzione possa essere in grado di separare persone e mondi, ma forse, più di ogni altra cosa, di creare nemici.

La sovversione di un codice tradizionale e stereotipico del rapporto amoroso accompagna il prezioso equilibrio di leggerezza e impegno civile che sorregge delicatamente questo romanzo, capace di incantare e dimostrarsi un vero e proprio balsamo per il cuore.

E lei verserebbe qualche lacrima per me, principessa? Una sola, solo una, piccolina piccolina, come una perla triste che è rimasta senza mare.