Martina Madia
pubblicato 3 mesi fa in Recensioni

“Timidi messaggi per ragazze cifrate”

“Timidi messaggi per ragazze cifrate”

Non esco da casa di casa da 1.245 giorni. Non apro la finestra, le persiane e le gelosie da 1.105 giorni. Non parlo in chiaro con mia madre da 1.095 giorni. Sono una persona mite e cattiva che passa il suo tempo a scrivere lettere d’amore, cifrandole, spedendole, aspettando che qualcuno mi risponda.

Grot ha vent’anni ed è un hikikomori. Il termine, letteralmente “isolarsi” (da hiku, “tendere” e komoru, “ritirarsi”), viene utilizzato per indicare coloro che hanno scelto di non avere una vita sociale e che restano confinati in casa, a volte addirittura nella propria stanza, senza avere contatti con nessuno. È un fenomeno nato in Giappone nella seconda metà degli anni Ottanta e poi diffusosi in Europa e Stati Uniti negli anni Duemila. Grot vive con la madre ma non la incontra mai: tra di loro c’è una comunicazione di tipo unilaterale. Lei ogni giorno, dopo aver bussato tre volte e aver ricevuto altrettanti colpi come risposta, racconta la sua giornata alla porta sbarrata del figlio. Grot, invece, le scrive lunghe lettere criptate in cui esprime tutto il suo disagio e il senso di inadeguatezza che gli impedisce di vivere, cosciente che non verranno mai decifrate. Queste non sono però le uniche lettere a cui il protagonista lavora: Grot passa ore a nascondere i propri sentimenti tra centinaia di caratteri – a uno sguardo inesperto solo lettere sconnesse – indirizzati a ragazze sconosciute trovate in rete. Ferruccio Mazzanti, autore del romanzo pubblicato l’anno scorso da Wojtek edizioni, mette il lettore nelle condizioni di entrare nel mondo codificato del protagonista. È proprio Grot a illustrare il funzionamento dei codici che utilizza con una passione tale da far venire voglia di cimentarsi con il metodo cifrario di Giulio Cesare, chiamato così perché il dittatore lo utilizzava per proteggere i suoi messaggi, il prima possibile. Sono numerose le pagine del libro che riportano le missive di Grot così come le ha scritte: lunghe file di lettere o numeri senza senso che inizialmente spiazzano ma che nel corso della lettura si rivelano fondamentali per la struttura visiva, e non solo, della storia.

Prima osavo sostare tra gli sguardi altrui e vedevo solo persone a cui non andavo bene per dei motivi oscuri. E allora sapete una cosa? Volete proprio che ve la dica? Siete voi che non andate bene a me. Io rappresento l’ultimo degli anticonformisti possibili. Sapete cosa sia una singolarità? Voi siete fatti con lo stampino, tutti uguali, mentre io, io sono un originale.

Grot vive diviso tra il dolore e l’inadeguatezza che prova per non essere stato capace di somigliare agli altri e per aver subito i comportamenti di chi gli stava intorno, e la rivendicazione della sua diversità come simbolo di valore personale. Questo paradosso si srotola per tutta la narrazione: è un dissidio molto forte quello che vive e che si concretizza in una spasmodica ricerca di qualcuno che lo stani e decifri i suoi bisogni mentre resta chiuso in camera. Spesso, inoltre, fa riferimento alla sua convinzione di avere una deformazione cranica non ben identificata che però tutti possono vedere, manifestando così la necessità di credere di portare addosso una prova del suo malessere.

La sofferenza nasce dalla percezione di ciò che lo circonda soprattutto dal fatto che non venga riconosciuta la sua diversità. Grot quindi tenta insieme di fuggire e di dimostrare chi è per davvero. La narrazione in prima persona permette al lettore di immergersi completamente nei mondi interiori del protagonista: quello che racconta e quello che scrive.

Grot sembra avere dunque due voci: una che prende le distanze dal mondo e un’altra che desidera soltanto essere compresa e amata da chi gli sta intorno. Il tono delle sue lettere è molto melodrammatico, e tradisce quel sentimento proprio dell’adolescenza e delle sue travolgenti passioni passeggere. Il protagonista dedica lunghi pensieri a ragazze che non conosce, inventando sentimenti mai provati e proiettando su di loro il suo bisogno di vivere.

I suoi messaggi parlano spesso del desiderio di essere salvato, di trovare una principessa azzurra che lo decripti e lo liberi dalla sua prigionia. Restare chiuso in casa, ripetere ogni giorno le stesse azioni alla solita ora per paura di perdere il controllo, pulire ogni minima cosa per eliminare le tracce del proprio passaggio sono tutti sintomi del fatto che la sua reclusione non sia una scelta ma una necessità.

“Farei qualsiasi cosa per lui, qualsiasi cosa, mi guardi negli occhi, io potrei anche uccidere per lui, mi guardi negli occhi e mi dica se secondo lei sto dicendo una cazzata.”

“…”

“Non lo so, ho sempre pensato che fosse… devo aver fatto qualcosa di sbagliato, non lo so ma deve essere colpa mia, perché lui non ha proprio nulla da… non lo so deve essere colpa mia, mi sento così impotente di fronte alla sua decisione di… guardi non riesco neanche a dirlo, ma stai sicuro che farei qualsiasi cosa, proprio qualsiasi cosa”.

Grot è il protagonista assoluto della sua storia: è lui che racconta, si processa e poi si assolve; sono pochissime le pagine che lasciano spazio ad altre voci. Sono conversazioni ancora una volta unilaterali, nelle quali possiamo leggere soltanto ciò che dice chi parla, ma non le domande e le risposte dell’interlocutore. La madre che cerca aiuto, per esempio, o i compagni di classe che lo descrivono come un ragazzo schivo e molto intelligente: in tutte queste testimonianze sembra di leggere la trascrizione di interviste di cui non conosciamo le domande, trascrizioni che tuttavia possono aiutarci a mettere insieme i tasselli del racconto. Ne emerge una totale asimmetria tra come si percepisce il protagonista e come gli altri lo hanno sempre visto: un tipo riservato, brillante e senza alcuna malformazione fisica.

Nonostante la struttura macchinosa e assolutamente innovativa del romanzo, ho pensato a lungo a un altro testo che me lo ricordasse senza trovarlo: la lettura non è affatto faticosa e conduce a una serie di riflessioni che potrebbero dare conforto ai più giovani ma anche aiutare gli adulti. Infatti, Timidi messaggi a ragazze cifrate tratta un argomento delicato e attuale come quello degli hikikomori, stime non ufficiali riportano almeno 100.000 casi in Italia, ponendo l’accento sulla comunicazione e gli svariati modi in cui essa può realizzarsi: stringhe di numeri, file di lettere, pagine apparentemente illeggibili che rappresentano sulla carta il malessere celato dietro a porte sbarrate e tapparelle chiuse.