Andrea Talarico
pubblicato 3 mesi fa in Recensioni

Tra le ceneri di questo pianeta

di Eugene Thacker

Tra le ceneri di questo pianeta

Spesso la saggistica è, irrimediabilmente, snobbata: inutile dire quanto meno appeal eserciti rispetto al genere narrativo. Capita, però, che alcuni saggi, per un motivo o per un altro, riescano ad ottenere una certa risonanza. È il caso del saggio di Thacker, Tra le ceneri di questo pianeta, edito da Not/Nero Editions nella traduzione di Claudio Kulesko (In the dust of this planet – Horror of philosophy, vol .I). Temo sia opportuno, in prima battuta, fare un piccolo appunto al curatore: quando si ha di fronte il problema di tradurre un apparato di note, specialmente in generi come la saggistica, in cui il sistema di riferimenti è fondamentale per l’approfondimento delle tematiche proposte nel testo, è importante rendere conto, preliminarmente, al lettore dei criteri utilizzati.
Una gestione poco prudente può portare alla situazione per cui in nota si trovi il rimando a un’edizione italiana di un testo inglese e a testo una traduzione piuttosto singolare di un testo italiano: le note al testo e le citazioni riportate fanno riferimento a una sorta di patto di fiducia stipulato tacitamente tra autore e lettore, che in queste situazioni chiaramente viene a mancare.      


Venendo però al contenuto del testo di Thacker, che è poi quello che interessa di più in questa sede e che Not ha avuto il merito di proporre per prima in traduzione italiana, è facile comprendere perché abbia attirato l’attenzione di molti lettori.  


Thacker propone un’indagine sull’orrore (in senso lato, la lingua inglese gli impone di sciogliere l’ambiguità col genere letterario e cinematografico), strutturata idealmente sul modello della prassi delle scholae medievali, che affronta diversi aspetti dell’orrore nella storia del pensiero umano, rendendo conto delle diverse e molteplici prospettive da cui l’uomo ha osservato questo tipo di soprannaturale: teologico, giuridico, medico, antropologico, letterario, cinematografico, musicale: insomma l’autore intenta una trattazione multidisciplinare sotto forma di saggio filosofico sull’orrore lato sensu e i suoi elementi costitutivi: siano essi demoni, simboli magici o altri tipi peculiari di manifestazione soprannaturale quali blob, melme e via dicendo.  


Paradossalmente, malgrado le intenzioni e le premesse dell’autore, gli spunti più efficaci e interessanti sono proprio quelli che riguardano gli elementi costitutivi del genere horror ravvisabili nella produzione cinematografica e letteraria (prevalentemente di consumo). Spesso invece, nell’affrontare le questioni relative a fonti quali i trattati rinascimentali, la Commedia di Dante o il Faust di Goethe le tesi esposte sono sorrette da argomentazioni non altrettanto convincenti e alcune forzature nell’interpretazione dei testi originali.     


Un altro aspetto che penalizza l’interesse che comunque suscita la novità delle proposte di Thacker è la mancata gerarchizzazione delle fonti proposte (che pure Thacker mostra di conoscere: è ovvio che l’autore sappia che un trattato giuridico del Cinquecento, una bolla papale, la Commedia, i film di Dario Argento e i romanzi horror di Dennis Wheatly costituiscono tipi di fonti ben diverse tra loro, ma non esplicitandolo può dare l’impressione di mettere tutto sullo stesso piano). Dal punto di vista filosofico, poi, risulta di assoluto interesse la proposta della identificazione dell’orrore con l’inconoscibile, e delle sue funzioni come limiti del pensiero.        


Suggestiva la proposta, in chiusura del volume, di un componimento poetico di quattro stanze accompagnato dal relativo commento («Il mormorio subarmonico del nero abisso tentacolare»; pp. 153-81 dell’edizione Not. Il titolo nell’edizione originale è The Subharmonic Murmur of Black Tentacular Voids). Il componimento appare con ogni evidenza di mano dello stesso Thacker, nonostante la canonica attribuzione ad un autore ignoto (il web assume qui il ruolo che topicamente è sempre stato degli antichi manoscritti), e rappresenta forse l’esempio più chiaro dell’intento che muove la scrittura di Thacker in questo saggio: il tentativo di attualizzare il significato dell’orrore nella contemporaneità.


Sconforta in ultima battuta che le conclusioni (provvisorie: magari sempre grazie a Not si giungerà alla traduzione italiana degli altri due volumi di questa “trilogia dell’orrore” ideata da Thacker. I volumi sono apparsi, sempre per Zero Books, coi titoli Starry Speculative Corpse e Tentacles Longer Than Night; entrambi nel 2015; anche in questo caso sarebbe stato utile per il lettore che questo dato fosse riportato nell’edizione) della lunga trattazione giungano, attraverso un percorso totalmente diverso, a un punto che non rappresenta certo una novità: il presupposto alla base del «misticismo contemporaneo», ovverosia l’indifferenza del mondo nei confronti dell’uomo, è persino precedente alla nietzschiana «morte di Dio», ed era già acquisita da pensatori quali Leopardi e Schopenhauer, senza bisogno di scomodare i cambiamenti climatici che sconvolgono (senza, ahinoi, la piena coscienza degli interessati) il mondo che abitiamo.


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