Andrea Talarico
pubblicato 1 anno fa in Letteratura \ Recensioni

E tutti i mostri saranno uccisi

Boris Vian

E tutti i mostri saranno uccisi

Se dovessi consigliare un romanzo di Vian a un amico che non lo abbia mai letto, non mi sognerei mai di proporgli E tutti i mostri saranno uccisi. Intendiamoci: Vian è autore di romanzi di livello indiscutibile; il suo capolavoro, La schiuma dei giorni, potrebbe anche aspirare a ritagliarsi un posticino tra i classici della letteratura francese del XX secolo. Certo, è difficile spiccare in un’era che, se anche non volessimo considerare Proust e la sua Recherche, ha visto autori del calibro di André Gide, Louis-Ferdinand Céline, Albert Camus, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir; bisognerebbe anche tenere conto che un certo Samuel Beckett, pur essendo nato a Dublino, raggiunse la consacrazione letteraria con le sue opere in francese (e solo poi tradotte da lui stesso in inglese). Il tutto senza scomodare autori attivi nella seconda metà del secolo quali Alain Robbe-Grillet, Georges Perec o Nathalie Sarraute.

Eppure, Vian in questo ambiente era inserito, e stimatissimo: tra i suoi intimi poteva contare amici del calibro di Sartre e Beauvoir (che tra l’altro saranno presenti ne La schiuma dei giorni come “Jean Sol Partre” e “la Duchesse de Bovouard”) e, soprattutto, Raymond Queneau (uno che, di lì a poco, avrebbe capeggiato quell’Ouvroir de littérature potentielle che sarebbe diventato il più importante movimento di avanguardia letteraria europea) che gli permette di pubblicare presso la prestigiosissima casa editrice francese Gallimard. Nonostante la sponsorizzazione di Queneau e la pubblicazione presso un editore tanto importante i romanzi stampati per Gallimard, Vercoquin e il plancton e la stessa Schiuma dei giorni non ottennero il successo sperato a livello di vendite.

La causa fu, in parte, la pubblicazione di un altro romanzo: un noir scritto in seguito all’incontro col giovane editore Jean d’Halluin, che voleva lanciare la sua casa Les éditions du Scorpion. Vian accettò questa sorta di commissione e scrisse in appena due settimane un libro destinato a far parlare di sé: nel novembre del 1946 viene pubblicato Sputerò sulle vostre tombe. Di per sé l’idea di un noir a tinte forti, sulla scorta delle hard-boiled detective stories statunitensi, con un occhio di riguardo per l’aspetto erotico (su espressa richiesta di Jean d’Halluin, il modello doveva essere Tropico del Cancro di Henry Miller, un romanzo dalle forti tinte autobiografiche che si lasciava andare a descrizioni piuttosto esplicite delle esperienze sessuali; il libro aveva ottenuto un importante successo di vendite in Francia che all’uscita aveva scatenato non poche polemiche, tanto che l’autore finì sotto processo) non faceva che rispondere ad una tendenza del mercato editoriale francese che consumava romanzi del genere in quantità industriali. Vian si mantenne strettamente aderente a questi modelli, arrivando a fingersi traduttore di un romanziere statunitense, tale Vernon Sullivan. Vian però calcò un po’ troppo la mano (siamo nel 1946) su temi scomodissimi come il razzismo e una sessualità violenta e sconsiderata, così che si guadagnò a un tempo un enorme successo delle vendite e una totale stroncatura da parte della critica, oltre a un processo per offesa alla morale comune.

Questi avvenimenti di fatto condannarono all’insuccesso i suoi romanzi più “seri” e sentiti come La schiuma dei giorni che, redatto nel maggio del 1946, per via dei ritardi di Gallimard non fu pubblicato che l’anno successivo, a scandalo già avvenuto; sempre per via dello scandalo Gallimard rifiutò la pubblicazione de L’autunno a Pechino. Dall’altro lato, però, questa situazione incentivò Vian a continuare la sua carriera nei panni di Vernon Sullivan presso Les éditions de Scorpion, con le pubblicazioni di Tutti i morti hanno la stessa pelle, Perché non sanno quello che fanno e il ‘nostro’ E tutti i mostri saranno uccisi.

Queste premesse erano necessarie per introdurre la produzione letteraria di Vian e distinguere le produzioni di Vian, caratterizzate in genere da uno stile più leggero, sognante, fatto di descrizioni surreali e una ironia spesso sottile che permea tutta l’opera dalla produzione di Vernon Sullivan, autore di vere e proprie hard boiled detective stories: crude e violente e piene di azione. E tutti i mostri saranno uccisi si pone idealmente a metà tra le due categorie: è firmata con lo pseudonimo di Vernon Sullivan, e in linea con la produzione noir di Vian si configura come un romanzo di azione dalle tinte forti e, a tratti, macabre; ma qui, più che negli altri romanzi polizieschi, emerge il Vian dei romanzi “seri”, lo scrittore che si diverte a costellare il suo libro di elementi surreali, la cui ironia tagliente si percepisce in ogni pagina della narrazione. Rock Bailey è un cultore dello sport che arriva a compiere sacrifici estremi pur di assicurarsi la perfetta efficacia del suo fisico: tutti lo conoscono, e tutte le ragazze cadono ai suoi piedi. Questo personaggio che qualche decennio più tardi non avrebbe sfigurato nel cast di Baywatch si trova ad inventarsi detective per risolvere un caso che lo ha visto coinvolto in prima persona: rapito in circostranze strane, tenuto prigioniero in circostanze ancora più strane e liberato in circostanze misteriose dopo aver subito un trattamento di gran lunga più strano, decide di indagare sugli autori del rapimento, che sembra essere parte di un piano ben più grande. Si mette dunque alla caccia dei rapitori con l’aiuto di compagni altamente improbabili: l’amico giornalista Gary Kilian, il taxista Andy Sigman, il nipote di lui Mike Bokanski e il suo boxer Noonoo, per un mix di azione e situazioni ai limiti dell’inverosimile. Dietro queste situazioni si nascondono, in realtà, un’immagine della sessualità che, nella generale vena dissacratoria del romanzo, sembra assumere i connotati di un’iniziazione (che, però, finisce per perdere tutta la sua sacralità), unitamente a riflessioni piuttosto aspre sulla storia recente e sulla natura umana, nascoste dietro una trama che sconfina nel fantascientifico, e si ispira, nella sua seconda parte, all’Isola del dottor Moreau di Herbert George Wells. A recitare il ruolo dello scienziato pazzo (ma neanche tanto, in realtà) è il dottor Markus Schutz: al secolo, Marcel-Paul Schützenberger, uno scienziato parigino conosciuto personalmente da Vian. Dietro le sue teorie strampalate Vian nasconde, sarcasticamente, la parodia di un pensiero che aveva appena portato allo sterminio di milioni di persone.

Tornando alla mia personale considerazione su cui ho aperto questo articolo, il motivo per cui non consiglierei di leggere questo romanzo a chi non abbia ancora approcciato Vian, è che per apprezzarlo al meglio consiglierei di leggere prima almeno altre due opere di Vian: La schiuma dei giorni e Sputerò sulle vostre tombe. Chiaramente, davanti a un personaggio come Vian, ogni selezione risulta inevitabilmente riduttiva: nell’arco della sua breve vita (morì d’infarto a soli 39 anni), anche solo considerando la sua sola carriera artistica, fu scrittore, pittore (suo il dipinto del 1946 con cui vi presentiamo questa recensione, dal titolo Passez vos vacances à Cannes), attore e musicista (notevoli, se paragonate alla produzione francese dell’epoca, le sue composizioni: per chi fosse incuriosito i suoi brani sono tutti disponibili sulla piattaforma Spotify, in particolare il disco del 1946 Chansons possibles et impossibles); è difficile trattare di Vian senza tenere conto di tutta la sua opera, di cui sicuramente E tutti i mostri saranno uccisi rappresenta un tassello fondamentale. La gran parte dei romanzi di Vian è pubblicata in traduzione italiana da Marcos y Marcos, con l’eccezione de L’autunno a Pechino, edito da Sellerio. Le opere teatrali sono stampate da Einaudi in volume unico, Teatro. Più complicata la situazione delle poesie, per cui manca un’edizione unitaria.

 

«Le persone sono tutte molto brutte» dice Schutz. «Avete notato che non si può passeggiare per strada senza vedere una quantità di persone brutte? Ebbene, adoro passeggiare per strada, ma il brutto mi ripugna. Così mi sono costruito una strada e ho fabbricato dei bei passanti…Non c’era niente di più facile. Ho guadagnato molti soldi curando i miliardari pieni di ulcere allo stomaco…Ma non ne posso più…Mi è bastato…Ecco il mio slogan: ‘Tutti i mostri saranno uccisi’…È divertente, vero?»

 

 

http://expositions.bnf.fr/vian/grand/via_007.htm

 

L’immagine in evidenza è tratta da: http://www.marcosymarcos.com/libri/e-tutti-i-mostri-saranno-uccisi/