Anita Orfini
pubblicato 2 mesi fa in L'angolo russo

“A Mosca con Majakovskij. Alla scoperta della città matrioška”

di Leonardo Fredduzzi

“A Mosca con Majakovskij. Alla scoperta della città matrioška”

Sedersi sulla valigia e restare in silenzio per qualche istante prima di partire è un’antica tradizione russa: qualcosa di inconsueto per noi ma non per questo privo di significato. Questa sorta di rito serviva a mettersi in contatto con il domovoj, spirito protettore della casa e degli affetti, che così poteva, nel raccoglimento, dare consigli e augurare buon viaggio.

Il 19 luglio 1893 nasceva a Bagdati (Georgia) un uomo che avrebbe rivoluzionato la storia della letteratura: Vladimir Vladimirovič Majakovskij. In anticipo di una manciata di giorni, ricordiamo questo anniversario proponendo la lettura di un libro che ci porta a visitare la capitale russa in compagnia di questo immenso poeta: A Mosca con Majakovskij. Alla scoperta della città matrioška di Leonardo Fredduzzi (nell’interessante collana Passaggi di dogana di Giulio Perrone Editore, 2020).

Fredduzzi è una personalità nota agli addetti ai lavori ma anche ai semplici appassionati di letteratura russa, in quanto vicedirettore dell’Istituto di Lingua e Cultura Russa di Roma nonché entusiasta promotore di numerosi eventi dedicati alla Russia. Già nel 2019 aveva esordito con un romanzo, La venere di Taškent (Voland), giallo ambientato nella Mosca del 1967.

Per questa guida, Fredduzzi abbandona le tinte noir e tracciala topografia di una città letteraria in cui i destini di poeti e scrittori si intrecciano in un viaggio fra le strade della capitale. Che la principale guida di questo viaggio in una città che è «vita, elettricità, energia» (p. 14) sia una persona il cui cognome contiene la parola “faro” (“majak” in russo) non è forse un caso.

La Mosca degli anni Venti è la città delle utopie artistiche e letterarie che verranno poi cancellate dal giogo del realismo socialista. Con il suo tuonante linguaggio poetico, Majakovskij – insieme agli altri cubofuturisti – dà uno “schiaffo al gusto corrente” gettando dal vapore della modernità i vari Puškin, Dostoevskij, Tolstoj, scatenando così il temporale dell’avanguardia. La sua Mosca è un groviglio di strade solcate a grandi falcate, raccontata da versi spezzati e gorgoglii di tubi. In un milieu artistico così vivace, molti intellettuali ricercano nuove categorie per giudicare e comprendere il presente.

Fra i tanti nomi che popolano l’universo cittadino raccontato dall’autore, spicca quello di Boris Pasternak. L’aver scelto il poeta e scrittore moscovita non sembra del tutto casuale, perché Pasternak considerava il gigante georgiano il primo poeta della sua epoca, uno “spirito rivoluzionario” capace di profetizzare la rivoluzione ben prima che accadesse. Majakovskij è presente anche in un breve dialogo nell’opera scelta da Fredduzzi per farci esplorare la città, ovvero un romanzo che, data la sua (burrascosa) vicenda editoriale, sentiamo anche un po’ nostro: Il dottor Živago. Qui vediamo un giovane Jurij Živago passeggiare per le strade di Mosca ignaro di cosa gli riserverà il futuro.  

Un’altra celebre figura a farci da guida è Michail Bulgakov che, con Il Maestro e Margherita, ci catapulta in una Mosca del tutto particolare. Sono gli anni Trenta e ci troviamo presso gli Stagni del Patriarca: due signori conversano seduti su una panchina quando all’improvviso si imbattono in uno straniero. La misteriosa figura è Voland, ovvero il diavolo, o in altre parole «parte di quella forza che vuole costantemente il male e opera costantemente il bene». Un diavolo che risulta, contrariamente a quanto si possa pensare, dedito all’ordine e alla giustizia. È proprio il suo arrivo a Mosca che getta gli abitanti nel caos più totale.

Fredduzzi sceglie questo romanzo perché descrive bene il caotico e turbolento clima di quegli anni. Le vicende narrate da Bulgakov si svolgono su due piani del reale ontologicamente diversi: uno ha come sfondo questa Mosca degli anni Trenta, in cui Voland e la sua banda di scagnozzi – Azazello e Behemot – si prodigano nel mettere a soqquadro le vite mangiate dalla corruzione, mentre il secondo è la Gerusalemme di Ponzio Pilato.

Le gesta di Voland e la descrizione della capitale rappresentano una diabolica fantasmagoria in cui le vere forze del male non sono riconducibili a un’entità mefistofelica quanto al comportamento disonesto e truffaldino dei moscoviti. Anche in questa opera, quantomeno in una delle prime stesure, è presente l’ombra di Majakovskij. Secondo Guido Carpi, infatti, «L’eroe autobiografico – per ora chiamato il Poeta – e la sua compagna appaiono nella redazione del 1932, e la decisione di affiancare un simile eroe al tema della passione di Cristo risente forse del suicidio di Majakovskij».

Mosca, la Terza Roma, dice bene Fredduzzi, «viene spesso paragonata a una grande matrioška, in cui realtà diverse sono al tempo stesso involucro e contenuto» (p. 13).  L’immagine della matrioška sembra dunque descrivere non solo le caratteristiche della città ma anche quelle dei tre scrittori che rappresentano i ciceroni più illustri all’interno del libro.

Majakovskij, Bulgakov e Pasternak, dunque. Tre figure per provenienza, estrazione sociale e parabola letteraria distanti fra loro ma tutte accomunate dalla narrazione di Mosca, di una città nella quale mito e realtà si intessono in una trama i cui fili servono alla letteratura per interpretare i codici culturali tanto del passato quanto del presente.

In questo viaggio attraverso il tempo abbiamo la possibilità di perderci in un labirintico cammino – che va dal Cremlino a Peredelkino, passando per tutti i principali luoghi simbolo della capitale – presi per mano dai personaggi che hanno popolato le più belle pagine della letteratura russa.