Culturificio
pubblicato 4 anni fa in Interviste

Conversazione con Simone Tempia

Rapidi scambi tra me e il reale autore dei testi di “Vita con Lloyd”. Il gioco dei ruoli e la difficile posizione di un autore rispetto alle identità, la propria e quella dei personaggi che crea

Conversazione con Simone Tempia

Curiosi e sprovveduti come il suo Sir, la cui ingenuità ricorda il giovane nobile di Parini, oggi parliamo con Simone Tempia, colui che sta dietro e dentro questi meravigliosi dialoghi a due voci, tra un sir e l’immaginario maggiordomo Lloyd.

Creiamo dei ruoli per portare avanti la nostra discussione. Quando una persona ti si rivolge, ti senti più come il tuo maggiordomo impeccabile o come Sir, capace di assorbire tutto con estrema elasticità?
Mi sento come l’autore di un’anomala opera letteraria. Dovendo proprio rivestire i panni di uno dei personaggi, direi che sono quelli di sir. Alla fine, come recita il sottotitolo, Vita con Lloyd è la “mia vita con un maggiordomo immaginario di nome Lloyd”.

Com’è nata l’idea di condensare nella forma dialogica, così difficile da sostenere, la realtà che ci circonda, le circostanze e le contingenze che sono più o meno di noi tutti?
È nato tutto molto naturalmente. Mi sono sempre trovato molto meglio con i “dialoghi” che con le descrizioni.

Ultimamente ho notato che esistono anche delle rappresentazioni dei tuoi testi da parte di illustratori sempre più stimati soprattutto sui social. Hai creato una sorta di corrente, sembrerebbe, un canale quantomeno. Come vengono recepiti i dialoghi invece dal tuo pubblico? Sei contento che tanta gente abbia bisogno di Lloyd?

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Di questo ne ho parlato al Fake Festival 2016, un festival dedicato all’identità. Sono molto contento che la mia vita con Lloyd sia diventata la vita di molte altre persone. Essere riuscito a trasformare il mio “vissuto individuale” in qualcosa di prossimo all’universale è -penso- il più grande successo che potessi ottenere.

“Lloyd ma quando arriva la primavera?”
“Credo che sia già qui, sir. E ha portato con sé il verde delle foglie e il rosso delle rose. Per non parlare di quello che si vede dei prati”
“Sì, ma fa freddo, Lloyd…”
“Sir, la primavera è una questione di colore, non di calore”
“E tutta questa pioggia, Lloyd?”
“Servirà per fare degli splendidi acquerelli, sir”
“Grazie, Lloyd”
“Prego, sir”

Alcuni dialoghi raggiungono vette di lirismo che oggi mancano, perché siamo più facilmente abituabili alla schiettezza, alla prosa della comunicazione sui social. Hai dei riferimenti letterari quando scrivi o pensi le tue battute?

Il riferimento è sempre a quel gran maestro di onestà che è Guareschi. La sua penna, a mio avviso troppo bistrattata, era in grado di realizzare dei voli di un’eleganza quasi circense.

Quali sono state le gratificazioni e quali i riconoscimenti cui ti hanno portato i dialoghi che crei?
Ci sono state le interviste, le mostre, le richieste di pubblicazione. I complimenti (quotidiani), i like, le condivisioni e le collaborazioni con artisti per cui provo viscerale ammirazione (come Jacopo Rosati o Federico Appel) che hanno accettato di unire il loro talento ai miei testi. E poi l’avere al mio fianco professionisti incredibili, che ho venerato in più giovane età, come Paolo Madeddoni e Andreina Lombardi Bom (che rivestono il ruolo di editor per la pagina), o l’unire le forze a una mente brillante come Valentina Pederiva. Ma tutto questo, che è tantissimo, non è niente se paragonato al fatto di aver creato un piccolo luogo su Facebook dove l’urlo e la volgarità sono stati banditi dagli stessi lettori. Essere circondato da persone eleganti, pacate e in grado di confrontarsi anche su temi molto “caldi” in maniera civile è il mio orgoglio più grande. E di questo devo ringraziare, prima di tutto, le persone che ogni giorno seguono Vita con Lloyd.

La capacità immaginifica che ti contraddistingue è notevole. Come immagini Lloyd e il sir dei tuoi dialoghi tra qualche anno? Li immagini crescere e acquisire consapevolezze parallelamente a te?
Certamente. Alla fine io sono l’uno. Io sono l’altro. Io sono entrambi.

Intervista a cura di Marco Miglionico