Francesca Belfiore
pubblicato 1 mese fa in L'angolo russo

“Cuore di cane” – Michail Bulgakov

“Cuore di cane” – Michail Bulgakov

Chi conosce un po’ la biografia dello scrittore russo Michail Bulgakov e delle sue mai celate antipatie verso il regime sovietico, probabilmente già immagina la travagliata storia editoriale di Cuore di cane (Sobač’e serdce, tradotto per Feltrinelli da Serena Prina del 2011 – l’edizione comprende anche Uova fatali).

Il racconto, composto tra il gennaio e il marzo 1925, venne pubblicato solo nel 1968, a Monaco. Per l’edizione russa si sarebbe dovuto aspettare fino al 1987.

Cuore di cane racconta l’esperimento del dottor Filipp Filippovič Preobraženskij, luminare della medicina e ostinato borghese, alla ricerca della fonte del ringiovanimento. Convinto di aver trovato la soluzione, Preobraženskij accoglie in casa sua un cane randagio, Šarik, e gli impianta l’ipofisi e le ghiandole seminali di un cadavere umano. Quello che accade va ben oltre le previsioni del dottore: il cane subisce un’umanizzazione, che parte dal suo aspetto fisico e arriva fino alla formazione di una coscienza – personale e di classe –, senza però perdere l’istinto primordiale del cane.

Šarik si ribattezza compagno Poligraf Poligrafovič Šarikov e trasforma il suo odio per i gatti in un lavoro, diventando «il responsabile del sottoreparto incaricato dell’eliminazione di animali randagi (gatti e simili) della città di Mosca».

La pubblicazione del racconto fu impedita sia per l’elemento di critica sociale, portato avanti con dissacrante ironia, sia per l’ambientazione e le idee troppo borghesi. Il dottor Preobraženskij, infatti, occupa da solo un appartamento di sette stanze, quando in tutta Mosca i borghesi vengono “condensati” per far spazio ai proletari; ha una domestica e una cuoca, e in casa sua non esistono compagni, ma solo signori. La casa di Preobraženskij , quindi, è un microcosmo dove la vecchia Russia zarista continua a sopravvivere, nonostante la nuova Unione Sovietica sia ormai ufficialmente riconosciuta. Per questo cade nel più nero sconforto quando si rende conto che l’esito del suo esperimento – Poligraf Poligrafovič Šarikov – rappresenta tutto ciò che lui invece odia.

Leggendo Cuore di cane viene spontaneo collegare l’esperimento di Filipp Filippovič a un’altra creazione di mostro, forse la più famosa di tutta la letteratura, quella di Frankenstein di Mary Shelley. Ma se nel caso dell’opera di Shelley il mostro è il risultato di una scienza scellerata, che sfugge al controllo dell’uomo e dà esiti tragici, nel racconto di Bulgakov il dottor Preobraženskij forza il corso della natura e si ritrova a convivere con l’emblema del nuovo homo sovieticus. E, per legge, non può nemmeno allontanarlo dal suo appartamento.

Vede, dottore, cosa capita quando il ricercatore, invece di andare a tentoni e seguendo il corso della natura, forza la questione e solleva il velo! Ecco, ti becchi Šarikov e te lo devi sorbire fino in fondo.   

L’ipofisi impiantata nel cane Šarik è quella di un giovane perdigiorno moscovita, un alcolizzato che si manteneva suonando la fisarmonica. Il cane assorbe quindi le idee, il linguaggio e i modi dell’uomo da cui ha ricevuto gli organi e, infatti, tra le prime parole che pronuncia ci sono «tutte le parolacce esistenti nel vocabolario russo». Presto Šarikov fa amicizia con i componenti del domkom (“Comitato di caseggiato”), che lo convincono dell’illegittimità della condizione abitativa del dottore, e inizia a citare Marx ed Engels senza averli mai sentiti nominare prima. Insomma, una vera e propria tragedia per il dottore, che paga le conseguenze del suo errore: 

Si immagini che il vero orrore sta nel fatto che non ha più un cuore di cane, ma precisamente un cuore umano. E il più lurido di quanti ne esistano in natura.

Sebbene il quesito che collega Cuore di cane a Frankenstein sia lo stesso – fin dove può spingersi la scienza? – in Cuore di cane trova spazio una componente diversa, di natura mistico-religiosa. Come suggerisce Serena Prina, il riferimento religioso a un orecchio russo è lampante già a partire dal nome del dottore: il cognome Preobraženskij, infatti, rimanda sia alla preobrazovanie, la trasformazione di natura scientifica, sia alla preobraženie, la trasfigurazione religiosa (ad esempio, la Preobraženie Gospodne, la Trasfigurazione del Signore, è una delle più importanti feste ortodosse).

La stessa radice viene poi utilizzata per via Preobraženskaja, la strada dove il cane Šarik nasce e dove il cadavere del giovane moscovita viene ritrovato, come fosse un cerchio che si chiude o un segno del destino. Tuttavia, l’elemento mistico-religioso non si esaurisce qui, perché la figura del dottor Preobraženskij assume spesso i caratteri di un sacerdote, di una divinità, soprattutto quando viene descritta dal punto di vista del cane non ancora trasformato.

In quel bianco splendore si ergeva un sommo sacerdote che a bocca chiusa cantava del sacro lido del Nilo. Soltanto da un vago sentore si poteva riconoscere in lui Filipp Filippovič. La sua canizie ben tagliata era occultata da un bianco berretto a cono, che ricordava la calotta di un patriarca. Il sommo sacerdote era tutto vestito di bianco, e sopra al bianco, come una pianeta, indossava uno stretto grembiule di gomma. Le mani erano coperte da guanti neri.

E i riferimenti religiosi portano con sé anche un’altra componente molto cara a Bulgakov, quella del demoniaco, che verrà poi ampiamente esplorata nel suo capolavoro, Il Maestro e Margherita. L’appartamento, dopo la creazione di Šarikov, è infestato da spiritelli e forze impure, che portano scompiglio e distruzione. 

La narrazione di Cuore di cane non procede secondo un punto di vista univoco, ma alterna quello del cane Šarik a quello del dottor Preobraženskij e del dottor Bormental’, suo aiutante. E, sebbene il compagno Šarikov sia il naturale antagonista della vicenda, è impossibile non provare pena per lui quando descrive il mondo che lo circonda.

In particolare, l’operazione di trapianto viene raccontata attraverso gli occhi del cane, e percepiamo tutta la violenza della situazione, insieme alla delusione che deriva dalla fiducia tradita: colui che il cane associava a una divinità in terra, ora lo trascina contro il suo volere in sala operatoria.

L’operazione del dottor Preobraženskij può essere letta anche come una metafora della creazione del cosiddetto homo sovieticus. Creazione che si potrebbe considerare una forzatura a tutti gli effetti: così come il povero cane viene preso e trascinato in sala operatoria, la nuova ideologia sovietica è imposta forzatamente dall’alto, senza dare il tempo al neonato popolo sovietico di assimilarla. Per questo, il risultato è un popolo ancora acerbo, che, come Šarikov, ripete idee di teoria comunista senza avere idea di chi sia Karl Marx.