Ludovica Valentino
pubblicato 4 anni fa in Altro

Guardiani tra i due mondi

Guardiani tra i due mondi

Guai a voi, anime prave!
Non isperate mai veder lo cielo:
i’ vegno per menarvi a l’altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo.

Così gridava Caronte a Dante e Virgilio, sulle rive del fiume infernale Acheronte, nel canto III dell’Inferno.
Caronte, il cui nome deriva dal greco Χάρων, ferocia illuminata, è il nocchiero degli inferi; egli ha il compito di trasportare le anime dei morti al di là del fiume Acheronte.
Secondo alcune credenze egli consente il transito sulla sua imbarcazione solo a chi riceve le onoranze funebri necessarie, in base ad un’altra versione invece a ricevere il trasporto è chi è in grado di pagare la somma di una moneta. Le anime che Caronte negava di traghettare erano condannate a vagare senza pace nella nebbia della riva.

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Caronte è uno psicopompo. Secondo molte religioni e tradizioni mitologiche antiche lo psicopompo è colui il quale svolge il nobile, e tormentato, compito di condurre le anime dei defunti verso gli Inferi. La parola “psicopompo” deriva infatti dal greco ψυχοπομπóς, cioè psyche (anima) e pompós (colui che manda).
Lo psicopompo non è una figura negativa e neanche positiva: è neutrale, in quanto semplice tramite tra due mondi.
Come Caronte tanti altri personaggi, con peculiarità distinte, svolgono la medesima mansione.
Osiride, divinità egizia, nel Duat, cioè il regno dei morti, si occupava della cerimonia chiamata psicostasia, anche nota come “pesatura del cuore”, o “dell’anima”.
L’intento era quello di mettere a confronto il cuore del defunto, depositario di tutte le azioni, buoneFOTO 1 Osiride tra il Duplice Occhio di Horus o malvagie, compiute durante la vita, ed una piuma su due piatti della bilancia. Se il cuore del defunto, simbolo dell’anima, pesato superava la piuma, questi era colpevole di peccati imperdonabili e perciò condannato ad essere divorato da Ammit, creatura mostruosa dalla testa di coccodrillo. Se invece il morto superava la prova della piuma egli veniva mandato presso i campi lari, residenza delle anime.
Non sono solo la mitologia e il mondo antico ad essere teatro e sfondo di questo genere di personaggi.
Basti pensare alla religione vudù e al personaggio del Baron Samedi, anch’egli traghettatore dei morti. Molto interessante è l’origine di questa figura. La Sameditradizione del personaggio risale al culto vudù professato nel nuovo mondo dagli schiavi provenienti dall’Africa vittime della tratta colonialista.
Egli è rappresentato nell’iconografia con abito e occhiali scuri, cilindro bianco e cotone a tappare le narici, aspetto del defunto pronto per la sepoltura secondo la tradizione haitiana.
Secondo la cultura vudù il Barone è custode e protettore dei cimiteri, ma soprattutto controlla le vie che collegano i due mondi: quello terreno e quello spirituale.
Se per la tradizione romana, o greca, il ruolo dello psicopompo assume una sorta di alone di solennità e reverenza la figura del Baron Samedi racchiude un’altra peculiarità. Egli, marito di Maman Brigitte, altro potente spirito della religione, spesso incorre in scappatelle terrene ed è descritto come un uomo dissoluto avvezzo soprattutto al tabacco ed al rum.
Egli aspetta le anime al crocevia tra il mondo dei vivi e quello dei morti, difficilmente privo di un bicchiere di rum e un sigaro. Attende l’arrivo del defunto, scava la tomba e conduce l’anima agli Inferi.baron_samedi_by_johnnymc

Significativo come culture profondamente diverse, in epoche differenti, avvertano la necessità di identificare tali figure, come a cercare una sorta di sicurezza nel misterioso momento di passaggio dalla vita terrena a quella spirituale.