Leonardo Ostuni
pubblicato 3 mesi fa in Arte

I Preraffaelliti

tra antico e moderno

I Preraffaelliti

Quella dei Preraffaelliti è una corrente artistica non sempre ricordata, a differenza di movimenti coevi come il Realismo o l’Impressionismo. Eppure nel corso dell’Ottocento questo movimento inglese segnò una piccola svolta in ambito artistico e, per la grande ampiezza di vedute della corrente, anche nella società.

Comunemente si fa risalire al 1848, nella Londra di epoca vittoriana, la nascita del movimento. La genesi della corrente ce la spiega Ernst Gombrich (La storia dell’arte raccontata da Ernst Gombrich, Einaudi 1966 ):

Se l’arte doveva essere riformata, era necessario risalire oltre Raffaello, al tempo in cui gli artisti erano artefici «probi agli occhi di Dio», facevano del loro meglio per copiare la natura, senza preoccuparsi della gloria terrena ma solo della gloria divina. Pensando che l’arte si fosse inquinata con Raffaello e che stesse a loro di tornare all’età della fede, questo gruppo di amici si chiamò Confraternita preraffaellita.

In particolare furono tre giovani pittori inglesi (John Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti e William Holman Hunt) a fondare la Confraternita dei Preraffaelliti, la quale ebbe come mentore e mecenate l’artista Ford Madox Brown e come importante critico di riferimento John Ruskin, autore dei fondamentali testi Modern painters (1843-1860) e Pre-Raphaelitism (1851).

La svolta è condensata nel nome stesso del gruppo: per preraffaellita si intende un’arte precedente, nelle tematiche e nelle tecniche affrontate, a quella di Raffaello e dei maestri del Rinascimento. Proprio un celebre dipinto del pittore urbinate, La Trasfigurazione (1518-1520), incarna tutto ciò a cui i nuovi artisti emergenti vogliono porre fine: il rifiuto della semplicità realizzativa, a favore di una pittura accademica e di maniera tipicamente cinquecentesca, e la mancata resa spirituale del Salvatore sono oggetto di condanna da parte della confraternita preraffaellita, impegnata fin da subito a recuperare un’arte spontanea, pura e primitiva, che trova la sua massima espressione nel corso del Quattrocento.

Per quanto riguarda le tematiche maggiormente affrontate, i Preraffaelliti mostrano una certa predilezione per soggetti e ambienti tratti dalle storie dei poemi cavallereschi (ad esempio il ciclo arturiano dipinto da Hunt), dalle vicende bibliche (come Ecce ancilla Domini di Rossetti) e dalle opere di scrittori come Dante, Shakespeare e Chaucer. Probabilmente è il pittore Ford Madox Brown a imporsi con più coraggio degli altri membri nell’affrontare problematiche sociali più scottanti, ma anche tematiche facenti capo ad uno spirito nazionalista. Questioni come l’immigrazione o il lavoro, sulla scia dei contemporanei realisti francesi, animano quadri come Addio all’Inghilterra (1852) o Il lavoro (1865), quest’ultimo lucido affresco dell’urbanizzazione in atto nell’ambiente inglese.

Caratteristica della pittura preraffaellita è la pennellata precisa, dettagliata, dai colori intensi. Proprio al colore questi artisti attribuiscono due importanti funzioni: una è quella di ammaliare lo spettatore, come alla visione della Proserpina di Dante Gabriel Rossetti o della Sidonia von Bork di Edward Burne-Jones; la donna sensuale, che anticipa la femme fatale simbolista, è spesso protagonista di questi dipinti, la cui luminosità accentua ancor più la delicatezza e la grazia dei panneggi. L’altro fondamentale compito che spetta al cromatismo è quello di rappresentare realisticamente le forme. È il caso di Val d’Aosta di John Brett, che il critico d’arte John Ruskin definì “più opera dello specchio che dell’uomo”. Tra le tinte più utilizzate dai preraffaelliti: il blu oltremare, il verde smeraldo e il rosso carminio, ancor più luccicanti sulla tela preparata con il bianco.

La precisione al dettaglio, tipica della pittura quattrocentesca, è evidente nella rappresentazione della natura (Ofelia di Millais), ma questo aspetto ha avvicinato nettamente i pittori preraffaelliti al concetto di modernità. La riproduzione mimetica del paesaggio ha, infatti, influenzato la pittura dei francesi Barbizonniers, a loro volta noti ispiratori degli impressionisti en plein air. La critica d’arte di metà Ottocento ha proprio per questo motivo disprezzato il movimento dei Preraffaelliti, il quale è stato rivalutato solo in seguito. Nel pieno del XIX secolo, in un’epoca in cui si assisteva alla grande espansione industriale, era ritenuta inaccettabile una commistione tra antico e moderno.

La bellezza concepita dai Preraffaelliti, simili nelle idee ai tedeschi Nazareni attivi a Roma in questo periodo, prescinde dall’estetica e si trasforma in qualcosa di tangibile; questo movimento rivaluta fortemente anche l’artigianato e le arti applicate. Così anche all’interno dell’azienda manifatturiera Morris & Co., fondata dai principali Preraffaelliti (Rossetti, Brown, Burne-Jones insieme al poeta e progettista William Morris) all’interno del movimento Arts and Crafts, il passato rappresenta ancora un tesoro prezioso da recuperare. Morris è considerato il precursore del design industriale, per la grande creatività nella progettazione di motivi decorativi, ma rimase un fermo oppositore della produzione in serie, così che tentò fino all’ultimo l’impresa impossibile di democratizzare la bellezza del lavoro fatto a mano, sconfitto però dai costi eccessivamente elevati. Tra i suoi motti più celebri:

Il segreto della felicità sta nell’avere un genuino interesse in tutti i dettagli della vita quotidiana, e nell’elevarli al livello di arte.

di Leonardo Ostuni

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