Gloria Basanisi
pubblicato 2 anni fa in Altro

Il vero amore ci distruggerà

Byung-Chul Han attraverso i Baustelle

Il vero amore ci distruggerà

Perché l’amore è negativo,
perché la pace un giorno finirà.
Il nostro cuore è sporco e cattivo.
Il vero amore ci distruggerà.
Mi manchi davvero, lo sai.

È negativo l’Amore, secondo Francesco Bianconi. È negativo l’Eros, secondo Byung-Chul Han. Riecheggia nei versi dell’ultimo album “L’amore e la violenza vol. 2” il pensiero del celebre filosofo sudcoreano, noto per aver portato alla luce uno dei ritratti più vividi della nostra contemporaneità: quello della “società della stanchezza”. È lo stesso frontman dei Baustelle a comunicare di aver scritto la nona traccia del nuovo disco ispirandosi al breve saggio di Han “Eros in agonia” (Nottetempo, 2013). Cosa vuol dire, però, che la tensione amorosa è negativa? Cosa nega, nello specifico, il desiderio?

La risposta è semplice: l’Amore nega noi stessi. Ci sottrae, ci svuota, ci sbilancia portandoci verso l’Altro. Questi è il nostro limite, è diverso da noi. Ci è inizialmente estraneo, non ci rassicura, anzi – al contrario – ci angoscia, ci fa sperimentare di essere lontani dai nostri luoghi sicuri.

In ogni morte, trovo te” recitava il testo di Réclame. In questo caso, potremmo invece affermare che in ogni Te, in ogni alterità, si ritrova un po’ di morte. Per Han, questa sperimentazione negativa, questo scontro che ci allontana da noi stessi, è una fase necessaria, dialettica, per ritornare a sé in una forma ricongiunta:

L’amore come conclusione assoluta passa attraverso la morte: il soggetto, cioè, muore nell’Altro, ma a questa morte segue un ritorno a sé.

Come il germe di grano raccontato dalle parabole bibliche, il quale per germogliare ha bisogno di distruggersi, anche la passione si compie attraverso una negazione del soggetto che la prova, e non attraverso una conferma costante, incondizionata, della sua personalità.

In questa duplice natura, appare ancor più chiara la congiunzione, voluta dalla band toscana, dei termini “Amore” e “Violenza”.

In amore, nella migliore delle ipotesi, ci scappa il morto. Intendo dire che avviene un annullamento del sé per aderire a un oggetto altro. Viviamo in una società che spinge a massaggiare il proprio ego. L’amore è esattamente il contrario: è negativo, sporco e distruttore.

Così Francesco Bianconi inneggia all’anti-narcisismo dalla pulsione erotica. In un’epoca che si contraddistingue – come rivelatoci dai lavori di Bauman, Recalcati e Han – attraverso una sempre più dichiarata erosione dell’Eros e, quindi, della ricerca dell’alterità a vantaggio di relazioni consumistiche, narcisistiche ed egoriferite, privilegiare i rischi intrinseci dell’erotismo si pone come un vero e proprio atto rivoluzionario.

Secondo il filosofo sudcoreano, nella nostra società di stampo neoliberale – dove ogni cosa appare sottoposta a un processo ininterrotto di mercificazione e gli uomini sono costretti a divenire ‘soggetti di prestazione’ liberi di auto-sfruttarsi costantemente e di progettarsi in uno slancio di frustrante e perenne ottimizzazione di sé – non c’è più spazio per l’Altro.

Senza Alterità, però, non vi è Eros: sopravvive solo una pornografia dei sentimenti, una ricerca di risultati emotivi immediati ed economici. La potenza negativa dell’Amore viene sostituita da una più rassicurante positività, dall’uniformità, dall’Inferno dell’Uguale. L’uomo moderno ama solo ciò in cui si può riconoscere. Negli altri non si ricerca più un limite, un incontro, ma una conferma, uno specchio. L’io non incontra alcun ostacolo per la propria smania narcisistica e si espande senza limiti, lasciando gli individui nel labirinto infinito della propria solitudine. Se l’Eros agonizza, l’umanità però non ride. Siamo davvero sicuri che l’inferno siano gli Altri?

I Baustelle paiono offrirci una soluzione anti-conservativa per riconsegnarci all’Amore negativo:

Spegni l’ego, spegni l’abatjour. Stringimi forte e fammi l’autopsia. Butta il buono, il pop, la tappezzeria. Tieni le mosche e il sangue, amica mia.