Culturificio
pubblicato 3 settimane fa in Interviste

Intervista a Svevo Moltrasio

Parigi senza ritorno

Intervista a Svevo Moltrasio

Svevo Moltrasio, ideatore e autore di Ritals, interpretato insieme a Federico Iarlori, ha appena pubblicato un libro che racconta la sua esperienza di emigrato, ‘Parigi senza ritorno’ (Sperling & Kupfer, 2017).

 

Finora il pubblico ti ha conosciuto attraverso il video. Come mai hai scelto di scrivere un libro per raccontarti? Secondo te, che differenza c’è tra la forma del libro e quella dei video?

La scelta è la conseguenza di una proposta. Ho avuto quasi dall’inizio del progetto Ritals delle case editrici che mi hanno proposto un libro. Inizialmente ho rifiutato, sia perché preferivo concentrarmi sull’ambito audiovisivo, sia perché mi sembravano proposte interessate solo a sfruttare il nostro bacino d’utenza. Invece la Sperling & Kupfer si è mostrata davvero entusiasta del mio progetto e quando mi hanno contattato ho pensato subito che sarebbe stato il momento giusto per passare al libro. La forma è ovviamente molto diversa dai video, soprattutto i tempi, ho avuto modo di andare a fondo di argomenti inevitabilmente solo accennati nella serie e, soprattutto, ho potuto oltrepassare il personaggio Svevo e raccontare l’autore che c’è dietro. Ho cercato però di tenere lo stesso tono, ironico, divertente e irriverente.

Il Culturificio si occupa principalmente di letteratura e, purtroppo, ancora poco di cinema. Quindi anche le nostre domande vanno a parare lì. Avevi mai pensato, prima di ‘Parigi senza ritorno’, di cimentarti con la scrittura?

Non proprio. La letteratura è una passione che ho conosciuto piuttosto tardi, molto dopo il cinema. Fino ai miei diciotto anni non riuscivo a finire un libro. Poi un corso di letteratura l’ultimo anno del liceo mi ha fatto scoprire i classici e come spesso mi capita, è scoppiato un amore dirompente. Ho divorato in poco tempo tutti i grandi romanzi dell’Ottocento, i francesi come i russi. Allora ho incominciato a provare a scrivere qualche racconto, ma non l’ho mai sentita come la mia forma espressiva, non ne ho le conoscenze, né la padronanza sufficienti per fare qualcosa di davvero interessante. Ma la letteratura mi ha sicuramente aiutato a scrivere anche per il cinema. Io scrivo da sempre, ma appunto la forma non è quella narrativa classica. Tra le varie proposte delle case editrici c’era anche quella di un romanzo vero e proprio sempre legato a Ritals. Ho rifiutato. Non credo ne sarei in grado. Per “Parigi senza ritorno” ho optato per una forma che oscilla tra il diario, l’aneddotica e l’analisi sociologica.

Sia nel libro che nei video dei Ritals ragioni sulle differenze culturali tra italiani e francesi. Sono più i francesi o gli italiani, secondo la tua esperienza, a basarti sugli stereotipi?

Sono i francesi come gli italiani, come qualsiasi altro popolo. Gli stereotipi, i cliché, esistono dappertutto e se esistono vuole dire che alla base c’è qualcosa di sufficientemente vero. La differenza è che tu italiano in Francia questi stereotipi li subisci, quando invece sei a casa tua, li osservi.

Quando hai capito che Roma ti sarebbe mancata così tanto?

Non lo so, con gli anni credo. Anno dopo anno, come dico nel libro, rendendomi conto che in un modo o in un altro Parigi stava diventando “casa mia”. Più mi sono sentito “parigino” e più la nostalgia di Roma si è concretizzata.

Sono tante le persone che ti seguono e che aspettano curiosamente di leggerti. Che cosa diresti, però, a chi non ti conosce, per invogliarlo a leggere il tuo libro?

Gli direi che il libro parla di un argomento molto attuale, che ha riguardato le generazioni dei nostri bisnonni, e che ora tocca le generazioni di oggi e forse anche quelle future. L’espatrio, l’immigrazione, è all’ordine del giorno. Nel mio racconto si puo’ avere un resoconto piuttosto dettagliato di chi quest’esperienza l’ha vissuta sulla propria pelle. Inoltre, si possono trovare tanti aneddoti che ci permettono di conoscere meglio un popolo a noi vicino come quello francese, e una città di cui si parla tanto come Parigi. Ma, soprattutto, proprio parlando di estero si possono imparare cose sul nostro paese, le nostre città e noi stessi, gli italiani. Il tutto tra battute e risate.


 

Intervista a cura di Federico Musardo