Tonia Samela
pubblicato 2 anni fa in Everyday tips

La causa delle cose

Articolo semiserio sul perché è necessario per noi sapere il perché

La causa delle cose

Il fatto stesso che Tu abbia scelto di leggere questo articolo è segno di una certa curiosità (almeno intellettuale). L’essere umano è un essere curioso. La curiosità ha un valore evolutivo: soltanto spaziando nella natura e uscendo dalla comfort zone infatti, i nostri progenitori hanno potuto affrontare i momenti di crisi come carestie, carenza di prede, sovraffollamento e altre rogne che costituivano il pane quotidiano agli albori della nostra comparsa sulla terra. La curiosità, però, ha ancora un valore per noi uomini della contemporaneità: grazie alla curiosità, ad esempio, riusciamo a scoprire nuovi interessi, nuove persone, nuove pratiche o condotte, nuovi stili di vita.
Dal punto di vista del comportamento dei singoli esseri umani poi, la psicologia della personalità ci dice che una eccessiva presenza di una caratteristica temperamentale definita “dipendenza dalla novità” denoterebbe una tendenza comportamentale legata all’impulsività e al coraggio, così come, al contrario, una sua mancanza, ne denoterebbe la presenza di un’altra collegata, invece, alla prudenza e alla riflessività.
L’assunto rilevante, però, riguarda proprio il fatto che (o in eccesso, o in difetto, o in modo equilbrato) noi esseri umani sembriamo programmati per fare i conti con la nostra stessa curiosità.

A questo proposito, grazie ad un esperimento di Needham e colleghi del 1993, si è capito come i cuccioli di Homo Sapiens Sapiens già all’età di quattro mesi e mezzo sarebbero in grado di percepire la causalità.
Una domanda sorge spontanea: come hanno fatto questi psicologi a capire che un pupo ancora incapace di dire “mamma” sarebbe invece in grado di capire che una cosa sia in grado di essere causa e un’altra conseguenza di un dato evento?
La psicologia sperimentale si serve a questo proposito di una particolare procedura, la quale si basa sul fatto che i bambini hanno un particolare modo di manifestare interesse: fissano.
Un neonato che guarda qualcosa di insolito e quindi interessante (le motivazioni di questo parallelismo insolito = interessante sono, ancora una volta, evoluzionistiche), lo guarda in modo intenso e prolungato. Un neonato che guarda una cosa solita, normale, invece, si stanca subito e si distrae. Ebbene i bambini dell’esperimento di Needham si annoiavano immediatamente se veniva loro presentata una scena in cui un dato oggetto veniva appoggiato su un altro, oppure se veniva presentata la scena in cui una mano stava reggendo un dato oggetto. I bambini però si mettevano a fissare e non distoglievano lo sguardo se quell’oggetto rimaneva sospeso nel vuoto senza sostegno.
Gli scienziati conclusero grazie a questa procedura che, probabilmente, bambini così piccoli sono già in grado di distinguere cosa è una causalità probabile (gli oggetti si mantengono al loro posto se poggiati o sostenuti) da una causa improbabile (gli oggetti rimangono sospesi nel vuoto).
Gli esseri umani, quindi, a quattro mesi e mezzo sanno già che la causa della caduta o della stabilizzazione di un oggetto, deriva da qualcos’altro. Ecco qui la categoria mentale “causa”. Questa è una ulteriore prova a sostegno del fatto che noi non saremmo ciò che siamo se non fossimo in grado di chiederci “perché”, oltre che del fatto che la causalità sia nel nostro cervello un programma di default.
Al fine di conoscere il perché delle cose, inoltre, gli esseri umani si sono dotati di un apparato di pratiche, procedure e metodi che ormai fanno parte a tutti gli effetti della vita di tutti, si pensi alle scienze naturali, alla filosofia, alle scienze umane e, in generale, alla cultura largamente intesa. È sempre la curiosità infatti che ci spinge ad aprire un libro, a guardare un film o una serie tv o ad attaccare bottone con uno sconosciuto. Senza curiosità non ci sarebbe innovazione, allargamento della rete sociale, avanzamento culturale. Senza curiosità perderemmo sicuramente una dimensione, ci appiattiremmo inverosimilmente alla ripetizione di pratiche già definite, con tutti i rischi che una cosa di questo genere comporta.
Ma di cosa si serve la curiosità, per diventare, da tormento, una risorsa?
Operazionalizzare la curiosità è relativamente semplice, basta infatti chiedersi: perché?
Questa domanda, inoltre, sembra richiamare in maniera automatica la questione della causa.
“Perché succede questa cosa?” “Ebbene, la causa di questo fenomeno è”
è proprio questo scambio di battute la base di ogni teoria scientifica, di ogni teoria filosofica, di ogni mito, leggenda, favola. E’ attraverso questa domanda che nasce il sapere.

A Roma si è tenuta, a questo proposito, la 13esima edizione del National Geographic Festival delle Scienze, che si è svolto all’Auditorium Parco della Musica da lunedì 16 a domenica 22 Aprile, ed è stato dedicato proprio alle cause delle cose. Gli stessi organizzatori hanno precisato che “la collaborazione scientifica di Cnr, Iit, Ingv e Inaf ha permesso di riempire di contenuti di altissimo livello la proposta culturale, concretizzata in più di 340 eventi e oltre 200 attività per ragazzi e bambini.” Lo scopo del festival era proprio spingere gli ospiti a una riflessione sui perché, sottolineando quanto questa riflessione appaia fondamentale ” in un’epoca che appare segnata dal caos e, soprattutto, dalla sensazione che il destino di ciascuno di noi sia scritto da altri o che ci siano altre forze in gioco occulte o non controllabili. Ma analizzare le forze in gioco è compito della scienza, e la cultura nasce proprio dal tentativo di penetrare le cause e gli scopi”

Durante il festival ho avuto modo di apprezzare particolarmente una conferenza tenuta dal Professor Paolo Santorio, professore presso il Dipartimento di Filosofia alla University of California, San Diego e dal Professor Lance Rips, docente presso il Dipartimento di psicologia della Northwestern University. Durante i loro interventi stringati, precisi e di immediata comprensione hanno esposto, dal punto di vista della filosofia del linguaggio e dal punto di vista della psicologia cognitiva, come l’essere umano riesce rispettivamente a comunicare la causalità ( e, aggiungerei, a prefigurarsela linguisticamente a livello cosciente ) e a comprendere la causalità. Più in generale, festival come questi danno modo a tutti (coloro i quali sono abbastanza curiosi da parteciparvi) di appropriarsi di strumenti comprensibili, plurali, immediati e scientificamente validi di comprensione della realtà, senza rinunciare però alla qualità e alla complessità, alimentando così in modo corretto la nostra sete di “perché”.

 

 

 

Illustrazione di Sébastien Thibault.