Francesco Del Vecchio
pubblicato 6 mesi fa in Letteratura \ Recensioni

La statua di sale

di Gore Vidal

La statua di sale

Storicizzare un romanzo, nel senso più consapevole del termine, equivale ad avere una comprensione univoca ed esatta di ciò che le sue pagine raccontano. Si tratta di un passaggio delicato, talvolta banale, talvolta necessario; di uno step obbligatorio per poter contestualizzare il reticolato narrativo che La statua di sale offre. Rapportandosi all’opera senza tenere presenti le coordinate storiche si potrebbe cadere nella trappola di considerarla come l’ennesima narrazione che tratta l’omosessualità in un modo che potrebbe sembrare anche anacronistico per alcuni.

Riproposto da Fazi Editore nella traduzione di Alessandra Osti, il romanzo di Gore Vidal (il cui titolo originale è The City and the Pillar) scandalizzò gli Stati Uniti al momento della sua uscita. Era il 1948 d’altronde. All’indomani del conflitto mondiale, l’America muscolosa e ansiosa di mostrare la propria forza vedeva profilarsi all’interno della sua vita culturale la figura di Jim, un ragazzo bianco e borghese, tutt’altro che esuberante, con uno scarso interesse per il mondo che lo circonda e per di più omosessuale. Sicuramente, non quello che il paese di Truman credeva di rappresentare. Un bel colpo da assorbire per le frange più tradizionaliste (e sappiamo che erano ben nutrite) degli Stati Uniti.

Infatti, ciò che il romanzo di Vidal raffigura è un ragazzo che non conferisce importanza ai rapporti sociali nonostante non abbia nulla da invidiare a nessuno; un ragazzo impassibile di fronte alla maggior parte delle cose tranne che al cospetto del suo migliore amico Bob, il suo avversario prediletto per le partite di tennis. Proprio come uno scambio tennistico, la loro amicizia è costituita da una serie di rilanci. Sempre più vigorosi, taglienti, pericolosi: ciò che conta è mettere in difficoltà il proprio avversario. Non esistono regole. È il rapporto con Bob ad animare la guerra interiore di Jim, il cui casus belli si va a concretizzare in quel giorno trascorso in riva al fiume, quando la sessualità dei due prende il sopravvento sull’opinione pubblica. Svuotato da ogni sentimento per gli altri, il giovane parte alla ricerca di Bob: il fine che lo lancia verso la sua odissea in giro per il mondo.

La prosa asciutta di Gore Vidal costruisce un bildungsroman anticonformista, capace di confrontarsi in modo critico con la realtà e le cui sfumature raccolgono il sentore di un’epoca particolare come il dopoguerra. Un romanzo che vede il protagonista confrontarsi con una realtà sociale mutevole e sempre indefinibile, in cui sconfinano di volta in volta i temi più svariati: dalla guerra, allo sport, al mondo dello spettacolo; tutto visto sotto la lente di ingrandimento di un ragazzo che si trova a toccare con mano la propria omosessualità, con conseguenze di volta in volta incontrollabili sul suo animo.

Probabilmente a volte La statua di sale sembra uno scorcio eccessivamente idealizzato e utopico (ad esempio: come fanno tutti i ragazzi del romanzo ad essere belli?), ma il contributo che offre al lettore è di raro interesse. I dati storici, sociali e culturali desumibili dall’opera sono un elemento imprescindibile per immergersi in una narrazione coinvolgente, essenziale da un punto di vista stilistico e interessante per tutti.

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