Jenny Bertoldo
pubblicato 4 settimane fa in Recensioni

Martin Michael Driessen, “Fiumi”

Martin Michael Driessen, “Fiumi”

Fiumi di Martin Michael Driessen, pubblicato da Dal Vecchio Editore e tradotto da Stefano Musilli, riunisce tre racconti, voci di uomini e di donne, tenute assieme proprio da fiumi, veri protagonisti della raccolta. Il libro di Driessen lascia al lettore esattamente questa delicata sensazione di un continuo fluire, di un inevitabile scorrere. Al contempo, come tre grandi fiumi confluiti in un corso d’acqua maggiore, le acque, le storie, non possono più essere separate.

Così i tre racconti della raccolta, sebbene indipendenti tra loro nel tempo e nello spazio, sembrano mossi da un unico regista che dall’alto dirige i suoi personaggi senza lasciar loro scelta o via di scampo. Lo stile dell’autore sembra voler accarezzare il lettore, addolcirne la lettura: ogni parola è scelta in modo da evocare quanto basta per immergersi nel racconto, senza bisogno di fornire descrizioni superflue. Leggendo l’opera i diversi paesaggi evocati si stagliano chiaramente davanti al lettore, come una scenografia ben studiata necessaria come sfondo alle azioni dei personaggi che, ignari, agiscono in realtà secondo la volontà di questo stesso paesaggio. Così in Fleuve sauvage il protagonista tenta di liberarsi per sempre dalla piaga dell’alcolismo intraprendendo un viaggio redentivo in canoa lungo il fiume. Al contrario, il fiume non sembra assecondare il suo desiderio di pentimento e, anzi, sembra prendere vita, animato e alimentato proprio dai sensi di colpi e dai fallimenti di chi lo percorre. Non si può redimersi percorrendo la superficie e tentando di affogare le proprie colpe, sembra dirci l’autore, o forse il fiume.

Così lo specchio d’acqua diviene specchio della profondità dell’animo umano, mettendone in risalto tutte le ombre e finendo per inghiottire colui che ha osato sfidarlo. Il fiume quindi non conduce da nessuna parte il protagonista, se non alle proprie origini: come a dire che non vi è viaggio capace di allontanarci da noi stessi ne acqua in grado di lavar via le nostre colpe. Se nel primo racconto il protagonista sceglie di confrontarsi con il fiume ormai adulto e desideroso di dare una svolta alla sua vita, nel secondo racconto invece, Il viaggio per la luna, il giovane Konrad è confrontato con il corso d’acqua sin dalla giovinezza. Questo racconto, presenta al lettore il “viaggio” di formazione di un ragazzo che aspira da sempre ad attraversare il Reno, un fiume che ai suoi occhi rappresenta il valico per essere veramente un uomo.

Ne Il viaggio per la luna si mescolano alla “avventura” interiore di Konrad i sentimenti repressi di Julius e la silenziosa presenza di Evchen. Julius, il figlio del titolare dell’impresa per cui Konrad svolge lavori da manovale, è infatti un giovane ricco, di famiglia importante, e che per tutta la vita sarà costretto a celare il segreto del proprio cuore. Evchen, una giovane ragazza strana e taciturna su cui si riversano le malelingue del paese, rappresenta il punto debole di Konrad, attraverso cui egli svela al lettore la bontà e la sensibilità del proprio cuore. Queste tre figure si incroceranno nel racconto in momenti, luoghi e situazioni sempre differenti: come il corso di un fiume che non sa mai che direzione prenderà, ma è certo che le proprie acque continueranno a mescolarsi. Pierre e Adèle, che chiude il trittico di racconti, narra di una lotta ancestrale, apparentemente destinata a durare in eterno, tra due famiglie che si contendono la piccola parte di terra al confine tra le reciproche proprietà, segnate proprio da un fiume.

E come il fiume, così l’odio tra le due fazioni, una protestante e l’altra cattolica, sembra destinato a scorrere per sempre. Ma i due protagonisti, Pierre e Adèle, hanno conosciuto, a differenza dei loro antenati, una piccola tregua al loro astio eterno, mentre ancora bambini giocavano innocentemente ad attraversare il fiume. Un gesto simbolico, un gioco destinato ad imprimersi per sempre nell’inconscio dei due personaggi: il fiume ne legherà per sempre i destini, portando questa volta ad un lieto fine. Non vi è speranza di salvezza se non accettando l’inevitabilità del fiume: il suo eterno, imparziale fluire, il continuo rimescolamento, il ritorno alle origini. E questo sia Pierre che Adèle lo proveranno sulla propria pelle: entrambi destinati ad una fine tragica, troveranno invece pace nella riconciliazione tra se stessi e il fiume, che sembra qui ergersi a giudice supremo del destino umano.

Fiumi, che nel 2016 ha vinto il prestigioso premio ECI, accompagna il lettore in un viaggio interiore destinato a far emergere ogni genere di sentimento umano, dal più nobile al più tenebroso. Come l’acqua di un fiume, il libro di Driessen ambisce alla trasparenza: l’inconscio è destinato ad affiorare, non c’è scampo. Non si può risalire il fiume sperando di trovare a valle qualcosa di diverso da ciò che stava a monte, sembra dirci l’autore. E i tre racconti della raccolta narrano proprio di questo eterno flusso, ponendo i personaggi, ed il lettore, di fronte alla piena dell’esistenza, sfiorando anche la tragedia, ma proseguendo lentamente verso il finale conciliatore dell’ultimo racconto, dove i protagonisti hanno saputo «accogliere il fiume»

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